Tra mito, natura e storia, un viaggio attraverso le isole Tremiti che cambiano volto a ogni approdo
Testo di Giovanna Bazzanella foto di Pierluigi Orler

Ci sono luoghi che si lasciano raccontare da una fotografia. Altri che hanno bisogno di una cartina per essere compresi. Le Isole Tremiti appartengono a una categoria diversa: sono tra quei posti che si scoprono lentamente, lasciando che sia il mare a guidare il viaggio.
Chi arriva per la prima volta pensa di trovare un arcipelago di acque trasparenti, grotte marine e piccole cale. E tutto questo c’è davvero.
Ma basta trascorrere qualche ora tra le isole per capire che il loro fascino non risiede soltanto nella bellezza del paesaggio. È il modo in cui ogni approdo cambia il rapporto con il mare, con il tempo e con il silenzio. Forse è per questo che nessuno racconta le Tremiti allo stesso modo.
C’è chi conserva negli occhi il bianco abbagliante delle falesie illuminate dal sole, chi ricorda il profumo della pineta di San Domino, chi il richiamo delle diomedee nelle sere d’estate o il silenzio che avvolge i bastioni di San Nicola. Ognuno torna con un’immagine diversa. Alle Tremiti non esiste una cala più bella delle altre. Esiste quella che, per un momento, riesce a parlare proprio a noi.
Ogni isola ha una storia. Le Tremiti ne hanno due

La prima appartiene al mito. Si racconta che Diomede, l’eroe greco della guerra di Troia, approdò sulle coste del Gargano dopo un lungo peregrinare nel Mediterraneo.
Quando terminò di modellare quella terra, gli rimasero tra le mani alcuni enormi massi di calcare. Li raccolse e li gettò nell’Adriatico. Dove le pietre toccarono l’acqua, nacquero cinque isole. È una leggenda antica, tramandata nei secoli, che continua a vivere insieme al canto delle diomedee, gli uccelli marini che, secondo la tradizione, sarebbero i compagni dell’eroe trasformati dagli dèi e condannati a chiamarlo in eterno.
La seconda storia è quella della geologia. Molto prima che il mito immaginasse Diomede, era già il mare a scolpire queste terre. Milioni di anni di vento, onde e movimenti della crosta terrestre hanno modellato il calcare, dando forma a pareti bianche, archi naturali, grotte, faraglioni e piccole insenature che ancora oggi rendono ogni tratto di costa diverso dall’altro.
Alle Tremiti il mito e la scienza non si contraddicono. Semplicemente raccontano la stessa meraviglia con linguaggi diversi. Ed è difficile stabilire quale delle due storie sia la più affascinante quando ci si ritrova davanti al bianco della roccia che precipita nell’azzurro dell’Adriatico.
Il mare che scolpisce

Alle Tremiti la geologia non è soltanto una curiosità. È il motivo per cui queste isole sono così diverse da qualsiasi altro arcipelago italiano. Il calcare riflette la luce con un’intensità sorprendente, trasformando il colore dell’acqua nel corso della giornata.
Al mattino prevalgono i toni turchesi delle cale più basse; nelle ore centrali si accendono riflessi smeraldo, mentre verso sera il blu torna profondo e uniforme, fino a confondere il confine tra cielo e mare.
Anche la costa sembra non ripetersi mai. Una parete verticale lascia improvvisamente spazio a una grotta marina. Poco oltre si apre una piccola spiaggia di ciottoli, seguita da un arco naturale o da un faraglione che emerge dall’acqua come una scultura. Sono forme che il mare continua a modellare ancora oggi, ricordando che questo paesaggio non è immobile, ma un‘opera in costante evoluzione.
Persino i nomi delle cale raccontano il dialogo tra l’uomo e la natura. Alcuni ricordano i venti che per secoli hanno guidato pescatori e marinai, altri conservano la memoria di episodi lontani, di antiche leggende o, più semplicemente, della forma della costa. Basta osservarli su una carta nautica per intuire che ogni approdo custodisce una storia diversa.
San Domino, l’isola che accoglie

