Dalle pianure tropicali di Santa Cruz ai 5.000 metri dei geyser andini: un viaggio in Bolivia è un’ascesa geografica e culturale nel cuore più autentico del Sud America. Tra miniere coloniali, deserti di sale e città sospese nel vuoto, il Paese andino racconta la sua identità senza filtri.

Testo e foto di Fabrizio Crippa

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Salar de Uyuni, Bolivia ©Fabrizio Crippa

Un viaggio in Bolivia non è mai lineare. È un percorso in quota, un acclimatamento progressivo alla rarefazione dell’aria e alla densità della storia.

Dalle pianure orientali fino all’Altiplano, ogni tappa aggiunge metri e significati, in un Paese che concentra in pochi confini montagne come le Ande, la selva Amazzonica e i deserti d’alta quota.

Santa Cruz, la soglia tropicale

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Santa Cruz de la Sierra, Bolivia ©Fabrizio Crippa

Si comincia da Santa Cruz de la Sierra, 400 metri sul livello del mare, la città più popolosa del Paese e porta d’ingresso ideale per un viaggio in Bolivia che voglia rispettare i tempi del corpo. Atterrare direttamente a La Paz, a oltre 3.600 metri, significherebbe esporsi subito al soroche, il mal di montagna che qui è una faccenda seria.

Il centro storico ruota attorno alla Cattedrale di San Lorenzo, affacciata su Plaza 24 de Septiembre. Il Casco Viejo è vivace, attraversato da bus colorati e venditori ambulanti.

A pochi chilometri, il Biocentro Güembé introduce alla biodiversità tropicale, mentre verso le colline di Samaipata si incontrano la fortezza, nota come El Fuerte, 1.200 mq di roccia scolpita usata come luogo cerimoniale fin dai tempi preincaici; e l’accesso al Parco Nazionale Amboró. Le missioni gesuitiche della Chiquitania, patrimonio architettonico unico, raccontano un altro volto della colonizzazione.

Sucre, la città bianca

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Panorama sui tetti di Sucre, la città bianca ©Fabrizio Crippa

Un’ora di volo verso ovest e si raggiunge Sucre, 2.790 metri, capitale costituzionale del Paese e snodo fondamentale per l’acclimatamento. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità, è conosciuta come “la città bianca” per l’armonia dei suoi edifici coloniali.

Qui, il 6 agosto 1825, nacque la Repubblica boliviana. La Casa de la Libertad conserva la memoria dell’indipendenza, mentre l’Università di San Francisco Xavier, fondata nel 1624, è tra le più antiche delle Americhe.

Camminare tra le strade candide di Sucre significa comprendere quanto la storia istituzionale sia ancora parte integrante di un viaggio in Bolivia.

Potosí, la montagna che divora

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Le miniere di Potosì, Bolivia ©Fabrizio Crippa

La salita prosegue verso Potosí, 4.090 metri. Una delle città più alte del mondo, dominata dal profilo del Cerro Rico, la “montagna ricca” che per secoli ha alimentato l’economia coloniale spagnola.

Entrare nelle miniere significa confrontarsi con una realtà ancora attiva, regolata da cooperative ma affidata al rischio individuale. Zinco, stagno e piombo hanno sostituito in parte l’argento, ma le condizioni restano dure. I cunicoli si snodano per molti chilometri su più livelli; quando si sente il rumore dei carrelli, ci si appiattisce contro la roccia.

In superficie, il Convento di San Francisco, tra i più antichi del Sudamerica, conserva pale d’altare dorate e cripte sotterranee. Dal mirador la vista spazia sulla città e sul Cerro Rico, ricordando quanto questo luogo sia stato centrale nella storia dell’argento.

Uyuni e il regno del sale

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Salar de Uyuni, la più vasta distesa salata del pianeta ©Fabrizio Crippa

Da Potosí si raggiunge Uyuni, anticamera del grande bianco. Il Cimitero dei Treni, convogli arrugginiti di fine Ottocento abbandonati nel deserto, testimonia il declino dell’epoca mineraria.

