Puglia, dalla Murgia al Salento

Da Castel del Monte alla Valle d’Itria, dal Salento alla costa adriatica: un itinerario tra borghi, masserie, mare e sapori.

Puglia, un trullo nella campagna della Val d'Itria dopo il raccolto estivo
Puglia, un trullo nella campagna della Val d’Itria dopo il raccolto estivo ©Shutterstock

La Puglia cambia volto più volte nel corso dello stesso viaggio. Bastano pochi chilometri per passare dalla pietra della Murgia ai trulli della Valle d’Itria, dalle campagne punteggiate di ulivi al mare del Salento, fino alle architetture barocche di Lecce e ai centri storici affacciati sull’Adriatico.

Questo itinerario parte da Castel del Monte e attraversa Alberobello, Locorotondo, Martina Franca e Cisternino prima di scendere verso Avetrana. Da qui il percorso prosegue lungo la costa ionica, tocca Gallipoli e Santa Maria al Bagno, raggiunge Squinzano e si spinge fino a Otranto e Lecce. Poi la strada risale verso Conversano, Monopoli e Polignano a Mare, concludendo il viaggio sul mare.

È un percorso che permette di leggere la Puglia attraverso paesaggi molto diversi, ma anche per mezzo di tavole, masserie, piccoli centri e strutture ricettive che hanno scelto di recuperare edifici e tradizioni locali.

Castel del Monte, la Murgia di Federico II

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L’imponente sagoma di Castel del Monte in una giornata di sole @Emanuele Bastoni

Il viaggio comincia dalla Murgia, con Castel del Monte, uno dei luoghi più riconoscibili della Puglia. La fortezza voluta da Federico II domina il paesaggio dall’alto di una collina e colpisce soprattutto per la geometria della sua pianta ottagonale.

Lasciato il castello, la strada entra progressivamente nella Valle d’Itria. Il paesaggio cambia e compaiono i primi trulli, costruzioni in pietra che sono diventate il simbolo di questa parte della regione.

Alberobello, nel paese dei trulli

Puglia, trulli e ulivi sono una costante della campagna pugliese
Puglia, trulli e ulivi sono una costante della campagna pugliese ©Shutterstock

Ad Alberobello il trullo non è soltanto un elemento del paesaggio: diventa parte integrante del centro abitato. Il quartiere di Aia Piccola permette di allontanarsi almeno per qualche strada dalle zone più frequentate e osservare da vicino queste costruzioni, con i tetti conici e le pareti in pietra.

Vale la pena raggiungere anche la Basilica dei Santi Medici e poi concedersi una passeggiata senza una meta precisa. È uno di quei luoghi in cui l’architettura tradizionale si comprende meglio camminando che cercando un singolo punto panoramico.

E anche qui arriva il momento di mangiare qualcosa per strada. La focaccia barese, il panzerotto e, più avanti nel viaggio, la puccia salentina e il rustico leccese compongono una sorta di mappa gastronomica parallela a quella geografica.

Locorotondo, il borgo bianco

Puglia, il borgo di  Locorotondo con le tinte bianche delle sue case
Puglia, il borgo di Locorotondo con le tinte bianche delle sue case ©Shutterstock

Da Alberobello a Locorotondo sono circa dieci chilometri. Il paese si sviluppa su un’altura e il suo centro storico è fatto di case bianche, vicoli ordinati e scorci che si aprono sulla campagna.

La passeggiata può iniziare dalle strade del centro e proseguire fino ai punti panoramici affacciati sulla Valle d’Itria. Qui la dimensione del viaggio rallenta naturalmente: non servono molte attrazioni da mettere in fila, basta seguire la forma del borgo e lasciare spazio al paesaggio.

Martina Franca, il barocco della Valle d’Itria

Altri dieci chilometri conducono a Martina Franca, dove il bianco delle abitazioni lascia spazio alle decorazioni più elaborate del barocco locale. Il centro storico ruota attorno alla Basilica di San Martino e a Palazzo Ducale, ma sono soprattutto portali, balconi e dettagli architettonici a rendere interessante la passeggiata.