San Domino è il cuore pulsante delle Tremiti. È qui che approda la maggior parte dei visitatori. Eppure, basta allontanarsi di pochi passi dal porto perché l’isola cambi volto. Un sentiero si addentra nella pineta, la luce si attenua, l’aria profuma di resina e salsedine. Poi, all’improvviso, tra gli alberi ricompare il mare.
Con i suoi poco più di due chilometri quadrati, San Domino è l’isola più estesa e la più verde dell’arcipelago. La pineta di pini d’Aleppo la ricopre quasi interamente, creando un paesaggio in cui il verde sembra scivolare fino all’acqua.
Per secoli, però, il centro della vita delle Tremiti era San Nicola. Qui i monaci benedettini coltivavano orti, vigneti e uliveti, raccoglievano legna e si prendevano cura della pineta, tanto che San Domino era conosciuta come l’Orto del Paradiso.
Ancora oggi quell’anima è rimasta intatta. San Domino invita a rallentare. A seguire un sentiero senza sapere dove conduca. A fermarsi quando il mare riappare tra i pini. Qui conta più il cammino verso la meta che il ritmo delle onde dell’itinerario. Ed è seguendo quel ritmo che si raggiunge il cuore dell’isola: le sue cale. Tra il bianco della roccia e il blu dell’Adriatico, ogni viaggiatore finisce per trovare la propria.
Le Cale, dove il mare cambia completamente carattere
C’è una domanda che chi arriva alle Tremiti pone quasi sempre per prima: qual è la cala più bella? È una domanda a cui nessuno del posto risponde davvero. Non per riservatezza, ma perché sarebbe impossibile.
Alle Tremiti il mare cambia volto nell’arco della giornata: il vento decide quale costa raggiungere e la luce trasforma continuamente il colore dell’acqua. La cala perfetta del mattino può essere completamente diversa da quella del pomeriggio.
Per questo l’arcipelago si scopre un approdo alla volta. Non seguendo una classifica, ma lasciandosi guidare dal mare. Ogni cala ha un carattere. E, quasi senza accorgersene, ognuno finisce per riconoscersi in una.
Cala Tramontana

Dove lo sguardo si allarga. Ci sono luoghi che invitano a fermarsi. Cala Tramontana invita, prima di tutto, a guardare lontano.
Il nome richiama il vento che soffia da nord, quello che per secoli ha accompagnato pescatori e marinai lungo le rotte dell’Adriatico. Qui la costa si apre e lascia correre lo sguardo fino a confondere il mare con il cielo.
Quando il sole inizia a scendere verso il Gargano, la roccia si accende di riflessi dorati e tutto sembra rallentare insieme alla luce.
Cala degli Inglesi

Dove il mare conserva le storie. Alcuni luoghi sembrano custodire il silenzio più delle parole. Quello di Cala degli Inglesi richiama un antico episodio marittimo, legato – secondo la tradizione – al naufragio di un’imbarcazione britannica.
Come accade spesso sulle isole, storia e leggenda finiscono per sovrapporsi fino a diventare una sola memoria. La baia è raccolta, quasi nascosta. Le pareti di calcare attenuano ogni rumore, l’acqua assume tonalità profonde e il silenzio diventa parte del paesaggio.
Ci si arriva per fare il bagno. Si finisce per restare ad ascoltare.
Cala Matano
Il profumo della macchia mediterranea. Prima ancora di mostrarsi, Cala Matano si annuncia col suo profumo. Il sentiero attraversa il mirto, il lentisco, i corbezzoli e le essenze della macchia mediterranea che crescono spontanee tra la roccia e il mare.
È uno di quei percorsi che rallentano il passo senza bisogno di cartelli. Il nome ricorda la duchessa Matano, ma negli ultimi decenni questa cala è diventata anche uno dei luoghi più legati a Lucio Dalla, che qui trascorse lunghi periodi trovando ispirazione per alcune delle sue pagine più intime.
Forse perché Cala Matano non cerca di stupire. Conquista lentamente. Come certi luoghi che continuano a riaffiorare nella memoria molto tempo dopo essere stati abbandonati.
Cala Tonda

Il rifugio. Ci sono approdi che sembrano disegnati per proteggere chi arriva dal mare. La geografia, a volte, è sorprendentemente sincera.
Cala Tonda prende il nome dalla sua forma quasi perfettamente circolare. Le pareti di roccia la riparano dal vento e l’acqua riflette il bianco del calcare con sfumature che cambiano continuamente durante il giorno.
Qui tutto sembra più raccolto, le voci si abbassano. Le barche rallentano. Perfino il tempo sembra dilatarsi. È uno di quei luoghi che ricordano come il lusso più raro, oggi, sia trovare uno spazio in cui non avere fretta.
Punta del Diamante

