In bici e a piedi tra altipiani, faggete e accoglienti paesi montani si viaggia nell’essenza pura del Parco Nazionale del Pollino. Un’avventura straordinaria su strade e sentieri solitari e la traccia di una vecchia ferrovia da vivere assecondando la forza di gravità.

Testo di Enrico Caracciolo Foto di Enrico Caracciolo e Vittorio Sciosia

in bicicletta in Basilicata, nel Parco Nazionale del Pollino e il monte Pollino sullo sfondo
Basilicata, Parco Nazionale del Pollino ©Vittorio Sciosia

Sfiora le nuvole il Pollino dove l’Italia si stringe affacciandosi verso Mezzogiorno. Come scriveva Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” (1957) “talvolta sembra d’essere in Svizzera, nell’Alto Adige o nei Paesi Scandinavi”. Benvenuti, nel cuore più autentico e aspro dell’Italia meridionale, dove il tempo è inciso sulla corteccia degli alberi e nei profili taglienti delle rocce calcaree.

È il Parco Nazionale del Pollino, un massiccio montuoso dalle spalle larghe che unisce, come un ponte di pietra e foreste, la Basilicata e la Calabria.

Esplorare questa terra, sia che si decida di percorrere i suoi sentieri a piedi, sia che si preferisca la sella di una bicicletta, significa accettare l’invito di una natura primordiale, immensa e profondamente silenziosa, capace di risvegliare l’istinto sopito dell’avventura.

Il pino loricato, il simbolo millenario del Pollino

Il pino loricato è il vero simbolo del parco del pollino in Basilicata, in questa foto maestosi esmplari di pino loricato e alcuni cavalli al pascolo
Il pino loricato è il vero simbolo del Parco Nazionale del Pollino, Basilicata ©Pino Di Tomaso

Salendo verso le vette, oltre il limite della vegetazione più fitta, l’ambiente si fa lunare, aspro, magnifico. Sulle creste spazzate dai venti gelidi della tramontana e bruciate dal sole estivo, si staglia il signore indiscusso di queste montagne: il Pino Loricato, albero monumentale che non è solo il simbolo del Parco, ma l’incarnazione stessa della resilienza.

Con la sua corteccia geometrica, spaccata in grandi placche che ricordano la corazza (la lorica) degli antichi legionari romani, e i rami contorti che sembrano danzare una lotta eterna contro gli elementi, il Pino Loricato osserva silenzioso l’infinito ed esprime umani sentimenti.

Camminare al cospetto di questi giganti millenari ti riconnette con la forza vitale della Terra. Sono fari silenziosi per gli escursionisti, custodi di una montagna selvaggia che non si concede facilmente, ma che premia chi sa affrontarla con rispetto, offrendo panorami che spaziano dai due mari, lo Ionio e il Tirreno, in un unico sguardo.

È la montagna dove si ferma tutto. I faggi raccontano storie di grandi bellezze, le radure sono abbracci verdi, i pini loricati sfidano l’eternità, rimangono in piedi “per sempre” anche quando muoiono e perdono la “lorica”, mostrando l’anima argentea.

La via dei grandi altipiani: da Piano Pedarreto a Piano Ruggio

Faggi monumentali nel Canale di Malvento, Parco Nazionale del Pollino, Basilicata
Faggi monumentali nel Canale di Malvento, Parco Nazionale del Pollino, Basilicata

Per immergersi in questa meraviglia, uno degli itinerari più spettacolari è la strada montana che da Rotonda si inerpica verso il cuore della montagna, una traccia spettacolare che taglia paesaggi di una vastità commovente.

Guidando o, ancora meglio, pedalando lungo questo tracciato, si attraversa Piano Pedarreto per poi sfociare nell’immenso mare verde di Piano Ruggio.

A circa 1500 metri di altitudine, questo sconfinato altopiano carsico ti accoglie con doline erbose, fioriture variopinte in primavera e faggete imponenti che incorniciano i margini dei prati. Qui, il silenzio è rotto solo dal suono dei campanacci dei cavalli e dei bovini allo stato brado, e dal fruscio del vento tra le foglie.

Fermarsi in questa distesa, respirare l’aria frizzante dell’alta quota e ammirare la cima del Monte Coppola di Paola o il profilo di Timpa della Falconara, significa vivere l’essenza più pura e incontaminata del Pollino.

Da non perdere un’escursione a piedi nel Canale di Malvento, una delle porte più semplici per sentire sotto i piedi e sulla pelle la natura integra di questo massiccio, dolce e selvaggio, intimo e solitario.

Faggi forti e gentili proteggono il sentiero che sale tranquillamente verso il belvedere di Malvento che urla verso spazi sconfinati.

I pini loricati aggrappati allo strapiombo sono le sentinelle che vegliano su questo pezzo di montagna. Non distante dal belvedere si trova il Faggio delle Sei Sorelle, esemplare monumentale di Fagus sylvatica.

È un grande vecchio di circa quattro secoli e il nome popolare dell’albero nasce dalla conformazione anatomica che riporta la fantasia all’abbraccio di sei sorelle. La pianta rientra nell’elenco degli alberi monumentali della regione Basilicata per età, dimensioni e portamento.

