Torino oltre Torino

Profumo di menta, un vino simoblico come il Carema Doc e altre storie segrete: viaggio in bici lungo il grande anello che abbraccia il capoluogo sabaudo.

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In bicicletta nella campagna che circonda Torino ©Edoardo Melchiori

E se il modo migliore per esplorare Torino fosse… girarci intorno in bicicletta? Cycling Around Torino (CAT ne è l’acronimo) è un invito a rallentare e a lasciarsi guidare da una natura e una storia che aspettano solo di essere scoperte.

Un viaggio da assaporare senza fretta, seguendo il ritmo della pedalata, capace di unire tre anime straordinarie in un unico racconto: il Canavese, tra vigneti eroici e laghi glaciali, il Pinerolese con pianure costellate di antiche fortezze e le Colline Torinesi, con i saliscendi affacciati sul Po.

“Il CAT è un circuito ad anello di oltre 464 chilometri, perfetto da affrontare a tappe per assaporare il meglio della nostra terra -spiega Davide Cerchio, accompagnatore cicloturistico-. Tra sterrato e asfalto il percorso si sviluppa per la maggior parte su tratti pianeggianti. Le uniche salite si affrontano sulla collina di Torino, ma sanno ripagare la fatica con panorami spettacolari che spaziano dalle Alpi alla pianura”.

Da nord a sud, dall’Anfiteatro Morenico di Ivrea fino a centri storici ricchi di fascino come Pinerolo, l’itinerario si snoda tra laghi, fiumi e tappe enogastronomiche d’eccellenza. Un percorso ancora lontano dai flussi del turismo di massa, perfetto per chi ama esplorare il mondo con calma e curiosità.

Cella Grande: dove il vino riposa nel cuore del lago

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La cantina Cella Grande, Lago di Viverone ©Sonja Vietto Ramus

A una settantina di chilometri da Torino, sulle acque del lago di Viverone, un antico monastero benedettino del XII secolo è tornato a splendere grazie alla visione di Roberto Bagnod.

La storia della sua famiglia inizia nel 1946, quando i nonni scesero dalla Valle d’Ayas, in Valle d’Aosta, per svernare con gli animali nelle cascine del Canavese. Oggi, come veri artigiani della vigna, la cantina esprime l’eccellenza del territorio attraverso gemme come l’Erbaluce di Caluso DOCG e il leggendario Carema DOC, un’icona nata nel 1967 che sta vivendo un vero “risorgimento” commerciale e culturale proprio grazie a Cella Grande.

Questa profonda connessione con la terra si riflette anche nel ristorante della tenuta, dove spiccano piatti d’autore come il riso Carnaroli Armonia di lago e vigna (affumicato al legno di rovere con mela, passito e trota bianca fumé) o gli originali Gnocchi in vigna con ricotta e vinacce.

Ma la vera perla è il Piroga Benedettina, un vino straordinario affinato in anfore sommerse a 8 metri di profondità nelle acque del lago, a 4° C per dodici mesi. “La nostra cantina è custode di un’eredità preziosa – racconta il sommelier Riccardo Nucci-. Da un lato guidiamo la rinascita del Carema DOC, curando un’icona che rischiava di scomparire; dall’altro sfidiamo il tempo con l’affinamento subacqueo. Quando versiamo un calice ai nostri ospiti, offriamo un viaggio sensoriale tra i segreti di una terra che sa continuamente rinnovarsi”.

In sella lungo la Via Francigena, tra vigne e borghi antichi

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Bollengo, l’architettura romanica dei Santi Pietro e Paolo ©Sonja Vietto Ramus

Per chi desidera ascoltare il respiro profondo del Canavese, non c’è niente di più rigenerante che mettersi in sella. Un panoramico itinerario cicloturistico di dodici chilometri unisce Cella Grande a Bollengo, ricalcando le storiche impronte della Via Francigena lungo il crinale della Serra d’Ivrea.

Il percorso si snoda a ritmo lento partendo dalle sponde di Viverone, per poi addentrarsi tra i filari e i boschi morenici. La prima tappa d’obbligo è Piverone, uno splendido borgo medievale che accoglie i viaggiatori con il suo storico ricetto e il suggestivo “Gesiun“, antico rudere di una chiesetta romanica in mezzo alle vigne.

