In un lembo di terra dove i vigneti abbracciano la storia, il paesaggio si fa poesia e l’ospitalità ha il sapore autentico di casa, c’è Bertinoro un gioiello senza tempo, tutto da scoprire.
Testo e foto Sonja Vietto Ramus

Nel cuore della Romagna contadina, un piccolo borgo parla di vini e tradizioni, di grandi poeti e di un’imperatrice.
Affacciato sulle colline in provincia di Forlì-Cesena, Bertinoro è un’incantevole località dai paesaggi mozzafiato, il patrimonio culturale unico e la forte identità legata ai vitigni.
Qui, nel “Balcone di Romagna”, terrazza panoramica sul Mar Adriatico e la pianura romagnola, la viticoltura è un’arte che, grazie a vini pregiati come l’Albana e il Sangiovese, racconta il profondo legame col territorio. Leggenda vuole che il nome del borgo derivi da un episodio legato a Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, che in viaggio verso Roma fu colpita dall’eccellente qualità del vino locale (Albana per l’appunto) definendolo meritevole di essere bevuto in una coppa d’oro (“Non di così rozzo calice tu sei degno, bensì di berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità!”).
Una storia che unisce mito e realtà e che ancora oggi accompagna l’immagine di questo borgo come capitale dell’ospitalità e della cultura enogastronomica romagnola.
“Il riconoscimento di Bertinoro fra i Borghi più belli d’Italia (novembre 2024, n.d.r.) celebra il suo ricco patrimonio storico, culturale e paesaggistico, rafforzandone la posizione di eccellenza italiana. Un importante traguardo che apre nuove opportunità turistiche e testimonia la tradizione di accoglienza del borgo, espressa anche dalla Festa dell’Ospitalità che unisce storia, cultura e enogastronomia in un’atmosfera di condivisione e valorizzazione delle tradizioni locali”, racconta Arianna Pivi dell’Ufficio Turistico.
Romagna millenaria
Basta passeggiare nei vicoli lastricati di pietra per cogliere la bellezza del luogo. A dominare il borgo è la Rocca millenaria (qui ospiti illustri furono anche il Barbarossa e Dante), un tempo sede vescovile e, oggi, cuore culturale con il Centro Residenziale Universitario (legato all’ateneo di Bologna) e il Museo Interreligioso.
Giù in paese, a raccontare storie di secoli passati sono la medievale Colonna dell’Ospitalità, nata per porre fine alle contese tra famiglie nobili su chi dovesse ospitare i forestieri (ogni anello era assegnato a una casata e il viandante che vi legava il cavallo diventava ospite di quella famiglia), e il trecentesco Palazzo Ordelaffi (odierna sede del Municipio), voluto da Pino I e affrescato dallo Zambianchi.
Affacciata sulla pittoresca piazza principale, la Cattedrale di Santa Caterina d’Alessandria è un imponente esempio di architettura bramantesca: con le tre navate suddivise da colonne ioniche, la pala d’altare delle “Nozze mistiche di Santa Caterina” e il crocifisso ligneo di scuola tedesca, è simbolo di fede e storia.
A pochi passi da lì, la Giudecca, quartiere medievale che fin dal XIII secolo ospitò la comunità ebraica, ricorda Ovadyah Yare che proprio qui nacque nel Quattrocento: massima gloria letteraria giudaica, è sepolto ai piedi del Monte degli Ulivi, ricordato sulla sua tomba come “il Gran Bertinoro”.
Terra di fedi
Quello del Museo Interreligioso (MIB), inaugurato nel 2005 nei locali della Rocca, è un luogo unico in Italia. Nato da una collaborazione internazionale tra università del Mediterraneo, per promuovere il dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), il museo si articola in 15 sale su tre livelli, con sezioni tematiche che ne mettono in luce i tratti comuni e le specificità.
La visita inizia dal simbolico portale in ferro battuto per proseguire all’interno fra spazi espositivi e una sala multimediale immersiva dove i visitatori possono “entrare” virtualmente in una chiesa, una moschea e una sinagoga, ascoltando preghiere in lingua originale.
Fra i tesori esposti: oggetti sacri, una riproduzione dell’Arca dell’Alleanza e capolavori di artisti come Rembrandt e Messina.
Polenta, dove Dante incontra Carducci
Tre chilometri a sud di Bertinoro, la frazione di Polenta si affaccia sul crinale che da Monte Cavallo digrada lentamente sino a Monte Casale.
Su queste colline, un luogo parla della giovane protagonista (assieme all’amante Paolo Malatesta) del V canto dell’Inferno.