L’itinerario prosegue scendendo nei superbi altopiani che precedono la discesa verso Viggianello lungo una strada che disegna curve perfette.

Rotonda in Basilicata: l’accoglienza autentica del “Borgo Ospitale”

Il borgo di Rotonda visto dall'alto, Parco Nazionale del Pollino, Basilicata
Il borgo di Rotonda visto dall’alto, Parco Nazionale del Pollino, Basilicata ©Vittorio Sciosia

Scendendo a valle, il respiro della montagna incontra il calore umano di Rotonda, sede dell’Ente Parco e cuore pulsante della comunità lucana.

Rotonda non è solo un punto di partenza, ma una destinazione dell’anima. La sua essenza si manifesta perfettamente nel progetto del “Borgo Ospitale”, un meraviglioso esempio di albergo diffuso.

Qui, l’accoglienza non si consuma in fredde hall d’albergo, ma tra i vicoli del centro storico, in dimore antiche sapientemente recuperate.

Soggiornare nel Borgo Ospitale significa diventare, anche solo per qualche giorno, parte integrante della comunità: svegliarsi col profumo del pane appena sfornato, scambiare un saluto con i vicini di casa, perdersi tra le stradine in pietra e addormentarsi cullati dal silenzio di un borgo che ha scelto di rinascere puntando sulle proprie radici e sulla valorizzazione della lentezza.

Prodotti tipici di Rotonda: la Melanzana Rossa e il Fagiolo Poverello DOP

Rotonda provincia di Potenza, le melanzane tipiche della zona, Parco Nazionale del Pollino, Basilicata
Le melanzane rosse tipiche di Rotonda, Parco Nazionale del Pollino, Basilicata ©Enrico Caracciolo

La ricchezza di Rotonda si manifesta anche, e soprattutto, a tavola, grazie a una terra generosa e a contadini custodi di antiche sementi.

Due sono i gioielli assoluti di questa tradizione gastronomica, entrambi riconosciuti con marchi di tutela. Il primo è la Melanzana Rossa di Rotonda (DOP), una singolarità botanica che inganna la vista e sorprende il palato. Simile nell’aspetto a un pomodoro, si distingue per un sapore intenso, leggermente piccante, con un retrogusto tendente all’amaro che la rende unica e inimitabile, regina indiscussa delle conserve sott’olio e dei piatti tipici locali.

Il secondo è il Fagiolo Bianco di Rotonda (DOP), affettuosamente conosciuto come “Poverello”. Nonostante il nome umile, questo legume è un prodotto di altissimo pregio: un fagiolo grande, dalla buccia sottilissima e dalla polpa burrosa, coltivato in terreni fertili e ricchi di sorgenti. La sua coltivazione eroica, che prevede ancora il sostegno con paletti di castagno intrecciati a mano, racconta la fatica e l’amore di questo popolo per la propria terra.

Escursioni in natura: il Fosso Paraturo e la Cascata del Demonio

Cascata Paraturo, Rotonda (PZ), Parco Nazionale del Pollino, Basilicata
Cascata Paraturo, Rotonda (PZ), Parco Nazionale del Pollino, Basilicata ©Enrico Caracciolo

A pochi passi dal centro abitato, per chi cerca un’escursione facile ma densa di fascino, si snoda un sentiero incantato che risale il torrente. È il cammino lungo il Fosso Paraturo, un itinerario alla portata di tutti che si addentra in un microclima fresco e rigoglioso. Tra rocce muschiate, salti d’acqua e l’ombra avvolgente degli alberi, si giunge infine alla suggestiva Cascata del Demonio.

Non lasciatevi intimorire dal nome: questo salto d’acqua è un luogo di pace profonda. Il suono scrosciante del torrente, che scivola con impeto tra le geometrie millenarie della roccia, crea una colonna sonora naturale perfetta per fermarsi, svuotare la mente e ritrovare il proprio baricentro interiore.

Campotenese: la Catasta e la fioritura del Parco della Lavanda

Parco della Lavanda, Loc. Campotenese, Morano Calabro (CS), Parco Nazionale del Pollino, Calabria
Parco della Lavanda, Loc. Campotenese, Morano Calabro (CS), Parco Nazionale del Pollino, Calabria ©Enrico Caracciolo

Spostandosi leggermente più a sud, varcando il confine immaginario tra le due regioni, si giunge all’ampio pianoro di Campotenese.

Qui sorgono due tappe imprescindibili per chiunque ami viaggiare con consapevolezza. La prima è la Catasta, un polo culturale e punto informazioni dal design architettonico particolarissimo (ispirato proprio a una catasta di legno). La Catasta è la porta d’ingresso ideale al massiccio: offre mappe, storie, prodotti tipici e una libreria fornitissima, funzionando come un amplificatore della cultura del Pollino, dove il viaggiatore può prepararsi emotivamente e logisticamente alla montagna.

Poco distante, si apre una visione inaspettata che tinge di viola la montagna aspra: è il Parco della Lavanda. Tra fine giugno e agosto, in un paesaggio che improvvisamente richiama l’immaginario della Provenza ma con lo sfondo fiero dell’Appennino meridionale, sbocciano filari profumati e ipnotici.

