In Tunisia il Sahara comincia dove finisce l’asfalto. Ma c’è anche la “Storia” in questo paese, una storia infinita come il deserto che inizia alle origini delle civiltà.
Testo di Lucia Giglio Foto di Marco Carulli

C’è un momento, in certi pomeriggi del sud, in cui l’aria si ferma del tutto. Prima del vento. La strada è dritta, il cielo bianco di calore, ai lati una pianura che non promette niente: né ombra, né acqua, né colore riconoscibile.
È in quel momento che la Tunisia mostra la sua natura più autentica: un Paese costruito ai margini delle cose, dove la civiltà ha dovuto trattare con la pietra, con il sale e con il silenzio.
André Gide, che percorse questi territori all’inizio del Novecento, annotò nei suoi diari: “Il deserto è bello perché da qualche parte nasconde un pozzo”.
Il pozzo, in Tunisia, può essere una medina medievale, un canyon di arenaria rossa, una fortezza granaia berbera o le arcate di un anfiteatro romano che si erge dal nulla in mezzo alla pianura. Il Paese è pieno di pozzi. Bisogna sapere dove cercarli.
La città che si stratifica

Tunisi funziona per strati. Quello medievale, la medina iscritta nell’elenco Unesco, è un organismo urbano che ha conservato la propria grammatica interna quasi intatta: souk divisi per mestiere, corti nascoste, vicoli che si restringono fino a escludere la luce.
Al centro, la Moschea di Al-Zaytouna, fondata nel 732, con le sue colonne di spoglio provenienti da Cartagine, racconta in pietra dodici secoli di sovrapposizioni. Poi c’è lo strato coloniale, oltre Bab Bhar, con i boulevards francesi e la Cattedrale Paoli: un edificio ottocentesco in stile ibrido che oggi appartiene allo Stato tunisino, sopravvissuto al cambio di regime senza essere cancellato.
A venti chilometri, sul golfo, Cartagine esige pazienza. I resti della città punica e romana sono dispersi su un’area ampia, tra ville moderne e giardini.
Le terme antonine, affacciate sul mare, restituiscono ancora la scala di un edificio imperiale; il museo sul colle di Birsa ricompone i frammenti. Poco oltre, Sidi Bou Said, il villaggio bianco e blu sul promontorio, è tra i più fotografati del Nordafrica: meglio arrivarci la mattina presto, quando i vicoli hanno ancora una dimensione umana.
Kairouan: il peso della fondazione

“Chi non può andare alla Mecca vada a Kairouan”, recita un antico detto del Maghreb. Fondata nel 670 durante l’avanzata araba verso occidente, la città porta il proprio primato con una compostezza architettonica che si percepisce ancora oggi.
La Grande Moschea di Uqba, con il cortile che riflette la luce e il minareto squadrato visibile da lontano, è diventata il modello di riferimento per le moschee di tutto il Maghreb. Le piscine degli Aghlabidi, due vasche di raccolta dell’acqua costruite nel IX secolo, sono un capolavoro di ingegneria idraulica che la città mostra con discrezione, quasi senza segnaletica.
Il sud: dove il paesaggio prende il sopravvento

Da Tozeur in poi il paesaggio smette di essere sfondo. Il canyon di Mides, una gola profonda nell’altopiano di arenaria rossa, cambia colore nell’arco della giornata con una precisione quasi teatrale.
Poco distante, Tamaghza è un villaggio abbandonato negli anni Sessanta, con palme selvatiche cresciute tra le macerie e un silenzio che pesa.
Il Chott el Jerid, il lago salato più grande del Sahara settentrionale, è un paesaggio che non si guarda, si subisce. La superficie bianca e cristallizzata, i miraggi che distorcono l’orizzonte, i colori che virano dall’ocra al rosa a seconda della luce: in certi momenti la distinzione tra terra e cielo perde senso.
Le dune che raccontano il Sud

