A giugno il deserto marocchino si sveglia con il Moussem, un raduno millenario di tribù e cavalieri. Un viaggio tra le tradizioni dei nomadi, dove l’ospitalità e la spettacolare Fantasia celebrano la vita sulle dune.
Testo e foto di Mauro Parmesani

“Chi ha visto il deserto una volta, non potrà mai dimenticarlo”. Questa frase, letta anni fa in un vecchio libro di viaggi, mi è tornata alla mente appena ho messo piede a Tan-Tan, nel profondo sud del Marocco.
Qui, dove il Sahara incontra l’Atlantico, la sabbia e il sale si confondono in un orizzonte senza fine. Ogni anno, tra aprile e giugno, questa città apparentemente sospesa nel tempo diventa il cuore pulsante del deserto. È il Moussem di Tan-Tan, un raduno di tribù nomadi, artigiani e cavalieri che celebrano una cultura millenaria.

Non è solo una festa: è una rinascita collettiva, un atto di memoria e orgoglio tra gli abitanti del Sahara e i berberi. Camminando tra le tende di lana di capra, si avverte la forza silenziosa di un popolo che resiste. Le donne intrecciano tappeti che raccontano il vento, gli uomini intonano antichi canti e i bambini corrono liberi seguendo il ritmo dei tamburi.
L’ospitalità come bussola nel Sahara

Omar Agrirrane, cavaliere dello squadrone Walad Ba Rahal, mi accoglie nella tenda comune fissando i suoi splendidi cavalli berberi: “Nel deserto non esistono strade, ma ogni passo è una direzione”.
Poco lontano Younes, originario di un villaggio vicino a Marrakech, prepara l’immancabile tè alla menta mentre accarezza il suo irrequieto Rizk. Mi sussurra un’altra verità emblematica: “Quando il cavallo galoppa, non è l’uomo a guidarlo. È il deserto che decide la direzione”.

Sorseggiando il tè forte e speziato, tra uomini dai volti scavati dal sole e sorrisi sinceri, si comprende la lezione più grande del Moussem: l’ospitalità come valore assoluto e la consapevolezza che la sabbia non divide, ma unisce.
“Il deserto non ti toglie nulla. Ti lascia solo ciò che conta davvero”, recita un antico proverbio. Le vere ricchezze non sono nei palazzi, ma nel silenzio dorato delle dune.
Il boato della Fantasia: forza e bellezza

Le giornate scorrono lente in un crescendo di suoni. La mattina la folla ammira le corse dei dromedari e il folclore locale, ma è nel pomeriggio che arriva il momento più atteso: la Fantasia. Questa spettacolare corsa di cavalli scuote il cuore. Ben allineati, ogni gruppo galoppa in formazione, spalla a spalla, fino al segnale del moqadem, il loro capo.
In un unico istante i fucili a polvere nera sparano all’unisono. Il boato esplode come un tuono, la sabbia si solleva e il fumo bianco avvolge l’arena tra le ovazioni della folla. Non è una simulazione di guerra, ma un rito di precisione che celebra la disciplina e la libertà del popolo sahariano.

La sera Tan-Tan si trasforma in un villaggio di luci. Attorno ai falò si ascoltano storie di carovane e tempeste, mentre il tè viene servito tre volte: amaro come la vita, dolce come l’amore, leggero come la brezza.
Sotto una volta stellata che sembra vibrare, si capisce perché chi entra nel deserto non ne esca mai davvero: una parte di lui resterà per sempre tra queste sabbie.
Il significato profondo del Moussem
Riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, il Moussem di Tan-Tan è il più importante raduno nomade del Nord Africa.
Originariamente nato come fiera commerciale e spirituale tra le tribù del Marocco, della Mauritania e del Sahara Occidentale, oggi è un ponte tra passato e futuro.
È l’occasione in cui l’identità nomade si riappropria dei suoi spazi, trasformando un remoto avamposto desertico in una capitale della cultura mondiale.