Martina Franca ha anche una sua identità gastronomica precisa, legata soprattutto al capocollo, prodotto che ha ottenuto la denominazione IGP e che si ritrova facilmente nelle norcinerie e nei ristoranti della zona.

Cisternino, tra vicoli e campagna

Da Martina a Cisternino la distanza è breve. Anche qui il centro storico invita a camminare tra archi, case bianche e piccole piazze. È una tappa in cui la Valle d’Itria mostra uno dei suoi aspetti più piacevoli: il rapporto diretto tra paese e campagna. Basta uscire dal centro per ritrovarsi tra ulivi, muretti a secco e strade secondarie.

A Cisternino il viaggio gastronomico può incontrare anche “Azienda Agricola Montemarcuccio”, realtà legata alla produzione agricola del territorio e alla valorizzazione delle materie prime locali.

Avetrana, entrando nel Salento

Da Cisternino ad Avetrana sono circa 75 chilometri. È il tratto più lungo della prima giornata e segna anche un cambio di atmosfera. La Valle d’Itria rimane alle spalle e il paesaggio si fa più aperto. Gli ulivi, le strade di campagna e le masserie accompagnano l’ingresso nel Salento.

Ad Avetrana il soggiorno è previsto al “Relais Terre di Terre”, nella storica “Masseria Bosco”, immersa nella campagna e circondata dagli ulivi. La masseria risale al XVI secolo e conserva ancora elementi dell’impianto rurale originario, tra volte a stella, pietra e corti interne. Gli ambienti sono stati recuperati mantenendo il legame con la struttura storica, trasformando gli antichi spazi della proprietà in camere, sale comuni e ambienti per l’ospitalità.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del soggiorno: non si tratta semplicemente di dormire in campagna, ma di entrare in un luogo nato per una funzione agricola e oggi adattato all’accoglienza senza perdere completamente le tracce della sua storia.

A Masseria Bosco, anche la cucina racconta il territorio

Puglia, Avetrana: la storica Masseria Bosco
Puglia, Avetrana: la storica Masseria Bosco

A Masseria Bosco vale la pena fermarsi anche per la cena. Il ristorante si trova negli ambienti che un tempo erano destinati alle attività rurali della masseria e conserva ancora alcuni elementi e oggetti legati alla vita della proprietà.

La cucina segue una linea salentina e utilizza prodotti locali, insieme all’olio e ai vini dell’azienda agricola. Il menu cambia seguendo la disponibilità delle materie prime e propone sia piatti di terra sia di mare.

Accanto alle preparazioni più immediate compaiono ricette che appartengono alla tradizione contadina pugliese: legumi, verdure, pasta fatta secondo le consuetudini locali, carni e preparazioni cotte lentamente.

È una cucina che non ha bisogno di allontanarsi troppo dal territorio per risultare interessante. Il valore sta proprio nel rapporto tra quello che arriva nel piatto e ciò che si trova fuori dalla sala: gli ulivi, la campagna, la produzione agricola e una storia gastronomica costruita nel tempo.

Dopo una giornata trascorsa tra borghi e strade del Salento, la cena diventa così una parte vera e propria dell’itinerario. Anche la masseria, attraverso la tavola, torna a raccontare la propria origine rurale.

Gallipoli, la città circondata dal mare

Una spiaggia di Gallipoli
Una spiaggia di Gallipoli ©Shutterstock

Il secondo giorno porta verso Gallipoli. La città vecchia occupa un’isola collegata alla terraferma da un ponte e conserva ancora un rapporto molto stretto con il mare.

Il percorso può partire dalle mura, proseguire verso il porto e poi addentrarsi nelle strade del centro storico. Qui il mare non è soltanto uno sfondo: compare continuamente tra gli edifici, nei punti in cui le strade si aprono e lungo il perimetro dell’isola.