Continuando a pedalare, si sfiorano le dolci colline di Palazzo Canavese, prima di scendere verso la meta finale: Bollengo, dove la bellissima architettura romanica dei Santi Pietro e Paolo saluta i ciclisti dopo un’avventura da assaporare un colpo di pedale alla volta.

Ivrea: il brivido del Medioevo e l’utopia di Olivetti

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Ivrea, il Castello dalle “rosse torri” ©Sonja Vietto Ramus

Pochi chilometri separano Bollengo da Ivrea, città dal grande fascino. Una passeggiata nel centro storico svela l’elegante facciata neoclassica del Teatro Civico Giacosa e i tesori del Museo Garda, che custodisce, fra l’altro, una delle più importanti collezioni d’arte orientale d’Italia.

Poco oltre, la Cattedrale di Santa Maria Assunta nasconde una curiosità interessante: sorge infatti sopra un tempio romano dedicato ad Apollo e conserva una cripta millenaria dell’anno Mille, sopravvissuta alle ricostruzioni barocche.

Il percorso conduce poi all’imponente Castello dalle “rosse torri”, fatto erigere nel 1358 dal Conte Verde. Salire in cima e passeggiare lungo lo storico cammino di ronda regala una vista spettacolare sull’Anfiteatro Morenico, una delle più grandiose sculture glaciali del pianeta.

Da questa vertigine medievale si scivola verso la modernità del Visitor Centre di “Ivrea Città Industriale del XX Secolo”, patrimonio UNESCO, dove le iconiche Officine ICO in mattoni rossi di Adriano Olivetti mostrano immense vetrate progettate per inondare i lavoratori di luce naturale. “Ivrea è un mosaico in cui ogni epoca ha lasciato un segno -spiega la guida turistica Laura De Nardo-. Portare i visitatori sull’affaccio panoramico delle torri permette di abbracciare con un solo sguardo la transizione perfetta tra l’antico borgo e l’architettura olivettiana: un vero viaggio nella storia dell’uomo”.

Soste reali e peccati di gola nel salotto di Pinerolo

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Pinerolo, Pasticceria Castino, la mitica Torta Zurigo-Castino ©Sonja Vietto Ramus

Lasciato il Canavese, l’itinerario del CAT punta verso sud-ovest, costeggiando l’arco alpino per fare tappa a Pinerolo, l’antica cittadina della cavalleria. “Questa località stupisce per la sua doppia anima: quella forte della piazza d’armi e quella intima dei suoi vicoli acciottolati che salgono verso la Basilica di San Maurizio – racconta la guida Mariangela Tomasi-. Camminare qui significa respirare secoli di storia con un’eleganza estremamente discreta”.

Prima di ripartire è d’obbligo una sosta nel “salotto” della città, affacciati sul Duomo, all’Antica Pasticceria Castino, frequentata al suo tempo da nobili e ufficiali attratti dalle creazioni di Giuseppe Castino, il “Michelangelo del cioccolato”. Qui, negli anni ’30, nacque la mitica Torta Zurigo-Castino su esplicita richiesta della Principessa Jolanda di Savoia.

“Questo dolce è un’autentica sinfonia di consistenze – svelano dal locale che ha il suo maestro pasticcere in Davide Muro-. La base è una meringa al cacao friabile che sorregge una nuvola di crema chantilly al cioccolato, impreziosita da un tocco di liquore. Ma l’effetto scenografico è in superficie, dove una cascata di riccioli di cioccolato fondente avvolge il cuore intenso delle ciliegie sotto spirito e delle amarene. Un capolavoro d’altri tempi”.

Davvero deliziosa, come la pasticceria mignon con le tipiche bignole (rigorosamente piccole, da mangiare in un solo morso), dolci ma anche con ripieno salato.