Dove il paesaggio diventa meraviglia. Ci sono luoghi che sembrano racchiudere l’anima di un intero territorio. Punta del Diamante è uno di questi.
Da qui il panorama si apre sui Pagliai, i grandi faraglioni che emergono dal mare come enormi sculture di calcare modellate dal tempo. Il loro nome richiama gli antichi covoni di fieno, mentre una leggenda racconta che proprio tra queste rocce fosse nascosto un diamante di inestimabile valore.
Ma il vero tesoro è davanti agli occhi. È la luce a cambiare continuamente il colore delle falesie. È il dialogo silenzioso tra la roccia e il mare. È la sensazione di trovarsi davanti a un paesaggio che non ha bisogno di essere spiegato. Basta fermarsi per qualche minuto perché sia lui a raccontarsi.
Ed è proprio qui che si comprende come, alle Tremiti, il mare non sia soltanto ciò che separa le isole. È ciò che le tiene unite.
Lasciando Punta del Diamante, il profilo di San Domino si allontana lentamente e, davanti alla prua, appare una sagoma completamente diversa. Più severa. Più raccolta. Più antica. È San Nicola.
Il luogo in cui il viaggio cambia ancora una volta ritmo. Se fino a questo momento è stato il mare a parlare, ora saranno le pietre a prendere la parola.
San Nicola, l’isola da ascoltare

Bastano pochi minuti di navigazione per lasciare San Domino e ritrovarsi in un luogo completamente diverso. La pineta scompare, il profilo dell’isola si fa severo e, avvicinandosi al porto, sono le mura a dominare il paesaggio.
Sembrano nascere dalla roccia, come se isola e fortezza fossero sempre appartenute l’una all’altra. È il primo segnale che qui il viaggio cambia tono. Se San Domino invita a muoversi, San Nicola invita a rallentare.
San Nicola è il cuore storico delle Tremiti. Poco più di quaranta ettari custodiscono da quasi mille anni una delle comunità monastiche più importanti dell’Adriatico.
L’Abbazia di Santa Maria a Mare, fondata dai monaci benedettini tra l’XI e il XII secolo, trasformò presto questo piccolo lembo di terra in un centro religioso, economico e culturale capace di controllare le rotte dell’Adriatico.
Il mare era ricchezza. Ma era anche il punto da cui poteva provenire ogni minaccia. Per questo il monastero cambiò lentamente volto. Attorno alla chiesa sorsero mura, bastioni e torrioni, fino a trasformare l’intera isola in una cittadella fortificata. Oggi tutto appare naturale. È difficile distinguere dove finisca la roccia e dove inizi l’opera dell’uomo.
Passeggiare per San Nicola significa attraversare quasi mille anni di storia. Le pietre raccontano molto più delle date. Hanno visto mercanti veneziani e pellegrini diretti verso la Terra Santa. Hanno resistito agli assedi. Hanno accolto monaci, marinai e viaggiatori. Hanno assistito al susseguirsi di dominazioni, trasformazioni e lunghi periodi di silenzio. Perfino quando l’abbazia perse il proprio ruolo centrale, l’isola continuò a vivere.
Fu presidio militare, colonia penale, luogo di confino. Ogni epoca ha lasciato una traccia. Eppure nulla, qui, sembra pesare. La storia non si impone. Si lascia incontrare. Arriva con il rumore dei passi sulle antiche pavimentazioni, con il vento che attraversa i camminamenti, con il mare che continua a infrangersi contro le mura esattamente come faceva secoli fa.
Pochi passi conducono ai bastioni. Da qui lo sguardo abbraccia l’intero arcipelago. San Domino appare come un’isola verde sospesa sull’acqua. Il Cretaccio emerge tra le due sorelle maggiori con il suo profilo chiaro e frastagliato. Più lontano, Caprara sembra galleggiare sul mare.
Pianosa si intravede appena, quasi fosse un miraggio. Solo osservando le Tremiti da questo punto se ne comprende davvero la dimensione. Sono isole piccole. Quasi fragili. Eppure, il mare non le disperde. Le tiene insieme. È una presenza costante.
Divide le terre emerse, ma costruisce un unico paesaggio. Ed è seguendo, ancora una volta, quella linea d’acqua che il viaggio prosegue verso le isole meno conosciute dell’arcipelago. Là dove il silenzio diventa ancora più profondo e la natura torna a occupare tutto lo spazio.
Cretaccio, Caprara e Pianosa, dove la natura detta il ritmo

