Nell’Ovest della Sardegna, tra monumenti di archeologia industriale, mix di stili architettonici e lunghissime distese verdi, l’originale storia di Mussolinia e diventata Arborea.

C’è una Sardegna davvero insolita, ben lontana da mondanità e lusso 5 stelle. E’ quella dell’ovest, nell’Oristanese, che ci sorprenderà con paesaggi surreali, spazi lunghi, piccoli borghi, storie incredibili.
In questi paesaggi inesplorati spicca Arborea che da sola vale il viaggio, soprattutto per chi è appassionato di storia e di architettura.

Creatura della bonifica, Arborea sorge tra distese verdi, ricche e fertili, boschi di pini marittimi piegati dal maestrale, case coloniche sparse in mezzo ai campi, strade ortogonali, rigorosamente denominate con i numeri. E poi monumenti di archeologia industriale, come silos e mulini, case decorate con graffiti e torrette in stile neo-medievale.

La pianura che oggi si attraversa con queste strade ad angolo retto, un tempo era un terreno paludoso, malsano, inabitabile. Nelle parole di Giulio Dolcetta, ideatore della bonifica di Arborea, si comprende che cosa fosse la regione affacciata sul Golfo di Oristano all’inizio del ‘900“un’estensione di ben 18. 000 ettari assolutamente deserta, priva di ogni forma di coltura, con rivi che scorrono in regime anarchico, con oltre 50 tra stagni e paludi, da secoli triste regno della malaria”.
Una “grande” opera, anzi un’opera gigantesca, fu avviata con pensiero avveniristico e audace fin dalla fine dell’Ottocento.
Fu la grande bonifica che in decine di anni, tramite la Società BonificheSarde, partecipata in massima parte della Comit, dagli anni ‘20 fino agli anni ‘40, attraverso idrovore potenti, il lavoro di migliaia di braccia, l’arrivo di manodopera dal nord Italia, soprattutto Veneto, Lombardia ed Emilia, recuperò migliaia di ettari di terra fertili e abitabili.
Il miraggio di una sistemazione stabile e duratura incoraggiava le famiglie continentali a lasciare una vita di stenti per trasferirsi nell’isola.

Secondo un modello socio-economico visionario, la terra fu divisa in lotti regolari con case coloniche abitate da mezzadri sotto la supervisione di un fattore.
Man mano che si recuperava terreno all’agricoltura e all’allevamento, nasceva una comunità intorno alla Villa del Presidente della Società Bonifiche Sarde, alla villa del Direttore, alla chiesa nella piazza centrale.
Tutto era ordinato perfettamente, anche secondo le norme del regime fascista, che negli anni ‘30 si gloriò di questa memorabile impresa, apponendovi il suo sigillo.

Ecco dunque perché Arborea è così interessante, anche da un punto di vista architettonico: gli stili qui si intrecciano, utilizzando all’inizio il neomedievale, le decorazioni fantasiose, alcuni elementi dell’architettura Padana, elementi di gusto Liberty, fino al chiaro gusto razionalista evidente nella Casa del Fascio, con la sua alta Torre littoria e nella casa del Balilla, poi G.I.L dell’architetto CEAS.

Nel 1930 era nata Mussolinia di Sardegna, poi diventata Arborea nel ’44, dopo la fine della guerra e la caduta del fascismo.
Una città dunque interessantissima da visitare e studiare, per la storia che ha alle spalle, per la visione che determinò la sua nascita, per la sua varietà architettonica, il suo modello urbanistico e sociale.

Per capire la storia del territorio, si può partire dallo scenario forte, di grande suggestione, della grande Idrovora di Sassu del 1934, che si affaccia sull’ampio specchio di S’enaArrubia.
Sullo sfondo verde di pioppi ed eucaliptus, la massa chiara dell’idrovora appare come un omaggio futurista al progresso e alla macchina.

Negli anni ’30, dall’enorme specchio d’acqua della laguna di Sassu, che si estendeva per oltre 2000 ettari, l’idrovora doveva prosciugare l’acqua con un lavoro eccezionale, simbolo di una fatica sovrumana. A simboleggiare tutto ciò i volumi monumentali, la torre, la decorazione ispirata ad elementi meccanici, per una vera cattedrale della modernità, primo monumento del regime nell’oristanese, che ancora oggi continua a funzionare e a emozionare.

Il Museo della Bonifica, a sua volta, allestito nei locali dell’ex mulino di Arborea, raccoglie e valorizza tanti materiali e documenti sulla storia della bonifica lunga circa 30 anni. www.comune.arborea.or.it
Oggi l’originale storia e l’interesse turistico di Arborea sono valorizzati nell’ambito dell’Unione dei comuni TerralbeseLinas, un progetto di ampio respiro che ha favorito la messa in comune di più realtà territoriali dell’Ovest sardo, ognuna con la sua identità.
www.discoverterralbeselinas.com

Informazioni Utili
La Cooperativa pescatori Sant’Andrea nell’Oasi di S’enaArrubia organizza escursioni in barca per esplorare l’oasi, l’idrovora Sassu e l’incredibile fauna di ibis, garzette, fenicotteri rosa. Oltre a organizzare su richiesta degustazioni e pranzi con pesce fresco, fregola con cozze e orselle, muggini arrosto, burrida, produce alcuni eccellenti sughi, creme e prodotti conservati, tra cui la bottarga di muggine, il sugo al granchio blu, la crema di muggine affumicato. www.arrubia.it
Testo e foto di Franca Dell’Arciprete Scotti |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































