Il circuito Amaparco svela la Romagna segreta e la sua biodiversità tra il Delta del Po, la Salina di Cervia e la penisola di Boscoforte. Un viaggio naturalistico e storico che tocca anche la Diga di Ridracoli e il borgo di Verucchio, tra oasi incontaminate, fenicotteri, foreste e antiche rocche.

Testo e foto di Emanuela De Santis
Il Parco del Delta del Po è la più vasta zona umida d’Italia, un labirinto liquido riconosciuto come Riserva di Biosfera MAB Unesco che si estende tra Emilia Romagna e Veneto, dove il grande fiume entra nel mare Adriatico in un mutare continuo di canneti, lagune e specchi d’acqua.
L’antico cordone dunoso di Boscoforte, formatosi in epoca etrusca, si estende per circa sette chilometri tra le valli a sud di Comacchio, offrendo un paesaggio unico.
Insieme alla Salina di Cervia, porta sud del Delta del Po, alla diga di Ridracoli e alla Rocca Malatestiana di Verrucchio costituisce una delle tappe del circuito Amaparco realizzato da Atlantide, la cooperativa che in Romagna valorizza e gestisce l’accoglienza di luoghi di valore storico naturalistico.
Rocche, castelli, ecomusei e spazi culturali che custodiscono la cultura e le tradizioni della regione famosa per le spiagge e la movida, ma per lo più sconosciuta in quanto a siti incontaminati e biodiversità.
Salina di Cervia, tra biodiversità e sapori

La salina di Cervia è una riserva naturale di popolamento animale ed ospita nel corso dell’anno oltre 70 specie di uccelli che trovano in questo ambiente le condizioni per alimentarsi e nidificare.
Esprime tutta la sua magia al tramonto: a bordo di una barca elettrica, lungo il canale nato per il trasporto del sale, ai margini degli stagni, a pelo d’acqua, si avvistano l’avocetta e il cavaliere d’Italia nella loro divisa bianco e nera, aironi cinerini e fenicotteri rosa.

Le alofile, le specie vegetali amanti del sale, si sono adattate a sopravvivere a condizioni estreme e le piante più comuni qui sono la salicornia, un’alga che qui esalta i sapori piatti di pesce, e il limonio comune, che mantiene la fioritura anche anni dopo essere stato reciso.
D’estate quando la salinità è più elevata prolifera un’alga microspia, la dunaliella, invisibile ad occhio nudo ma che colora l’acqua di rosso.
Il sale di Cervia, tanto prezioso da essere chiamato l’oro bianco, per la limitata presenza di sostanze amare come i solfati di magnesio, di calcio, di potassio ed il cloruro di magnesio risulta dolce rispetto agli altri sali marini ed è ancora raccolto e confezionato con metodi tradizionali.
Oggi, anche arricchito con spezie ed erbe aromatiche, è considerato la specialità gourmet della zona, ma un tempo veniva utilizzato anche per conciare le pelli, per la lavorazione di vetri e ceramiche.
Un altro punto di riferimento sul tema della biodiversità a Cervia è la Casa delle Farfalle, oggi riconosciuta come centro di divulgazione scientifica, un angolo di foresta pluviale racchiusa in una serra di 500 metri quadrati nella pineta ai margini della città.

Centinaia di farfalle tropicali volano tra le piante esotiche e si posano sui visitatori che hanno la pazienza di restare immobili per qualche minuto. Si visita la nursery, la zona dove si schiudono le crisalidi e si prosegue per la “casa degli Insetti” il padiglione dove osservare da vicino l’organizzazione della vita delle api e delle formiche, scarabei, blatte giganti, mantidi ed insetti stecco.
L’oasi segreta della penisola di Boscoforte
Un lembo di terra si protende per sei chilometri a sud all’interno della laguna di Comacchio: la penisola di Boscoforte è un’oasi segreta che si dice risalga a 3000 anni fa; dal nord Italia il Po nel tempo ha portato a valle, insieme all’acqua, residui e sedimenti, sabbia e limi che depositandosi hanno creato un cordone dunoso unico nel suo genere.

L’avventura comincia al Centro Visite NatuRa di Sant’Alberto dove si affittano le biciclette con cui esplorare a pelo d’acqua i contorni di un panorama ad alto impatto visivo: rimasta chiusa al pubblico per molto tempo, la penisola ha sviluppato una sorta di ecosistema in cui la natura ha preso il sopravvento, un habitat ideale per le soste degli uccelli migratori.
Lungo il sentiero, tra canneti, dossi sabbiosi e canali dove l’acqua dolce si mescola a quella salata si avvistano falchi, aironi e la colonia di fenicotteri più grande del Mediterraneo. E nelle ore più calde è facile essere colti di sorpresa da un branco di cavalli bianchi originari della Camargue portati qui da un allevatore negli anni ’80, oggi completamente allo stato brado, padroni assoluti dell’oasi di terraferma.
La Diga di Ridracoli, lì dove natura ed ingegneria convivono

Se l’acqua è fil rouge che congiunge i siti coinvolti nella rete di Amaparco, la Diga di Ridracoli, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, oltre ad essere il polmone idrico per circa 48 comuni della Romagna e della Repubblica di San Marino è anche il polo d’attrazione escursionistico della regione dove natura ed ingegneria convivono in sintonia.
La diga costruita negli anni ’80 sul fiume Bidente ha completamente sommerso il borgo di Ridracoli e dato origine ad un lago dove oggi si va in barca e si praticano sport acquatici.
Per godere a tutto tondo il panorama basta salire sulla terrazza di Idro, l’ecomuseo delle Acque, un percorso didattico interattivo che mira a spiegare in chiave tecnologica i misteri dell’acqua. Ma con i suoi 103 metri di altezza la diga racchiude il fascino di un mostro mitologico oggetto di avventurose esplorazioni nei suoi meandri interni e meta di eventi come raduni motociclistici e shooting fotografici.
Una volta attraversato il tunnel che ne segna il confine con il bosco ha inizio la sentieristica che conduce attraverso la Foresta della Lama in cima al monte Penna.