Pancalieri: l’oro verde e la “cultura della coltura”

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In bici da Pinerolo a Pancalieri ©Sonja Vietto Ramus

Da Pinerolo l’itinerario piega verso la pianura meridionale, immergendosi in un paesaggio rurale fatto di stradine secondarie e canali irrigui: ventisei chilometri di pianura da pedalare a ritmo slow, con una sosta rigenerante nel borgo medievale di Vigone.

L’arrivo a Pancalieri è preannunciato da un’aria incredibilmente fresca e aromatica: siamo nella “capitale della menta”. Tappa imperdibile è Casa Chialva, nel Complesso monumentale Villa Giacosa Valfrè di Bonzo.

La famiglia Chialva coltiva menta dal 1865 in questo gioiello neoclassico arricchito da un giardino restaurato da Paolo Pejrone. La distilleria storica più antica del settore – Chialva per l’appunto – produce la celebre menta piperita di Pancalieri, riconosciuta a livello internazionale come la più pregiata al mondo per finezza e gusto.

“Siamo coltivatori fin da prima del Settecento, custodi della menta piperita dal 1865 e distillatori dal 1926: una storia d’eccellenza iscritta nel Registro delle Imprese Storiche Italiane – spiega Sara Chialva, alla guida dell’azienda-. Rappresentare tutte le generazioni della mia famiglia (Chiara è la quinta, ndr) è una grande responsabilità che porto avanti unendo le competenze e l’esempio dei miei nonni e dei miei genitori a un fare impresa che crea valore reale. Oggi, con orgoglio ed evoluzione costante, firmiamo la linea ChialvaMenta, portando in tutto il mondo oli essenziali e prodotti top di gamma 100% naturali. Per noi, la menta piperita di Pancalieri e le nostre specialità sono “cultura della coltura”, un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione che dà continuità a eccellenze rinomate e premiate nel tempo per la fedeltà al lavoro e il progresso economico”.

Casanova: tradizioni monastiche e delizie a chilometro zero

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Monastero Abbaziale Cistercense in frazione Casanova ©Sonja Vietto Ramus

Poco più a est si raggiunge il territorio di Carmagnola. Una piacevole pedalata porta al Monastero Abbaziale Cistercense in frazione Casanova. Questo gioiello, fondato nel 1130 e per secoli motore spirituale ed economico della zona, rapisce lo sguardo con la monumentale facciata barocca in mattoni a vista.

Varcando la soglia si scoprono il prezioso coro ligneo e frammenti di affreschi a testimonianza dell’eredità dei monaci che, bonificando queste terre, diedero inizio alla tradizione agricola del territorio.

Come proseguire? Con un’esperienza gourmet grazie a degustazioni a chilometro zero dell’Azienda Agricola Sapino, in collaborazione con Agripanetteria Casanova e Cascina Fiume. Un viaggio nei sapori piemontesi dove i pani artigianali con grani antichi accompagnano i re dell’orto: il tenerissimo asparago di Santena e il celebre peperone di Carmagnola sino alla soffice colomba con le amarene di Trofarello.

Un tuffo nella natura del Bosco del Gerbasso

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In bici verso Bosco del Gerbasso e Lanca di San Michele ©Sonja Vietto Ramus

Sempre nel carmagnolese, il ritmo lento delle due ruote diventa il passaporto perfetto per addentrarsi in un santuario della natura incontaminata a pochi passi dalle sponde del Po: il Parco Comunale Bosco del Gerbasso e la vicina Lanca di San Michele.

Pedalare qui significa immergersi in una fitta foresta, dove maestose querce, pioppi e salici ricreano l’antico ambiente che un tempo ricopriva l’intera Pianura Padana.

Poco oltre, ecco la Lanca di San Michele, un antico meandro del fiume diventato un pacifico specchio d’acqua immobile, paradiso per il birdwatching tra aironi e ninfee.

L’itinerario regala un ultimo incontro con la memoria locale alla Cappella di San Pancrazio, una suggestiva chiesetta campestre circondata da campi: il luogo ideale per scendere dalla sella e godersi il panorama.