È il poggio del cipresso di Francesca da Rimini che qui, pare, trovasse spesso rifugio per le sue riflessioni.
L’albero originale, abbattuto da un fulmine, fu sostituito nel 1898 da un nuovo cipresso piantato da Giosuè Carducci, (come testimoniato da foto dell’epoca).
In questi luoghi,il legame con il Sommo Poeta si fa poi ancor più forte con il progetto “DanteinOro”, lanciato nel 2021 per celebrarne il 700° anniversario della morte: un itinerario multimediale collega infatti i luoghi legati ad Alighieri con stele interattive e QR code che permettono di ascoltare brevi brani tratti dalla “Divina Commedia”, interpretati da voci celebri come quelle di Biagio Antonacci e Giuseppe Fiorello.
Romanico d’ode e di leggende
Sempre a Polenta, la Pieve di San Donato è uno degli esempi più autentici di architettura romanica rurale del territorio.
Dedicata al vescovo e martire, questa chiesa che sorge su un antico luogo di culto ha facciata in pietra arenaria e mattoni, portale centrale e un campanile ricostruito a fine Ottocento (grazie ai diritti dei versi che Carducci le dedicò dopo la visita nel 1897).
Austero e suggestivo, l’interno ha tre navate con copertura lignea, archi a tutto sesto e una piccola cripta.
La tradizione (mancano tuttavia documenti certi) collega la pieve anche a Dante che si dice trascorse gli ultimi anni della sua vita presso la famiglia da Polenta.
Accanto alla chiesa, un sagrato alberato accoglie i visitatori con un’erma marmorea di Carducci e gli stemmi di oltre 30 Comuni italiani.
Sede di eventi religiosi e musicali grazie all’ottima acustica e all’atmosfera raccolta, la pieve, tappa spirituale di itinerari secondari lungo la Via Romea Germanica, racconta anche di leggende popolari: di una dama bianca, una candela miracolosa e una vecchia guaritrice che lasciava erbe sull’altare.
La roccia che fa il vino
È lo Spungone, arenaria calcarea di origine marina, a caratterizzare le colline di Bertinoro. Formatasi nel Pliocene da antiche barriere coralline e composta da gusci fossili di conchiglie, deve il suo nome alla caratteristica struttura spugnosa.
Questa roccia affiora visibilmente nella Rocca Vescovile ed è l’ossatura geologica che sorregge l’intera catena collinare da Bertinoro fino a Castrocaro Terme e Terra del Sole, passando per Meldola e Predappio.
Impiegato per secoli nella costruzione di ponti, edifici e macine, oggi, la presenza dello Spungone nei suoli collinari arricchisce i terreni vitivinicoli, donando ai vini particolari caratteristiche di mineralità e acidità, contribuendo anche alla produzione di oli extravergini di altissima qualità.
Tradizione in bottiglia
La vocazione vinicola del borgo si racconta nei luoghi simbolo. A cominciare dal Monumento al Vignaiuolo, che celebra l’importanza del viticoltore, sino alla Strada della Vendemmia che con pannelli artistici di pittori locali parla del territorio e alla Campana dell’Albana, realizzata nel 1987 per celebrare l’ingresso di questo nettare d’uva tra le DOCG.
“Bertinoro è una terra dove la tradizione vitivinicola si unisce alla cultura del buon vivere. Grazie alla presenza dello Spungone, i vini di questa zona si distinguono per le loro caratteristiche organolettiche uniche – spiega Mauro Sirri, presidente dell’associazione Vignaioli di Bertinoro -. Tra i vitigni più noti, l’Albana rappresenta il fiore all’occhiello di questa terra. Ci sono poi il celebre Sangiovese e il Romagna Pagadebit, altro tipico prodotto della zona, noto per la sua robustezza e freschezza”.
“Con una combinazione di tradizione, qualità e innovazione– prosegue-, Bertinoro continua a essere una meta di riferimento per gli amanti del buon vino. Dal 2014, poi, la Riserva Storica dei Sangiovesi di Romagna custodisce le migliori bottiglie di questo vino prodotte in regione, selezionate per annata, azienda e territorio. L’iniziativa è in espansione con il progetto di un Museo del Gusto dedicato al vino, che sorgerà nella “cantina del Vescovo” dell’ex seminario vescovile, un edificio cinquecentesco in fase di recupero”.
Vini al femminile
Tra le colline dorate del borgo, dove il vento accarezza le vigne e la terra profuma di storia, il vino è molto più di una passione: è identità e rispetto.
