Tra Campania e Basilicata, nel cuore del Vallo di Diano, un piccolo comune ha fatto della fotografia di famiglia uno strumento di rigenerazione culturale

Arroccato sugli Appennini meridionali, al confine tra Campania e Basilicata, Atena Lucana, piccolo comune della provincia di Salerno noto ai più per l’uscita autostradale, è da qualche anno al centro di un esperimento culturale che sta facendo parlare di sé ben oltre i confini del Vallo di Diano: Archivio Atena.
Il Vallo di Diano
Prima di parlare di Archivio Atena, vale la pena capire dove ci si trova. Il Vallo di Diano è un’ampia conca incastonata tra l’Appennino campano e quello lucano e attraversata dal fiume Tanagro. Un tempo occupata da acquitrini e paludi, bonificate nei secoli fino a diventare una delle pianure agricole più fertili del Sud, la valle fa oggi parte del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Patrimonio UNESCO e secondo parco nazionale italiano per estensione.
Abitato fin dalla preistoria, ha visto passare Greci, Romani, Longobardi e Normanni, e nel Medioevo fu feudo della potente famiglia Sanseverino, la stessa che fondò la Certosa di Padula. Ne restano tracce ovunque: mura megalitiche, borghi arroccati, castelli, monasteri e una fitta rete di chiese che raccontano una storia stratificata di dominazioni e devozioni.
Cosa vedere
Athena è una buona base per esplorare i dintorni: Teggiano, borgo medievale con tredici chiese e il maestoso Castello Macchiaroli, le cui torri e camminamenti di ronda regalano una delle viste più belle sull’intera vallata; le Grotte di Pertosa-Auletta, uno dei rarissimi sistemi speleologici al mondo che si visitano navigando in barca un fiume sotterraneo, tra stalattiti, stalagmiti e la suggestiva “Sala del Silenzio”; la Valle delle Orchidee e le pendici del Monte Cervati e del Monte Carmelo, meta di trekking ed escursioni per chi ama la natura, con circa 180 specie di orchidee selvatiche censite nell’area.
E poi ancora piccoli musei diffusi nei vari comuni, dalla Grancia di San Lorenzo a Sala Consilina al Museo Civico di Montesano sulla Marcellana, che completano un racconto del territorio fatto di tante voci locali, un po’ come lo stesso Archivio Atena.
A tavola, il territorio regala un altro motivo per fermarsi più a lungo: caciocavallo podolico, olio extravergine locale, fusilli al ragù e dolci della tradizione contadina accompagnano volentieri le giornate tra borghi, grotte e musei.
Un paese, un archivio, una comunità