Borgo Cornalese, dove l’arte graffia la cera

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Borgo Cornalese ©Sonja Vietto Ramus

Iniziando la risalita verso nord per chiudere l’anello, si attraversa il vicino centro di Villastellone, dove il tour accompagna lungo una strada sterrata incorniciata da pioppi cipressini. Al suo termine c’è Borgo Cornalese, un antico abitato rurale fondato intorno all’anno 1000.

Passeggiare oggi tra queste corti e la splendida Villa dei Conti de Maistre significa immergersi nell’atmosfera intatta di un luogo agricolo medievale autosufficiente. Ma il borgo nasconde anche un’anima artistica segreta: lo studio privato (non aperto al pubblico) di Xavier de Maistre, stimato maestro del bulino nato a Torino nel 1949.

“Ogni opera che realizzo richiede molto tempo, a volte anche un mese di meticoloso lavoro su una singola lastra di zinco – spiega l’artista-. Con una punta metallica finissima, o persino con le vecchie e acuminate punte dei grammofoni di un tempo, accarezzo e graffio la cera scoprendo lo zinco sottostante. Solo dopo sapienti bagni nell’acido nitrico la lastra è pronta a trasferire su carta una forma di pura magia, che evoca la maestria di giganti come Dürer“.

Moncalieri e Stupinigi: i segreti della corte sabauda e la svolta green

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La Palazzina di Caccia di Stupinigi ©Sonja Vietto Ramus

L’anello si avvia alla conclusione toccando la monumentale Palazzina di Caccia di Stupinigi, meraviglia sabauda progettata nel 1729 da Filippo Juvarra e oggi patrimonio UNESCO.

“Stupinigi si è sviluppata nei decenni fino a diventare una vera bomboniera, dove la geometria perfetta del viale alberato d’accesso converge verso il celebre cervo in bronzo sul tetto”, raccontano da Turismo Torino e Provincia.

Da qui si pedala verso la vicina Moncalieri, arroccata elegantemente sulla collina alle porte di Torino, che accoglie i viaggiatori svelando un’affascinante doppia anima, tra fasti sabaudi e atmosfere medievali. Protagonista indiscusso è il Castello Reale che dall’alto della sua posizione domina le vie acciottolate che scendono verso Piazza Vittorio Emanuele II, un salotto d’altri tempi con la celebre statua del Nettuno (chiamato il “Saturnio”), la Collegiata gotica di Santa Maria della Scala e il Real Collegio Carlo Alberto.

Oggi la città vive una straordinaria stagione di rinascita verde come tassello fondamentale della Riserva MaB UNESCO “Collina Po”. “Siamo orgogliosamente impegnati insieme a 86 Comuni nella sfida della ricandidatura UNESCO – afferma Alessandra Borello, giovane Assessore all’Ambiente -. Un esempio concreto è il recupero del Bosco del Re, l’antica riserva di caccia sabauda oggi interamente fruibile e collegata a una fitta rete di sentieri per il trekking. Ma lo sguardo di Moncalieri punta anche alla mobilità dolce lungo le vie dell’acqua: il nostro grande obiettivo è il ripristino dell’argine del fiume Po. Questo ambizioso progetto permetterà a ciclisti e camminatori di percorrere un corridoio naturale continuo che, partendo dall’oasi delle Vallere, consentirà di pedalare in totale sicurezza fino al Parco del Valentino a Torino, candidando la nostra  città a modello di ecoturismo”.

Infoutili

Quando andare: Da aprile a ottobre per godersi il clima ideale, la natura incontaminata e le spettacolari fioriture collinari. Per gli amanti del cicloturismo sono da preferire la primavera e l’autunno, le stagioni perfette per evitare la calura estiva della pianura. I mesi di settembre e ottobre, inoltre, regalano la magia del foliage e grandi eventi legati alla vendemmia e ai prodotti tipici del territorio.

