Da Accra al regno degli Ashanti, un viaggio tra memorie e identità del primo Stato libero dell’Africa subsahariana, oggi laboratorio di modernità.

Testo e foto di Mauro Parmesani

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Ghana, Cape Coast, affacciata sul Golfo di Guinea ©Mauro Parmesani

Accra non ti aspetta: ti travolge. È una città che entra nei polmoni prima che negli occhi. Il caldo è denso, il traffico incessante, la musica filtra ovunque come una corrente sotterranea.

Clacson, risate, preghiere, highlife e afrobeats si mescolano all’odore di pesce affumicato e benzina. Accra è giovane, nervosa, vitale. Una capitale africana che corre verso il futuro senza smettere di inciampare nel passato.

Cammino senza una direzione precisa. Qui il movimento è una forma di sopravvivenza. Ogni angolo racconta una storia di adattamento, di resilienza, di tentativi.

Il Ghana è stato il primo Paese dell’Africa subsahariana a ottenere l’indipendenza, nel 1957. Kwame Nkrumah, conosciuto anche come Osagyefo (il Redentore), primo presidente del Ghana indipendente e primo leader dell’Africa Nera a ottenere l’autogoverno, affermava: “L’indipendenza del Ghana è inutile se non è legata alla liberazione totale dell’Africa”. Accra porta ancora addosso quel sogno incompiuto.

Jamestown, il quartiere storico tra tradizione e resilienza

A Jamestown il tempo rallenta, come se avesse bisogno di respirare. Il quartiere storico di Accra si affaccia sull’Atlantico con case coloniali scrostate, reti da pesca stese al sole e pescherecci dipinti a mano, carichi di simboli e preghiere.

Il faro bianco osserva dall’alto una comunità di pescatori che vive in equilibrio precario tra tradizione e povertà. I bambini giocano a calcio sulla sabbia, schivando barche e detriti.

Gli uomini rammendano le reti, le donne vendono pesce e storie

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Ghana, pesce lasciato ad essiccare a Jamestown, lo storico quartiere di Accra ©Mauro Parmesani

Camminare per Jamestown significa accettare lo sguardo diretto delle persone, gli scambi spontanei, la vita che accade senza filtri.

Qui Accra mostra il suo volto più autentico e meno patinato, lontano dai quartieri moderni come Airport o East Legon. È una bellezza ruvida, imperfetta, che racconta resilienza e identità. Jamestown non è nostalgia, è resistenza. È un luogo che non chiede compassione, ma presenza.

Un anziano mi guarda e sorride: “Il mare dà e il mare prende. Noi restiamo”. In questa frase semplice c’è tutta la filosofia della costa.

Gold Coast ed Elmina, i castelli della tratta degli schiavi in Ghana

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Il Castello di Elmina, in Ghana, è la più antica costruzione europea nell’Africa subsahariana, edificata dai portoghesi nel 1482 ©Mauro Parmesani

A circa tre ore da Accra, la costa cui gli inglesi diedero il nome di Gold Coast segna uno spartiacque emotivo nel viaggio.

Il castello di Elmina emerge bianco, solenne, apparentemente innocuo, affacciato su un mare incredibilmente azzurro. È uno dei simboli più potenti della tratta transatlantica degli schiavi. Entrarvi è un’esperienza che impone silenzio per sentire il peso della storia.

Scendo nelle segrete. Buio, umidità, muri impregnati di sofferenza. Qui migliaia di esseri umani venivano ammassati, privati del nome prima ancora che della libertà, in attesa di essere venduti. Sopra, a pochi metri, gli ufficiali coloniali cenavano ammirando l’Atlantico. La violenza era anche architettura.

Davanti alla Door of No Return, penso a un proverbio ghanese: “La cicatrice resta anche quando la ferita è guarita”. La Gold Coast e i suoi cinquanta castelli sono cicatrici non solo africane, ma universali. Luoghi di confronto, passaggi obbligati per comprendere il Ghana contemporaneo e il suo rapporto con la diaspora africana.

Parco Nazionale di Kakum, il Canopy Walk

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Ghana, il Canopy Walk nel Parco Nazionale di Kakum ©Mauro Parmesani

Ci allontaniamo dalla costa. Nel Parco Nazionale di Kakum, la foresta pluviale avvolge tutto con il suo verde denso e vivo. Siamo al famoso canopy walk, con passerelle sospese a oltre trenta metri d’altezza che collegano le cime degli alberi secolari.

Camminare lì sopra è un esercizio di fiducia: il legno oscilla e l’equilibrio è instabile, ma la foresta respira sotto i piedi e il canto degli uccelli accompagna il percorso. È uno dei rari canopy walk dell’Africa occidentale e rappresenta un modo rispettoso di entrare in contatto con un ecosistema ancora intatto.

Da lassù, il Ghana mostra il suo volto antico, quello che precede confini e regni. Qui non si conquista nulla: si attraversa.

Kumasi e il regno degli Ashanti

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Ghana, Kumasi, Cerimonia Akwasidae ©Mauro Parmesani

Ma è nell’entroterra, a Kumasi, che il viaggio cambia profondamente registro. Entriamo nel regno degli Ashanti, uno dei più potenti e organizzati stati precoloniali dell’Africa occidentale, ancora oggi vivo nella sua struttura tradizionale.