Mentre per i locali è d’obbligo il tradizionale picnic all’ombra degli arbusti a pelo d’acqua i visitatori invece sono attratti dall’emozione green, il forestbathing, la connessione sensoriale con il bosco attraverso un lento percorso guidato che culmina con la sosta in meditazione sotto un anfiteatro di faggi, abeti e castagni monumentali.
Nell’affascinante monotonia di un paesaggio che si declina nelle diverse sfumature del verde sbuca in alto il campanile della chiesetta di San Martino risalente al 1531 e scampata all’inondazione della diga insieme al soprastante Palazzo Giovannetti, oggi Palazzo di Ridracoli, un’antica dimora rurale che ha soppiantato il mito dell’osteria di paese e dove la pietra, gli ambienti rustici e la cucina campagnola danno un sapore esotico all’ospitalità.

A due passi da Rimini, a Verucchio, l’acqua del mare si vede all’orizzonte e si gode uno dei panorami più spettacolari della Romagna: borgo arroccato a prova d’assedio fu chiamato “la culla dei Malatesta”.
Qui comandava il mitico “Mastin Vecchio”, il centenario capostipite della dinastia malatestiana citato persino nella Divina Commedia. La sua dimora issata su uno sperone di roccia, la maestosa Rocca del Sasso, domina la Valmarecchia dal XIII secolo e l’aura del medioevo rimbalza ancora tra le sale e le balconate tese nel vuoto.

Ma secoli prima dei castelli, la zona era stata colonizzata dalla civiltà Villanoviana che ha lasciato in eredità un patrimonio archeologico ricchissimo: il museo civico, ospitato nell’Antico Monastero dei Padri Agostiniani, espone i reperti degli scavi delle necropoli dei secoli tra il IX e il VII a.C., arredi tombali, ma soprattutto preziosi gioielli d’ambra e un bellissimo trono di legno di quercia intarsiato con scene di vita locale risalente all’età del ferro.
La fama internazionale del festival musicale estivo richiama nel borgo un turismo dal palato raffinato, una chicca per chi sa godere del silenzio dei vicoli che in lontananza risuonano delle rievocazioni storiche in costume e si impregnano degli effluvi dei sapori locali, i tartufi e le piadine ma soprattutto i cappelletti al ragù, innaffiati con un calice di Rubicone.
Infoutili:
Per saperne di più si possono consultare i siti amaparco.it e atlantide.net
I biglietti per l’Oasi di Boscoforte costano solitamente 10,00 € per gli adulti e sono gratuiti per i bambini da 0 a 5 anni. L’area è privata e protetta, quindi si può visitare solo con escursioni guidate a piedi prenotabili online tramite il portale del Museo Natura di San’Alberto.
Dove mangiare:

Ristorante Saretina Cervia, Lungomare Grazia Deledda 152, saretina152.it
Cucina tra gli ombrelloni che lega con originalità il pescato locale e i prodotti a km. 0 come i cappelletti al ragù bianco di seppia e le ali di razza al pomodoro concassé.
Ristorante Al Mastin Vecchio, via dei Martiri 4, Verucchio, ostedelcastello.it
All’interno della Dimora storica Oste del Castello una cucina con materie prime di qualità ed i sapori che la Romagna ed il suo entroterra offrono, valorizzate dall’esperienza e l’estro dello chef Alessandro Mazzoni
Agriturismo Tenuta Augusta, Km. 11 via Romea Nord, via Poggi 8, Mandriole, tenutaugusta.it
Ristorazione tipica romagnola con produzioni proprie, paste al matterello e ripiene.

Ristorante Il Molino, via Biserno Molino 55, Santa Sofia
A fianco di un antico mulino il laghetto di pesca sportiva fornisce le trote freschissime che qui vengono preparate in tutte le possibili declinazioni, affumicate, marinate, alla griglia da accostare ai piatti a base di funghi serviti secondo la stagionalità.
Palazzo di Ridracoli, via Ridracoli 11, Ridracoli, ilpalazzoridracoli.com
Dimora storica nel verde, al fascino intatto di una casa padronale d’impronta toscana, unisce quello dell’ambiente immerso nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Anche ristorante con piatti della tradizione locale a base di funghi, tartufi e cacciagione.
Hotel Commodore Cervia, Lungomare Grazia Deledda 126, Cervia, hotelcommodore.it
Un quattro stelle affacciato sul mare. Grandi vetrate, elegante e di design, camere arredate con grandi immagini della storia della raccolta del sale.
Testo e foto di Emanuela De Santis|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com








