Come arrivare: Raggiungere le località della Collina Torinese, del Canavese e del Pinerolese da Torino è semplicissimo. In auto si imbocca l’autostrada A5 per Ivrea e Romano Canavese, la A4 per Cella Grande (Viverone) o la A55 per Pinerolo e Pancalieri; mete come Stupinigi, Moncalieri, Villastellone e Casanova (Carmagnola) sono raggiungibili in pochi minuti tramite la Tangenziale Sud o la A6. In treno, le comode linee SFM collegano le stazioni torinesi a Ivrea (SFM8), Pinerolo (SFM2) e Moncalieri, Villastellone e Carmagnola (SFM4/SFM7). Per le località senza stazione, come Pancalieri, Cella Grande e la stessa Stupinigi (raggiungibile combinando il tram 4 e il bus 41), sono attivi i bus urbani GTT e le linee extraurbane Extra.To.

Dove dormire: A Romano Canavese, tra Torino e Aosta, il 4 stelle Sina Villa Matilde (sinahotels.com) è una splendida residenza settecentesca un tempo della famiglia Bocca, oggi trasformata in un’oasi di charme bike e pet friendly. Immersa in un parco secolare con piscina, la struttura offre saloni affrescati, una suggestiva corte in ciottolato d’epoca e camere eleganti con arredi storici e comfort moderni. Al ristorante Le Scuderie, ricavato nelle antiche stalle, lo chef propone la tradizione piemontese, con chicche imperdibili come il vitello tonnato e i tradizionali plin al sugo d’arrosto con Cevrin (formaggio a late misto, caprino e vaccino) e nocciole. A soli 15 minuti dal centro di Torino, sulla collina di Moncalieri, Le Serre Suites & Apartments (leserretorino.com) offre il fascino rurale di una cascina restaurata a 4 stelle. Gli alloggi indipendenti sono dotati di cucina, Wi-Fi e climatizzazione autonoma. Rigorosamente eco-sostenibile e alimentato da pannelli fotovoltaici, il Relais include una piscina privata e il piacere di una raffinata colazione “à la carte”.

Dove mangiare: A Pinerolo, l’Osteria del BikeCafé (bikecafe.org) unisce la passione per il ciclismo alla ristorazione: oltre a essere un rinomato bike shop con officina attrezzata, ricarica e-bike e noleggio, è il punto d’incontro ideale per condividere nuovi itinerari. Il menù propone grandi classici come gli agnolotti al sugo d’arrosto, l’antipasto Vecchio Piemonte, la carne cruda al coltello e il tipico pollo in carpione, marinato in un’infusione aromatica di aceto e cipolle. Si chiude in dolcezza con la deliziosa crema di zabaione al mascarpone e le tradizionali paste di meliga, i frollini locali a base di farina di mais. Sulla splendida collina di Moncalieri, all’interno di una villa del ‘700, il Birrificio Santa Brigida (birsbrigida.it) nasce dall’esperienza di Bruno Repetto, mastro birraio e biersommelier. Le sue birre non filtrate si ispirano alle storiche Weisse tedesche e sono prodotte interamente con energia rinnovabile. Nel Biergarten all’aperto, immerso nel parco, si gustano specialità street food a km zero e ottimi hamburger (anche in versione vegana) abbinati a sette birre artigianali, dalla leggera Luis all’affumicata Fearm, fino all’acida Coll. All’Agriturismo Basso dei Sola (Facebook), a Carmagnola, la tavola celebra il territorio con i piatti della tradizione cucinati ad arte: insalata russa, una tenerissima tartare e un delicato riso agli asparagi freschi a km zero. Il re indiscusso del menu resta però il sontuoso fritto misto alla piemontese, un trionfo dorato di sapori dolci e salati, seguito da un superbo zabaione fritto capace di conquistare ogni palato.

A chi affidarsi: Viaggiare in modo diverso, senza fretta, immersi nella natura e nella storia locale: è la filosofia ecologica di Due Ruote nel Vento (dueruotenelvento.com), realtà nata negli anni ’80 dall’esperienza nel volontariato dei fondatori, Antenore Vicari e sua moglie Antonella. Con oltre 300 itinerari in 32 nazioni tra bici, piedi e canoa, creano viaggi su misura e sicuri per tutti, curando ogni dettaglio dal noleggio delle biciclette al trasporto bagagli, fino alla selezione di pernottamenti di charme.

Link utili: turismotorino.org

Testo e foto Sonja Vietto Ramus|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com