Un luogo nato dal recupero della Lavanda Loricata, specie autoctona e spontanea, che oggi rappresenta un progetto di tutela della biodiversità e un angolo di assoluta, cromatica bellezza.

Ciclovia Lagonegro-Rotonda: in bicicletta sulla ex ferrovia calabro-lucana

biciclette lungo la ciclovia del parco nazionale del pollino in basilicata
Pedalando lungo la “ciclovia” da Rotonda all’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, Basilicata, Parco Nazionale del Pollino ©Vittorio Sciosia

Per chi sente che la bicicletta sia il mezzo perfetto per misurare il respiro del mondo, il territorio offre un tracciato di indescrivibile fascino: la Ciclovia Rotonda-Lagonegro. Recuperata dal tracciato della vecchia ferrovia a scartamento ridotto calabro-lucana, questa pista ciclopedonale è un capolavoro di archeologia industriale e rigenerazione territoriale.

Il percorso è spettacolare ma di pendenza molto dolce, perfetto anche per le famiglie e per chi preferisce un cicloturismo rilassato. Pedalare qui significa attraversare letteralmente la storia e la geografia: la vecchia strada ferrata si insinua tra montagne imponenti, superando gole profonde attraverso antichi viadotti in pietra e metallo dal fascino ottocentesco, e immergendosi nelle vecchie gallerie ferroviarie, dove rimbombano ancora gli echi dei treni a vapore.

L’assenza delle macchine, il fondo regolare e la vista costante sulle vallate circostanti rendono questo viaggio su due ruote un’esperienza sospesa nel tempo, in cui ogni chilometro macinato è una scoperta.

Il Monte Pollino e i borghi che lo incoronano non chiedono di essere consumati da un turismo distratto, ma scelti con il cuore. Questo angolo d’Italia è un invito sussurrato a muoversi lentamente, a respirare a pieni polmoni l’aria frizzante delle vette e a sedersi alla tavola di chi sa ospitare come si faceva una volta.

Che sia all’ombra di un pino loricato o di un faggio monumentale, cullati dalle acque di una cascata segreta, o pedalando sospesi su un viadotto ferroviario d’altri tempi, il Pollino è pronto a rivelarsi in tutta la sua selvaggia e meravigliosa maestosità.

Infoutili

Informazioni: Per dettagli pratici, mappe interattive, spunti e informazioni complete legate a questo reportage, trovate la scheda completa tra le Ispirazioni di Viatoribus

Ente Parco Nazionale del Pollino, Complesso monumentale Santa Maria della Consolazione, Rotonda (PZ); tel. 0973 669311, www.parconazionalepollino.it.

Catasta Pollino, Contrada Campotenese SS 19, Morano Calabro (CS); tel. 0981.1907009, www.catasta.org.

Come arrivare:

In auto: L’itinerario in auto è l’opzione più comoda, in quanto il paese è ben collegato tramite l’Autostrada A2 del Mediterraneo (ex A3 Salerno-Reggio Calabria).

Per chi proviene da Nord (es. Roma, Napoli, Salerno): A2 in direzione Reggio Calabria, uscita Lauria Sud-Laino Borgo (in alternativa, Lauria Nord) e poi seguire le indicazioni per Rotonda.

Per chi proviene da Sud (es. Reggio Calabria, Cosenza): A2 in direzione Salerno, uscita Campotenese, poi strada provinciale per Rotonda (circa 20-25 minuti dall’uscita).

In treno (più Autolinea/Taxi):

Le stazioni ferroviarie di riferimento:

Scalea-Santa Domenica Talao (CS):è l’hub più vicino, distante circa 49 km con treni Frecciarossa e Intercity. Il tragitto in auto dalla stazione a Rotonda dura circa 1 ora.

Sapri (SA) o Maratea (PZ): Situate leggermente più a nord, a circa 60 km di distanza.

Come proseguire dalla stazione a Rotonda:Autonoleggio o Taxi: la soluzione più veloce e consigliata. Autobus locali: Esistono autolinee regionali (come Rocco Bus o autolinee SLA) che collegano le stazioni tirreniche a Rotonda.

Dove dormire e dove mangiare:

Il Borgo Ospitale, Via Mordini 1, Rotonda (PZ); tel. 0973.661170, ilborgoospitale.it: albergo diffuso nel centro storico, nel Parco Nazionale del Pollino. Le sistemazioni sono ospitate in antiche dimore del paese finemente ristrutturate, unendo tradizione e comfort. Dispone di SPA e ristorante tradizionale, offrendo agli ospiti un’esperienza autentica integrata nella vita e nell’accoglienza della comunità locale.

Enrico Caracciolo di Brienza, napoletano, vive in Toscana a Castagneto Carducci.
Viaggia in bicicletta, fotografa e racconta storie di persone e territori. Fondatore di www.viatoribus.com, è stato direttore di Itinerari e Luoghi, collabora con periodici di viaggio, scrive guide turistiche ed escursionistiche.

Testo di Enrico Caracciolo Foto di Enrico Caracciolo e Vittorio Sciosia |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com