Le dune di Douz sono l’immagine che molti associano al sud tunisino. Il merito vero, però, è dei ksar berberi più a est: Ksar Ouled Soltane, con le sue ghorfas sovrapposte su due piani attorno a un cortile centrale, è una delle fortezze granai meglio conservate del paese, visitata quasi sempre in condizioni di quiete.
Douiret, villaggio berbero arroccato su una collina, parzialmente in rovina e in parte ancora abitato da poche famiglie che hanno scelto di restare, appartiene a quella categoria di luoghi che non compaiono negli itinerari standard.
Ed è esattamente questo che vale la deviazione.
Matmata custodisce le abitazioni troglodite, case scavate nella roccia con cortili circolari incassati nel terreno: risposta al calore e al freddo, un’architettura che sopravvive in parte per scelta di chi non ha mai smesso di abitarla.
El Jem: la proporzione impossibile

Ci sono monumenti che schiacciano il contesto che li circonda. L’anfiteatro romano di El Jem, terzo per capacità nel mondo antico dopo Roma e Capua, si erge in mezzo a una piccola città con una imponenza che non vuole spiegazioni.
Costruito nel III secolo d.C. quando la città si chiamava Thysdrus ed era uno dei centri oleari più ricchi dell’impero, ha attraversato duemila anni senza cambiamenti sostanziali.
La struttura esterna è integra e perfetta. Ogni volta che si alza lo sguardo verso le arcate, la proporzione tra l’edificio e il tessuto urbano intorno sembra sbagliata. È quella sensazione di misura impossibile che rende El Jem uno dei luoghi più strani e suggestivi del Mediterraneo.
Monastir riporta al mare con il ribat medievale affacciato sulla costa e il mausoleo di Bourguiba che domina il lungomare. La città ha una vocazione balneare consolidata: il ribat vale la sosta, poi il paesaggio torna ad essere quello del Mediterraneo che si conosce già.
Infoutili:
Informazioni: sul sito dell’Ente del Turismo tunisino. La Tunisia è una Repubblica presidenziale del Nord Africa ed è considerata un ponte naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente. Presenta una geografia varia, con coste sabbiose, pianure fertili, colline e l’immenso deserto del Sahara che copre gran parte del sud.
Come arrivare: L’aeroporto internazionale di Tunisi-Cartagine è il principale punto di ingresso, collegato con voli diretti dall’Europa e altre città africane. Da qui è possibile proseguire con autobus, auto a noleggio o tour organizzati verso le principali destinazioni.
Quando andare – Clima: Il clima tunisino è mediterraneo lungo la costa, con estati calde e secche e inverni miti. Nel deserto e nel sud il clima è più arido e le temperature possono essere estreme. Il periodo migliore per visitarlo è in primavera, da marzo a maggio o in autunno, tra settembre e novembre.
Fuso orario: UTC +1
Documenti: Passaporto in corso di validità richiesto.
Vaccinazioni: Non sono obbligatorie vaccinazioni, ma è consigliabile portare un kit di pronto soccorso per le escursioni nel Sahara
Lingua: La lingua ufficiale è l’arabo. Ampiamente parlato anche il francese e, nelle zone più turistiche, l’italiano e l’inglese.
Religione: La maggioranza della popolazione è di fede musulmana sunnita.
Valuta: Dinaro tunisino (TND). Si consiglia di cambiare valuta presso le banche, gli uffici di cambio o in hotel. Carte accettate nelle principali città.
Elettricità: 220 V, frequenza 50 Hz. Le prese sono di tipo C ed E, compatibili con la maggior parte delle spine europee a due poli. Le spine di tipo L potrebbero non essere sempre compatibili: è consigliato un adattatore da viaggio universaleo specifico datipo L a tipo C/E.
Abbigliamento: Abbigliamento casual e leggero per il giorno, più caldo per le ore notturne. Si a giacca a vento e occhiali protettivi anti-sabbia. È consigliabile rispettare la cultura locale con abiti non troppo scollati o corti, soprattutto nelle aree rurali.
Testo di Lucia Giglio Foto di Marco Carulli |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