Poi, a bordo di jeep 4×4, si entra nel Salar de Uyuni, la più vasta distesa salata del pianeta: oltre 10.000 chilometri quadrati, uno strato medio di sale spesso circa dieci metri, geometrie esagonali disegnate dal sole e dal vento. Nato dall’evaporazione di laghi preistorici, il salar contiene miliardi di tonnellate di sale e una delle maggiori riserve mondiali di litio.

L’isola di Incahuasi, coperta di cactus centenari, offre una prospettiva centrale su questo paesaggio lunare. L’orizzonte è una linea netta, interrotta solo da installazioni come la Escalera al Cielo, una scala di sale che sembra dissolversi nell’azzurro; un luogo talmente simbolico che viene scelto come set fotografico anche dalle giovani coppie che vogliono un ricordo del loro matrimonio.

Il viaggio in Bolivia continua verso il deserto di Siloli, le lagune colorate – Cañapa, Hedionda, Colorada – frequentate da fenicotteri rosa, e le montagne striate di minerali.

All’alba, i geyser di Sol de Mañana, quasi 5.000 metri, sbuffano vapore su un terreno rossastro che ricorda scenari marziani. Poco distante, le terme di Polques offrono acqua calda a oltre 4.000 metri, con vista sulle saline e sui vulcani della Riserva Eduardo Avaroa.

La Paz, città sospesa

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La teleferica urbana che collega La Paz ed El Alto ©Fabrizio Crippa

Un’ora di volo e si atterra a La Paz, incastonata in un canyon scavato dal fiume Choqueyapu. Sopra, l’altopiano di El Alto supera i 4.000 metri; sotto, i quartieri si arrampicano lungo pareti scoscese. È una città verticale.

Dal 2014, la rete di teleferiche urbane collega La Paz ed El Alto con dieci linee colorate, modello internazionale di mobilità sostenibile in alta quota. Sorvolare la città in cabina significa comprenderne la complessità geografica.

Nel centro storico, la Chiesa di San Francisco racconta il barocco mestizo. Il Mercato delle Streghe espone amuleti, erbe e feti di lama essiccati per le offerte alla Pachamama, la Madre Terra venerata dalle comunità andine.

La coca, venduta in foglie, accompagna la vita quotidiana: riduce la fame, aiuta la respirazione, è indispensabile per i minatori di Potosí.

A El Alto, il mercato si estende per chilometri quadrati tra pezzi d’auto, abiti usati e artigianato. E la sera, le cholitas luchadoras – donne aymara in bombetta e pollera – salgono sul ring per incontri di wrestling che sono spettacolo e rivendicazione identitaria.

Copacabana e l’isola del Sole

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La baia di Copacabana ©Fabrizio Crippa

Sul lago navigabile più alto del mondo, a 3.812 metri, si trova Copacabana, da non confondere con l’omonima brasiliana. Affacciata sul Lago Titicaca, è punto di transito verso il Perù e meta di pellegrinaggi.

La Basilica di Nuestra Señora de Copacabana domina la città con le sue cupole bianche. Ogni giorno, davanti alla chiesa, si celebra la benedizione delle auto: veicoli decorati con fiori vengono cosparsi di birra per invocare protezione, in un sincretismo tra rito cattolico e culto della Pachamama.

Dalla collina del Cerro Calvario, al tramonto, il lago si tinge di luce dorata. Da qui partono le barche per l’Isla del Sol, la più grande del Titicaca: dodici chilometri quadrati di sentieri panoramici, rovine incaiche e silenzio andino. Una camminata di quasi tre ore attraversa l’isola da nord a sud, tra terrazzamenti e viste che abbracciano l’intero bacino.

Un viaggio in Bolivia è un esercizio di adattamento: all’altitudine, alla storia, alle contraddizioni. È un Paese che costringe a rallentare, a respirare più profondamente, a guardare in alto e in basso allo stesso tempo.

Dalle pianure di Santa Cruz ai 5.000 metri dei geyser, la Bolivia non concede superficialità. E proprio per questo resta impressa.