Tra San Domino e San Nicola affiora il Cretaccio. Poco più di uno scoglio, eppure fondamentale per comprendere il carattere delle Tremiti. Le sue pareti chiare, modellate senza sosta dal vento e dal mare, raccontano la forza degli elementi meglio di qualsiasi spiegazione. Qui la natura appare essenziale, quasi priva di compromessi. Roccia, acqua e tempo sono gli unici protagonisti.
Poco più a nord si estende Caprara, l’isola più selvaggia dell’arcipelago. Disabitata e protetta dalla Riserva Naturale, conserva un equilibrio che altrove il Mediterraneo ha spesso perduto. La macchia mediterranea ricopre l’altopiano, mentre le falesie precipitano nel mare, offrendo rifugio a una fauna che qui trova uno degli ambienti più preziosi dell’Adriatico.
Tra questi abitanti ci sono le berte, uccelli marini dal volo elegante e dal richiamo inconfondibile, che la tradizione identifica con le leggendarie Diomedee. Il mito racconta che furono le compagne dell’eroe greco Diomede, trasformate dagli dèi in uccelli per vegliare sul luogo della sua sepoltura. Ancora oggi, nelle notti di primavera e d’estate, il loro canto accompagna il vento, rendendo queste isole sospese tra natura e leggenda.
Per biologi, ornitologi e studiosi dell’ambiente, Caprara rappresenta un luogo di straordinario valore naturalistico. La varietà degli habitat terrestri e marini custodisce un patrimonio di biodiversità che rende le Tremiti molto più di una semplice destinazione balneare. Basta allontanarsi dalle rotte più battute per comprendere che la vera ricchezza dell’arcipelago risiede nel delicato equilibrio tra mare, roccia e natura.
Proprio per preservare questo ecosistema, l’intero arcipelago è tutelato come Area Marina Protetta ed è gestito dal Parco Nazionale del Gargano. Il territorio è suddiviso in aree con diversi livelli di tutela, dalle zone a riserva parziale fino alla riserva integrale di Pianosa, dove l’accesso e ogni attività umana sono rigorosamente regolamentati per garantire la conservazione di uno degli ambienti marini più preziosi dell’Adriatico.
Cretaccio, Caprara e Pianosa non sono semplicemente le isole meno frequentate delle Tremiti: rappresentano il volto più autentico dell’arcipelago, dove è la natura a dettare ancora il ritmo del tempo e a ricordare che qui l’uomo è soltanto un ospite.
Infoutili
Informazioni: Le Isole Tremiti sono un piccolo arcipelago nel cuore dell’Adriatico composto da cinque isole: San Domino, San Nicola, Caprara, Cretaccio e Pianosa. San Domino è il centro turistico dell’arcipelago, mentre San Nicola custodisce il suo straordinario patrimonio storico e monumentale. Le distanze sono contenute: una volta arrivati, il modo migliore per vivere le Tremiti è dimenticare l’automobile e lasciarsi guidare dal ritmo lento dell’isola.
Tremitinow: questa è l’APP da scaricare consigliata a chiunque voglia visitare il piccolo arcipelago e orientarsi tra le cale. Tremitinow è l’applicazione ufficiale delle Isole Tremiti (su App Store e Google Play). La mappa interattiva raccoglie tutte le calette dell’arcipelago con foto, descrizioni e recensioni di chi ci è già stato, così da capire in anticipo quali sono raggiungibili a piedi e quali solo via mare.
Nella stessa app si trovano gli orari aggiornati dei traghetti con avvisi su ritardi e cancellazioni, il meteo, le webcam in tempo reale, il calendario degli eventi e le pagine delle attività dell’isola, oltre alla possibilità di pagare la tassa di sbarco direttamente dal telefono.
Per ogni dubbio c’è Ellis, l’assistente integrato che risponde alle domande più comuni: dove mangiare, dove dormire, a che ora parte il prossimo traghetto.
Come arrivare: Le Tremiti sono raggiungibili tutto l’anno in traghetto da Termoli e, durante l’estate, anche da Vieste, Peschici e Rodi Garganico. La traversata dura da 50 minuti a circa 2 ore, in base al porto di partenza.