La cucina segue naturalmente questa geografia. Tra i cibi da assaggiare durante il viaggio pugliese ci sono anche le “pettole”, semplici bocconi di pasta fritta che possono essere serviti in versioni diverse, dolci o salate.

Santa Maria al Bagno, il tramonto sullo Ionio

Da Gallipoli si prosegue verso Santa Maria al Bagno. È una tappa più raccolta, da vivere soprattutto sul lungomare. Nel pomeriggio il paese offre un momento di pausa prima di proseguire verso Squinzano.

Il tramonto sullo Ionio è uno dei momenti in cui conviene semplicemente fermarsi, senza riempire l’itinerario di altre visite.

Squinzano e Villa Arborea

Una camera di Villa Arborea, nata dal recupero di un’antica masseria in pietra leccese
Una camera di Villa Arborea, nata dal recupero di un’antica masseria in pietra leccese

Squinzano diventa la base per le due notti successive, permettendo di raggiungere con facilità Lecce, la costa adriatica e alcune delle località più interessanti del Salento settentrionale.

Qui si trova “Villa Arborea”, nata dal recupero di un’antica masseria in pietra leccese. La struttura è stata sottoposta a un intervento di restauro che ne ha trasformato gli spazi in una dimora contemporanea, mantenendo però il rapporto con l’edificio originario e con il grande spazio verde che la circonda.

Anche la cucina occupa un posto importante nell’esperienza. Il ristorante è affidato allo chef Antonio Spennato, il cui percorso nella ristorazione si muove tra cucina tradizionale e alta ospitalità.

A Villa Arborea interpreta la cucina mediterranea con un approccio personale, lavorando sulla materia prima e cercando di mantenere riconoscibili i sapori del territorio. La sua idea di cucina trova qui un contesto particolarmente adatto: una dimora recuperata, il giardino e una tavola che diventa parte integrante del soggiorno.

Villa Arborea rientra inoltre nel circuito “Apulia Promotion”, realtà fondata da Luigi Anfosso che riunisce strutture ricettive, ristorazione e altre realtà legate all’accoglienza pugliese.

Grotta della Poesia e Otranto

Da Squinzano si può raggiungere la Grotta della Poesia, uno dei luoghi più conosciuti della costa salentina. La piscina naturale scavata nella roccia è collegata al mare e si trova in un tratto di costa caratterizzato da falesie e acque limpide.

Il viaggio prosegue quindi verso Otranto

Otranto, Salento ©Daniele Cagnazzo

La cattedrale conserva uno dei grandi mosaici pavimentali del Medioevo italiano, realizzato da Pantaleone nel XII secolo. È una visita che merita tempo anche per le dimensioni e per la quantità di figure e simboli checompongono il pavimento.

Dopo la cattedrale, il centro storico conduce verso il mare, tra strade strette, negozi e case in pietra.

Lecce, la città della pietra leccese

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Lecce. l’Anfiteatro romano ©shutterstock

Lecce è il momento più urbano dell’itinerario. La città si visita bene a piedi e permette di passare in poco tempo dalla Piazza del Duomo alla Basilica di Santa Croce e poi a Piazza Sant’Oronzo.

Qui la pietra leccese diventa il vero elemento distintivo dell’architettura: chiara, facilmente lavorabile, ricca di decorazioni che assumono forme diverse sulle facciate delle chiese e dei palazzi.Anche lo street food racconta la città.

Il “rustico leccese”, preparato con pasta sfoglia, besciamella, pomodoro e mozzarella, è uno degli assaggi da mettere in programma. La “puccia”, invece, accompagna il viaggio lungo tutto il Salento e cambia ripieno a seconda del luogo e dell’interpretazione.

Conversano, prima della risalita

Terminata la parte più meridionale dell’itinerario, la strada torna verso nord. Coversano è una tappa interessante per il suo castello e per il centro storico, che conserva una struttura compatta e piacevole da esplorare a piedi.

È anche un passaggio utile per percepire come il paesaggio e l’architettura cambino nuovamente avvicinandosi alla costa centrale della Puglia.