Testo e foto di Fabrizio Crippa |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Infoutili

Come arrivare: si vola con Iberia, da Milano: Milano-Madrid-Santa Cruz. Ritorno da Copacabana: Taxi fino a La Paz (3 ore) poi volo su Santa Cruz – Madrid – Milano.

Quando andare – Clima: Il periodo migliore per visitare la Bolivia è la stagione secca, da maggio a ottobre, ideale per esplorare l’Altipiano e il Salar de Uyuni con cieli sereni. I mesi da giugno ad agosto offrono il clima migliore, sebbene con notti molto fredde in quota. A maggio si possono trovare ancora zone con qualche cm d’acqua nel Salar, necessario per creare giochi di riflessi unici

Dove mangiare: mangiare in Bolivia costa davvero poco, per fare un paragone, una birra locale da 0,5 Lt costa 15 Bob, o Bs, la moneta locale che corrisponde a 1,85 euro. La cucina boliviana è un ricco mix di tradizioni indigene (andine e amazzoniche) e influenze spagnole, basata su ingredienti autoctoni come patate, mais, quinoa e carni (manzo, lama, pollo). Tipiche sono le empanadas di carne o verdure ma se si vuole assaggiare qualcosa di tipico allora bisogna puntare sulla gustosa carne di lama.

Viaggio Organizzato: Un viaggio guidato alla scoperta della Bolivia, uno dei segreti più affascinanti del Continente Americano: dalle vette delle Ande agli altopiani infiniti che si aprono su foreste tropicali, deserti d’alta quota e savane attraversate da fiumi alpini.
Konrad Travel, tour operator italiano specializzato in America Latina, partenze a date fisse o viaggi individuali con guide locali in spagnolo/inglese (italiano su disponibilità).

Fuso orario: La differenza di fuso orario tra Bolivia e Italia è di meno 5 ore (- 6 ore quando in Italia è in vigore l’ora legale).

Documenti: Passaporto. Non è necessario il visto per la Bolivia per motivi di turismo o affari fino a 90 giorni di permanenza. È necessario un biglietto di andata e ritorno o la prova dell’intenzione di lasciare la Bolivia.

Vaccini: Per chi proviene dall’Italia non ci sono vaccini obbligatori ma è sempre bene consultare il sito viaggiaresicuri.it/ per essere aggiornati.

Lingua: la lingua principale e più parlata è lo spagnolo, utilizzato dal circa 61% della popolazione. Tuttavia, il Paese è uno stato plurinazionale che riconosce ufficialmente oltre 30 lingue, tra cui le più diffuse sono il Quechua, l’Aymara e il Guaraní. Lo spagnolo è predominante nelle aree urbane, mentre le lingue indigene sono molto diffuse negli altopiani e nelle valli.

Religione: La religione principale in Bolivia è il cattolicesimo, praticato da circa il 70-78% della popolazione.

Valuta: Bob (o Bs) vale circa 0,12 euro.

Elettricità: In Bolivia, la tensione standard è di 220/230 Volt con una frequenza di 50 Hz. Le prese elettriche comuni sono di tipo A (a due poli piatti) e tipo C (a due poli rotondi), per cui si consiglia vivamente di portare un adattatore universale.

Abbigliamento: varia a seconda delle stagioni e del tipo di tour che si desidera fare dato che il Paese ha una conformazione del territorio che va da qualche centinaio di metri come Santa Cruz ai 4000 di La Paz. In aprile e maggio è sufficiente un pile e una giacca tecnica.

Shopping: La Paz è sicuramente il posto migliore per fare shopping durante il tour. Si possono acquistare prodotti tipici in lana di alpaca, come sciarpe e felpe, stoffe colorate, pupazzi ma anche erbe aromatiche e per tenere lontano gli spiriti maligni.

Suggerimenti: dotarsi del Diamox, un farmaco che serve principalmente come diuretico per prevenire il mal di montagna. La cosa è molto soggettiva ma se avete problemi di pressione o di respiro, forse la Bolivia non è il Paese più adatto.

Testo e foto di Fabrizio Crippa|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com