Viaggiare è un’esperienza che arricchisce l’anima, apre la mente a nuove prospettive e crea ricordi indelebili. Ma come possiamo rendere questi ricordi tangibili, eterni? La risposta è semplice: attraverso la fotografia. E’ quello che ha fatto Giovanni Stella a L’Havana.

Habanarquia, un diario visivo senza parole
La fotografia di viaggio è molto più di un semplice “clic”. È un diario visivo che trascende le barriere linguistiche, capace di raccontare storie complesse con una singola immagine. Ogni scatto è una pagina di questo diario, che cattura non solo ciò che abbiamo visto, ma anche ciò che abbiamo provato: l’emozione di un tramonto africano, la maestosità delle montagne himalayane, il caos vibrante di un mercato asiatico.
“Habanarquia è una metafora”, scrive così Rodolfo Antonio Renzoli Medina, critico curatore della prima mostra fotografica di Giovanni Stella dal 10 giugno all’8 luglio al Centro Provincial de Artes Plasticas y Diseño de L’Avana a Cuba. Habanarquia non è solo un titolo, ma un concetto nato dall’incontro di parole, sensazioni e visioni che si fondono per descrivere una città che sfugge alle definizioni: L’Avana. Il termine, forse già emerso in qualche angolo di questa rete viva e pulsante che è Cuba, prende forma in questa raccolta fotografica come sintesi emotiva e poetica di una realtà complessa, contraddittoria, viva.
Giovanni Stella
Giovane e prolifico artista della camera e della macchina da presa debutta a L’Havana con la sua prima monografica per restituirci, attraverso il suo obiettivo, uno sguardo diverso, che va oltre la superficie, un’immagine onirica della città. Un sapore immaginifico rafforzato dalle stampe in bianco e nero e che si ritrova in ogni fotografia.
Sono 81 gli scatti in mostra, tutti analogici senza alcun passaggio digitale, stampate a mano nel laboratorio Corsetti di Roma. Perché ogni scatto è un frammento di senso, un gesto estetico e narrativo che ci conduce attraverso la trama caotica, tenera, struggente e ribelle di L’Avana. Il fotografo non documenta semplicemente: interpreta, trasforma e racconta tutto ciò che attrae la sua attenzione.
In questo “guazzabuglio” – come lo definisce il curatore stesso – si coglie “l’anarchia vitale“ dell’Avana. Habanarquia, dunque, è un neologismo che diventa metafora proprio perché riesce a trascendere i significati letterali delle parole da cui nasce. È un segno, un’idea, una lente attraverso cui osservare la città e, più in profondità, ciò che essa rappresenta per Cuba. «La certezza di questa parola-titolo – si legge nei testi di Renzoli Medina – è a sua volta la sintesi ideale di questa raccolta di foto di Giovanni Stella, uno sguardo intrasostanziale e poetico sull’Avana e su tutto ciò che la mia città rappresenta come fonte di informazione per il mio Paese».
Un invito a perdersi e ritrovarsi
La mostra, che si inserisce nel programma del Festival Orizzonti, diventa così un invito a perdersi e ritrovarsi nei vicoli, nei volti, nei muri scrostati e negli spazi sospesi dell’Avana. Un percorso visivo e sensibile che racconta, in filigrana, un modo di essere, di resistere e di esistere. “La fotografia prende un istante dal tempo, alterando la vita tenendola ferma“, diceva la leggendaria fotografa documentarista Dorothea Lange.
Vedere con il cuore e la mente
“Non si scatta una fotografia, la si crea“, diceva Ansel Adams, maestro della fotografia paesaggistica. Quando viaggiamo, la macchina fotografica ci spinge a osservare con maggiore attenzione, a cogliere dettagli che altrimenti ci sfuggirebbero, a comporre scene che riflettono la nostra percezione unica del mondo. È un invito a “vedere” oltre il semplice “guardare”. Le fotografie di viaggio sono capsule del tempo.
Anni dopo, sfogliando un album o scorrendo le immagini sul nostro dispositivo, non solo riviviamo quei momenti, ma risentiamo le stesse emozioni, quasi a percepirne gli odori e i suoni. In un’epoca in cui le esperienze si susseguono a ritmi frenetici, la fotografia ci impone una pausa. Ci invita a rallentare, a osservare, a riflettere. Ci insegna che ogni viaggio non è solo una destinazione, ma una serie infinita di momenti, ognuno degno di essere immortalato.
“Per me, la fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento“, rifletteva Henri Cartier-Bresson, pioniere del fotogiornalismo e della “street photography”. Questa intuizione è particolarmente vera nel viaggio di Stella, dove ogni angolo può rivelare una storia, ogni volto un’emozione. La fotografia ci allena a essere presenti, a cogliere quell’istante decisivo che racchiude l’essenza di un luogo o di un’interazione.
Testo di Anna Maria De Luca|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

































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