Kumasi non è solo una città: è una capitale spirituale. Il Manhyia Palace, residenza dell’Asantehene, è il centro simbolico di un regno che non è mai stato cancellato, ma inglobato nel moderno Stato ghanese.

Akwasidae a Kumasi: la cerimonia sacra del popolo Ashanti

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La cerimonia del popolo Ashanti ©Mauro Parmesani

Arrivo a Kumasi in occasione dell’Akwasidae, una festa tradizionale che si celebra ogni sei settimane secondo il calendario akan. È un giorno sacro, dedicato agli antenati e al rafforzamento del legame tra il re e il suo popolo.

Fin dalle prime ore del mattino, la città si muove in una direzione precisa. Donne avvolte nei coloratissimi kente, capi tradizionali, giovani e anziani convergono verso il palazzo reale.

Mi sento ospite, ma non un intruso. Il rullo dei tamburi scuote l’aria, i kente danzano al vento come onde di colore, i corni anticipano l’evento. Poi il silenzio.

Il re appare sotto il grande ombrello cerimoniale, circondato da cortigiani, guerrieri e portatori di spade d’oro. L’oro è ovunque: non ostentazione, ma linguaggio del potere.

L’Akwasidae non è folklore. È un atto politico e spirituale. Il re rende omaggio agli antenati davanti agli sgabelli sacri; lo Sgabello d’Oro, simbolo supremo degli Ashanti, resta invisibile.

I tamburi parlano, raccontano genealogie e storia. Nulla è casuale. Un bambino mi offre una noce di kola. Non sto solo osservando: sto partecipando. Qui la tradizione è una forma viva di governo e identità.

Viaggio in Ghana tra memoria, identità africana e diaspora

Il regno Ashanti convive oggi con la Repubblica del Ghana, mantenendo un ruolo culturale e sociale fondamentale. L’Asantehene è custode delle tradizioni e interlocutore moderno: la prova che la storia africana non è stata solo interrotta, ma anche adattata.

Quando lascio Kumasi, porto con me la sensazione di aver assistito a qualcosa di raro. Un dignitario reale mi abbraccia e sussurra: “Un popolo senza memoria cammina veloce, ma nella direzione sbagliata”.

Infoutili

Informazioni: Il Ghana si trova nell’Africa occidentale, affacciato sul Golfo di Guinea. Ha una popolazione di 34 milioni di abitanti ed è considerato uno dei paesi politicamente più stabili del continente africano. Informazione per organizzare un viaggio in Ghana sul sito Visit Ghana

Come arrivare: Con i comodi voli della Turkish Airlines (via Istanbul) che atterrano al Kotoka International Airport di Accra.

Quando andare – Clima: Il periodo della stagione secca va da novembre a marzo. L’Akwasidare viene celebrato ogni 42 giorni

Dove mangiare: La tavola ghanese riflette la varietà del Paese: il jollof rice, piatto nazionale, è una saporita combinazione di riso, pomodoro e spezie, mentre il banku (impasto fermentato di mais e manioca) e il kenkey sono basi perfette per accompagnare pesce alla griglia e stufati. L’ospitalità ghanese è proverbiale: “Akwaaba” (benvenuto) non è solo un saluto, ma un modo di vivere che fa sentire il viaggiatore a casa.

Viaggio organizzato: Il vero specialista dell’Africa occidentale è TransAfrica, tour operator con lunghi anni di esperienza e con uffici sia a Lomé che a Dakar.

Fuso orario: Il Ghana si trova sul meridiano di Greenwich (UTC+0) e non adotta l’ora legale, risultando solitamente 1 ora indietro rispetto all’Italia. Quando in Italia vige l’ora legale la differenza aumenta a 2 ore. 

Documenti: Il Passaporto in corso di validità (almeno 6 mesi). Il Visto è obbligatorio, richiedibile presso l’ambasciata di Roma.

Vaccini: La vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatoria e viene controllata all’ingresso. Consigliata profilassi antimalarica.

Lingua: ufficiale è l’inglese. Si parlano anche molte lingue locali: twi (ashanti), ewe, ga, dagbani.

Religione: La religione prevalente in Ghana è il cristianesimo, professato da oltre il 70% della popolazione, seguito dall’islam (circa il 18-20%) e dalle religioni tradizionali africane

Valuta: il Cedi ghanese (GHS) per un euro circa13 GHS. Bancomat e carte diffuse ad Accra e nelle città principali, ma utili i contanti nei villaggi.

Suggerimenti: il Paese offre molte attrazioni da non perdere, eccone alcune.

Accra: mercati e memoriale di Kwame Nkrumah.

Cape Coast & Elmina: fortezze e memoria del commercio degli schiavi.

Kakum National Park: foresta pluviale e canopy walkway.

Kumasi: capitale Ashanti, mercato di Kejetia e Museo del Manhyia Palace.

Mole National Park: safari con elefanti.

Lago Volta: uno dei più grandi laghi artificiali al mondo.

Testo e foto di Mauro Parmesani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com