Chi desidera ridurre i tempi può scegliere il collegamento in elicottero da Foggia, attivo durante la stagione turistica. Consiglio: nei mesi di luglio e agosto è opportuno prenotare in anticipo sia il trasporto sia l’alloggio.
Come muoversi: L’auto non serve. San Domino si visita comodamente a piedi o con i piccoli taxi elettrici, mentre San Nicola è collegata da battelli frequenti. Per scoprire davvero l’arcipelago vale la pena dedicare almeno una giornata a un’escursione in barca.
Il giro dell’arcipelago: È l’esperienza da non perdere. Solo dal mare si possono ammirare grotte marine, archi naturali, faraglioni e calette raggiungibili esclusivamente via mare, con soste per il bagno nelle acque cristalline dell’Area Marina Protetta. Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi al Minimarket Shop 88, nella piazza principale di San Domino, punto di riferimento per escursioni e servizi turistici. Tel. +39 339 584 2544 da Sita e Nicola.
Quando andare: Da maggio a settembre il clima è ideale. Giugno e settembre sono i mesi migliori per chi cerca mare, tranquillità e temperature piacevoli, mentre luglio e agosto offrono maggiore vivacità ma anche un’affluenza più elevata.
Dove dormire: San Domino è la scelta ideale per chi desidera soggiornare vicino alle spiagge e ai principali servizi. San Nicola, più raccolta e silenziosa, è perfetta per chi vuole immergersi nella storia e nell’atmosfera più autentica dell’arcipelago. Le Tremiti sono una meta perfetta anche per l’autunno.
Villaggio Touring Club Italiano, San Domino
Dal 1958 è uno dei luoghi simbolo delle Tremiti. Immerso nella pineta di San Domino e affacciato sulla splendida Cala degli Inglesi, continua a essere una delle strutture più apprezzate da chi cerca una vacanza essenziale, a stretto contatto con la natura.
Dove mangiare: La cucina delle Tremiti valorizza il pescato del giorno e le ricette della tradizione adriatica: pesce alla griglia, zuppe di mare, polpo, seppie e, quando disponibili, gli spaghetti ai ricci.
A’Smerza – Cala Matano – San Domino
Un piccolo chiosco affacciato sul mare, ideale per una pausa o per un pranzo informale. La cucina è guidata dallo chef Vittorio, storico collaboratore di Lucio Dalla, e propone piatti semplici preparati con pesce fresco in una delle baie più suggestive dell’arcipelago.
La Torretta – San Nicola
Situato all’interno di una delle antiche torri della fortezza di San Nicola, offre una terrazza panoramica perfetta per un aperitivo o per una cena con vista sul mare. L’atmosfera e il panorama lo rendono uno dei locali più suggestivi delle Tremiti. Tel. 333.5309096
Cosa mettere in valigia: Portare l’essenziale. Possono essere utili: costume e telo mare – crema solare e cappello -maschera e boccaglio – scarpette da scoglio – scarpe comode per i sentieri – una felpa leggera per la sera; gli appassionati di immersioni troveranno alle Tremiti una delle migliori destinazioni italiane per il diving con 7 centri dedicati e organizzati
Da non perdere: Giro completo dell’arcipelago in barca – Visita all’Abbazia di Santa Maria a Mare – Un bagno a Cala Matano – Snorkeling nell’Area Marina Protetta – escursione in kayak o SUP – tramonto tra i pini di San Domino.
Prima di partire: Le Tremiti sono un piccolo arcipelago in cui tutto si vive a ritmo lento. Prenotate in anticipo traghetti, alloggi ed escursioni, soprattutto in alta stagione. È consigliabile avere con sé un po’ di contanti, poiché i servizi bancari sono limitati. Ricordate, infine, che vi trovate all’interno di un’Area Marina Protetta: rispettare l’ambiente significa contribuire a preservare uno degli ecosistemi più preziosi dell’Adriatico.
Testo di Giovanna Bazzanella foto di Pierluigi Orler |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