Nato nel 2021 da una collaborazione tra il Comune di Atena Lucana e l’ISIA di Urbino, l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, il progetto ha trovato negli anni successivi un decisivo slancio grazie al finanziamento del Ministero della Cultura nell’ambito del PNRR – Bando Borghi.
L’idea di partenza è semplice: raccogliere, digitalizzare e valorizzare le fotografie private custodite nelle case degli atenesi, insieme al patrimonio materiale, immateriale, naturale e ambientale che racconta l’identità del paese. Non un archivio “da museo”, dunque, ma un archivio di comunità: un organismo vivo che cresce grazie alla partecipazione diretta degli abitanti, e che negli anni ha coinvolto centinaia di studenti, ricercatori, artisti e fotografi provenienti da tutta Italia.
Tra i partner scientifici e culturali che si sono affiancati al progetto figurano l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, il MAXXI, la Sapienza Università di Roma e l’Università Federico II di Napoli.
La Schifa, cuore pulsante del progetto
Simbolo tangibile di questa rigenerazione è la Schifa, un edificio storico del centro di Atena Lucana riqualificato proprio grazie ai fondi di Archivio Atena.
Al suo interno hanno trovato casa un centro di digitalizzazione dedicato alla fotografia e alla documentazione cartacea, un centro stampa, uno studio di registrazione audio e spazi di coworking: un piccolo laboratorio permanente dove il passato del paese viene trattato con gli strumenti del presente.
È qui che, ogni anno, prendono forma le residenze artistiche che portano ad Atena Lucana fotografi e studenti. Il metodo di lavoro è quello del “censimento”: due settimane immersive in cui il territorio, le sue feste, i suoi gesti quotidiani, i suoi oggetti diventano materia di indagine visiva, restituita poi in mostre diffuse per le vie del paese.
Oltre 60 progetti fotografici, un atlante della vita quotidiana
Nelle fotografie scattate dai ragazzi ospitati ad Athena, l’Archivio Atena racconta un poco di tutto della cultura locale: dalle acconciature tradizionali femminili alle diverse tipologie di sedie un tempo utilizzate nelle case del paese, dai riti legati alla festa di San Ciro fino agli ex voto conservati nel santuario, catalogati e fotografati fronte e retro per recuperarne ogni traccia e ogni firma.
E poi ovviamente, le foto che ritraggono la natura che circonda il borgo: le grotte e le cavità dei Monti Alburni, i laboratori artigianali, il progetto tessile nato dal dialogo tra un gruppo di signore del paese e le piante del Vallo di Diano, usate come tinture naturali per raccontare memorie domestiche tramandate di generazione in generazione.
Opera Paese, quando il borgo diventa museo
Il momento in cui tutto questo lavoro si mostra al pubblico è Opera Paese, la mostra diffusa che per oltre un mese trasforma il centro storico di Atena Lucana in un museo a cielo aperto. Le immagini di famiglia dialogano con la produzione artistica contemporanea, e il visitatore è invitato a percorrere il paese come si percorrerebbe un archivio vivente, fatto di vicoli invece che di scaffali.
Accanto alle esposizioni, il programma di Archivio Atena prevede assemblee pubbliche, rassegne musicali e momenti conviviali aperti alla cittadinanza, pensati per tenere insieme ricerca scientifica, produzione artistica e partecipazione popolare in un unico racconto corale.
La memoria come risorsa
I piccoli borghi dell’entroterra italiano vengono spesso raccontati per lo spopolamento, Atena Lucana propone una narrazione diversa. Qui la memoria non è nostalgia, ma risorsa: uno strumento per generare nuove forme di produzione culturale, nuovi itinerari turistici e, soprattutto, un rinnovato senso di appartenenza tra gli abitanti, specialmente i più giovani.
Una base perfetta anche per la Certosa di Padula

Chi organizza un viaggio nel Vallo di Diano farebbe bene a mettere in conto qualche giorno in più, perché Atena Lucana è anche un punto di partenza ideale per raggiungere uno dei gioielli monumentali del Sud Italia: la Certosa di San Lorenzo a Padula, distante appena una ventina di minuti d’auto.
Patrimonio UNESCO e tra i complessi monastici più grandi d’Europa, maestosa con il suo chiostro grande, lo scalone elicoidale e la ricchezza barocca degli ambienti interni. L’abbinamento tra le due tappe funziona particolarmente bene: da un lato la grandiosità silenziosa e monumentale della Certosa, dall’altro l’intimità viva e quotidiana dell’Archivio Atena, con le sue fotografie di famiglia e i suoi laboratori partecipativi.
Due modi opposti, e complementari, di raccontare la memoria di un territorio: quello ufficiale e scenografico del grande monumento storico, e quello minuto e corale di un archivio costruito casa per casa. Un itinerario di due o tre giorni tra i due luoghi restituisce così un ritratto completo del Vallo di Diano, capace di tenere insieme arte, storia, fede e identità popolare.
Come raggiungere Atena
Atena Lucana si raggiunge facilmente dagli assi autostradali che collegano Salerno alla Basilicata, ed è un’ottima base per esplorare il Vallo di Diano, terra di tratturi, grotte carsiche e borghi ancora poco battuti dal turismo di massa.
Chi arriva in occasione di Opera Paese o dei weekend culturali legati al progetto può pernottare nei B&B del centro storico e scoprire una cucina che, pur trovandosi in Campania, guarda con decisione ai sapori della vicina Basilicata: legumi, formaggi di malga e piatti poveri della tradizione contadina, spesso protagonisti anche degli eventi conviviali organizzati dal Comitato Festa locale.
Testo di Anna Maria De Luca|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