All’azienda agricola Bissoni, fondata da Raffaella Alessandra Bissoni, ogni vendemmia è un atto d’amore: raccolta a mano, basse rese, cura artigianale e una visione profonda, dove sostenibilità e territorio si incontrano in calici di Albana e Sangiovese, capaci di raccontare ogni sfumatura della Romagna più autentica.
Poco distante, Fattoria Paradiso è un luogo carico di storia e di orgoglio. Voluta nel 1950 da Mario Pezzi, oggi vive grazie alla dedizione di Gabriella, sua figlia, che ne custodisce l’anima e la memoria.
Qui, il vino è cultura: il leggendario Barbarossa, il gentile Pagadebit, la vivace Cagnina e il raffinato Vigna delle Lepri, scelto persino per le cantine del Quirinale, sono testimoni di un’eredità che guarda al futuro con radici ben salde nella terra.
L’arte di tirar la sfoglia e far dolci
A Bertinoro ogni piadina racconta una storia: impastata a mano, stesa rigorosamente col matterello, cotta sulla pietra come un tempo (ma anche sulla piastra).
Qui il gusto diventa esperienza, tra corsi di cucina, sapori autentici e mani che tramandano tradizione, senza dimenticare che ogni “sfoglina” ha la sua ricetta, diversa eppure sempre autentica, ricca di storia e amore.
Nella terra dove il profumo della pasta fresca (tagliatelle, cappelletti, maltagliati…) si mescola al vino locale, anche la dolcezza è di casa grazie ad Attilio Babbi che nel 1952 fondò l’omonima eccellenza romagnola nata da passione e famiglia. Un viaggio nei sapori, nel cuore e nell’anima della Romagna.
Infoutili:
Come arrivare: in auto A14 da Bologna o da Rimini: uscire al casello di Cesena Nord e imboccare la E 45 in direzione Roma uscita di Cesena Ovest, voltare a destra per la SS n. 9 via Emilia verso Forlì/Bologna, la strada per Bertinoro è dopo Capocolle, al semaforo a sinistra. Da Cesena Nord a Bertinoro ci sono 12 km. In treno: Linea Bologna – Rimini: con i treni locali si raggiunge la stazione di Forlimpopoli, da qui in auto o in taxi si raggiunge Bertinoro che è a circa 5 km; con treni Freccia Rossa o Intercity si raggiungono le stazioni di Forlì o di Cesena, Bertinoro è a 13 km. In autobus: dalla stazione dei treni di Forlì o Cesena autobus n. 92 per Forlimpopoli. Da qui servizio navetta per Bertinoro con linea n. 121.
Quando andare: Bertinoro offre buoni motivi di visita tutto l’anno: storia e cultura, musica, enogastronomia, eventi motoristici e itinerari outdoor.
Dove dormire: In piazza della Libertà, l’Hotel Panorama è un piccolo gioiello con camere curate, atmosfera rilassante e vista incantevole dalle colline al mare.
Dove mangiare: Cà de Bè è un’osteria-enoteca storica affacciata sulla piazza principale di Bertinoro, conosciuta per la tipica cucina romagnola e il panorama mozzafiato. Propone piatti tradizionali (tagliatelle, piadina e carni locali) e una cantina con oltre 500 etichette di vini romagnoli.
La Cantinaza Vecia (Facebook: La Cantinaza Vecia), in piazza Guido del Duca 8, prepara piatti casarecci con ingredienti freschi e di stagione, tra cui pasta fatta in casa e dolci artigianali.
L’Azienda Agricola La Via del Colle, sulle colline, è un esempio di agricoltura biologica e sostenibile. Fondata da Renzo e Oriana Tesini (da anni coadiuvati dai figli gemelli Chiara e Francesco), ha 5 ettari di vigneti coltivati con metodi naturali e certificati biologici. Oltre ai vini, produce miele, olio, confetture e farine. Visite guidate su appuntamento il sabato, con tour dei vigneti e degustazioni dei prodotti aziendali.
L’Enoteca Bistrot Colonna è un raffinato ristorante a pochi passi da piazza della Libertà. Ospitato nei locali dell’ex cinema Mazzini, offre cucina tradizionale romagnola rivisitata in chiave moderna. In abbinamento, una selezione di vini provenienti dalle colline di Bertinoro. Giovedì e domenica musica jazz dal vivo.
Link utili:
Si può consultare il sito ufficiale con informazioni su itinerari (a piedi e in bici), eventi, attività e strutture ricettive. L’Ufficio Turistico (piazza della Libertà 9) è aperto da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 14.30 (martedì e giovedì sino alle 18).
Testo e foto Sonja Vietto Ramus|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