Tbourida: l’arte equestre e i cavalli berberi
La Fantasia, o Tbourida, mette al centro il cavallo berbero, una razza nordafricana tra le più antiche e resistenti al mondo.
Potenti e agili, questi animali sono i compagni di vita dei nomadi: “Il cavallo è il respiro del suo cavaliere”, dicono qui. Durante l’evento, vengono adornati con selle intarsiate e briglie d’argento. La perfezione del tiro simultaneo dei cavalieri non è casuale, ma una coreografia antica che rappresenta l’unità e l’armonia della tribù.
I fucili e il simbolismo dei clan

Le armi utilizzate, fucili tradizionali a polvere nera, sono eredità di famiglia tramandate di padre in figlio. Ogni sorba (gruppo) rappresenta una tribù con i propri colori e vessilli.
È affascinante notare le differenze regionali: i gruppi del sud sparano puntando i fucili verso terra, mentre quelli del nord esplodono i colpi verso l’alto. Un tempo rivali, oggi questi clan galoppano uniti in nome di una memoria condivisa.
Voci e leggende della sabbia

Il deserto non è un vuoto, ma una presenza che parla a chi sa ascoltare. Da Antoine de Saint-Exupéry, che tra queste dune immaginò il Piccolo Principe, a Tahar Ben Jelloun, che lo descrisse come un maestro di pazienza, il Sahara continua a incantare i viaggiatori.
Quando il Moussem finisce, le tende si chiudono e il vento torna a soffiare sovrano. Ma chi ha vissuto questi giorni porta con sé l’eco dei tamburi e una certezza: come disse un nomade, si torna a Tan-Tan perché “anche il vento ha bisogno di sapere dove tornare”.
Infoutili:

Informazioni: Sul sito dell’Ente del Turismo del Marocco
Il Marocco o Regno del Marocco, è una monarchia costituzionale guidata dal 1999 dal sovrano Mohammed VI della dinastia Alawide. La parte meridionale del paese è caratterizzata dal deserto del Sahara. I gruppi etnici prevalenti sono i berberi e gli arabi.
Come arrivare: Il modo migliore è con i voli di linea della Royal Air Maroc da Casablanca su Tan Tan e Laayoune.
Quando andare: in primavera, autunno ed inverno.
Clima: Il Paese è caratterizzato da diverse micro aree climatiche, Tan tan rientra in quello desertico.
Dove dormire: A Tan Tan all’hotel Diamond, a Tan Tan Plage (El Ouatia) al Camping Atlantique che dispone anche di piccoli ed attrezzati appartamenti ben equipaggiati.
Dove mangiare: Nei locali affacciati sul mare di El Ouatia.
Viaggio organizzato: Per organizzare il viaggio a Tan Tan ci si può rivolgere a due agenzie locali specializzate in questo tipo di itinerari: Sahara Experience oppure Eddyafa Travel.
Fuso orario: Un’ora in meno rispetto l’Italia
Documenti: Il passaporto in corso di validità.
Vaccini: Nessun vaccino raccomandato; le condizioni sanitarie del Paese sono ottime.
Lingua: Lingue ufficiali sono l’arabo e il berbero. In tutto il Paese è comunemente parlato il francese.
Religione: La religione di stato è l’Islam di corrente Sunnita Malikita e il Re è l’Amir al Mu’minin, ovvero il Comandante dei Credenti. Veglia sul rispetto dell’Islam ma è anche garante degli altri culti. Infatti, l’ebraismo è ufficialmente riconosciuto, così come la comunità cristiana protetta da bolla reale.
Valuta: Il Dhiram marocchino che vale al cambio mediamente 1 euro= 10 Dh.

Elettricità: 220 in tutto il Paese con prese come quelle europee o al più le prese schuko.
Abbigliamento: Abbigliamento da deserto e casual ma, anche un costume per le spiagge della vicina El Ouatia, conosciuta anche come Tan Tan Plage.
Shopping: Oltre ai tappeti artigianali e il classico artigianato marocchino si possono acquistare la Djellaba, la tradizionale tunica, spesso di colore azzurro, usata dalla popolazione e la Tagelmust, una lunga fascia di cotone che i Tuareg (conosciuti anche come popolo blu) e i Sarawi avvolgono attorno alla testa e al viso per proteggersi dal sole e dalla sabbia.
Testo e foto di Mauro Parmesani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com







