Monopoli, il rapporto con il mare

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Il lungomare di Monopoli, Puglia ©Shutterstock

A Monopoli il rapporto con l’Adriatico torna protagonista. Il vecchio porto, le mura, la cattedrale e le strade del centro storico compongono un percorso che alterna edifici religiosi, case bianche e scorci sul mare.

Per la cena, “Ristorante Piazza Palmieri” è un indirizzo da considerare per proseguire il viaggio gastronomico attraverso i prodotti della regione e una cucina legata alla tradizione pugliese. Da Monopoli si raggiunge quindi Polignano a Mare, ultima tappa del viaggio.

Polignano a Mare, l’ultima tappa

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Polignano a Mare ©Mauro Parmesani

Polignano è uno dei luoghi più fotografati della costa pugliese, ma per apprezzarlo davvero conviene arrivare nel centro storico e poi muoversi senza fretta tra terrazze panoramiche, vicoli e affacci sul mare. Lama Monachile è il punto più conosciuto, soprattutto al tramonto, quando la luce cambia il rapporto tra la scogliera e le case costruite sul bordo del paese.

La mattina successiva può essere dedicata ancora a Polignano prima di spostarsi verso Ostuni, la Città Bianca, e concludere così il percorso.

A Polignano, una tavola dedicata al mare

A Polignano una delle esperienze gastronomiche da segnare è “Osteria di Chichibio”, indirizzo particolarmente legato alla cucina di mare. La proposta parte dal pescato e comprende anche preparazioni di pesce crudo, seguendo una cucina che lascia spazio alla materia prima.

È una scelta naturale per chi vuole chiudere il viaggio tornando ancora una volta al mare, questa volta attraverso la tavola.

La Puglia da assaggiare

La tipica focaccia barese
La tipica focaccia barese ©Isabella Scuderi

Seguire questo itinerario significa anche attraversare una regione che cambia sapori insieme ai paesaggi. La focaccia barese accompagna la parte settentrionale del percorso; il panzerotto compare come soluzione rapida e popolare. A Martina Franca arriva il capocollo; nel Salento entrano in scena puccia, rustico e pettole.

Non sono soltanto specialità da cercare in una lista. Sono piuttosto una seconda traccia del viaggio, che permette di capire come prodotti e ricette cambino insieme ai territori.

Un viaggio anche attraverso l’ospitalità

Anche gli alloggi seguono il ritmo dell’itinerario. Il percorso si apre al “Relais Histo”, scelto per l’apertura del viaggio e curato direttamente da “Luigi Anfosso”, CEO & Founder di “Apulia Promotion”.

Prosegue poi con la dimensione rurale di “Masseria Bosco Relais Terre di Terre”, ad Avetrana, e con “Villa Arborea” a Squinzano, ricavata dal recupero di un’antica masseria. L’ultima parte del viaggio porta invece a “Dimora Talenti”, a Polignano a Mare, a pochi passi dal mare.

Sono realtà molto diverse tra loro, ma accomunate dalla scelta di costruire l’esperienza intorno al luogo: campagna, architettura, cucina e rapporto con il paesaggio diventano parti dello stesso viaggio.

Informazioni utili:

Per seguire questo itinerario l’auto rimane la soluzione più pratica. Le distanze tra le località non sono grandi, ma permettono di alternare città, borghi, masserie e costa senza dipendere dagli orari dei collegamenti pubblici. Chi arriva in aereo può quindi noleggiare una vettura e partire direttamente dall’aeroporto.

Per il noleggio dell’auto ci si può affidare anche a “GR Car Planning”, soluzione utile per organizzare gli spostamenti e costruire il viaggio in autonomia. Il percorso completo può essere adattato in base al tempo a disposizione: cinque giorni permettono di seguire l’itinerario con un ritmo abbastanza serrato, mentre aggiungere qualche notte consente di fermarsi più a lungo nei borghi e dedicare maggiore spazio al mare e alla gastronomia.

Testo di Isabella Scuderi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com