Quarantotto ore ad Amman

di Teresa Scacchi

Una distesa infinita di sali e scendi bianco – beige. Sono le colline che formano Amman. Certo a prima vista  non un grande appeal. Invece visitare una delle capitali mediorientali in pacifica evoluzione riserva sorprese davvero  interessanti. Un week end nella città giordana, idea non banale,  per palati fini e viaggiatori attenti. Sebbene per coglierla appieno servirebbe  più tempo, 48 ore bastano almeno per intuire l’anima autentica di Amman. Raimbow street è la via più frequentata da locali e turisti: ci si incontra in una gallery a bere tè, nel locale in con terrazza sulla città o a pranzo in uno dei migliori ristoranti, ma anche ad assaggiare i popolari falafel amati da Re Hussein.  E’ questo il posto giusto per ascoltare musicisti di strada  o per una sosta alla Soap House, dove si trovano i pregiati saponi e creme creati dalle varie cooperative.

Per abbracciare l’intero abitato si sale alla Cittadella: distribuita su 23 colline, Amman si è estesa nel tempo verso lontane periferie, con un impatto cromatico  beige uniforme da cui emergono qua e là le macchie vivide delle Moschee. In cerca di atmosfere da suq si scende al mercato di Down town, girovagando in un intrico di vicoli ed empori, per poi sconfinare  nella zona finanziaria, dove si trovano i nuovi e lussuosi hotel. S’incontrano così  laboratori di oggetti di design,  negozi di moda araba occidentale, concept store  d’impronta tech  accanto a locali dove ci si ritrova per fumare l’hashisha in compagnia, bere limone e menta magari scorrendo l’Ipad. Volti nuovi e moderni di una città che vuole mantenere le tradizioni e rinnovarsi attraverso inediti percorsi culturali. E’ da qui che partono le start up per l’espansione del web:  Maktoob è il portale numero uno e Oasis 500 un incubatore d’imprese dove lavorano ragazzi e ragazze tutti ben al di sotto dei 30 anni intenti a costruire quella che sarà la Silicon Wadi (valle) del mondo arabo.

Monili di design

Al ristorante

Il design contemporaneo trionfa in  gioielli e monili  d’argento, pietre dure, corallo, turchese, onice, new gold, creazioni uniche che trovano radici nella ricerca storica e nelle leggende, simbologie del Paese e del sud del mondo. Un indirizzo giusto è lo show room di Lama Hourani, , splendida ragazza giordana trentacinquenne che ha studiato anche in Italia. Due collezioni all’anno presenti a Barcellona e in altre città d’Europa. Nel suo negozio-galleria ospita anche mostre temporanee di artisti locali e di altri Paesi dell’area. Il  laboratorio dà lavoro a 15 donne. E non è un’eccezione. Lama racconta che in Giordania oggi le donne sono molto supportate dalla famiglia per studiare e lavorare fuori casa e  si respira un’aria  di opportunità, crescita, sviluppo. Stretta fra Paesi in conflitto, la Giordania è tuttora un’oasi pacifica con un buon livello di qualità della vita e la “questione femminile”  in piena evoluzione. Dalla Regina Noor all’attuale Regina Rania i progetti e i piani di sviluppo declinati al femminile sono molti: le cooperative sostenute da progetti governativi  per il sapone all’olio di oliva o ai i sali del Mar Morto, la tessitura a mano dei tappeti tradizionali, le scuole di scrittura. Organizzazioni come la Jordan River Foundation  s’impegnano per avviare al mondo del lavoro ragazzi e donne  Oggetti per la tavola e di decoro impiegano molte donne,  in grado di disegnare, realizzare e dipingere le proprie creazioni dopo essersi formate in corsi qualificati, tenuti anche da stilisti italiani. Uno dei più noti atelier  è Silsal della designer Samar Hboieb

Home restaurant

Ci sono poi interessanti esempi di coinvolgimento di donne in attività socio imprenditoriali. E’ il caso di Beit Sitti, il ristorante dove si fa scuola di cucina  ad Amman, seguendo le ricette e sfruttando l’esperienza di donne locali che cambiano ogni giorno. La proprietaria, Maria Haddad, una giovane di origine palestinese, ha trasformato la casa della nonna degli anni ’20 in un luogo accogliente e piacevole, dove ritrovarsi per “far” cucina e poi gustare tutte insieme le preparazioni  tipiche della tradizione giordana, provandosi direttamente ai fornelli.  www.beitsittijo.com

Street food e falafel

Una città come Amman la si conosce anche attraverso lo street food, il cibo deambulante che si può degustare nei chioschi, passeggiando o seduti su una panchina di Rainbow St.. Quds, a Jabal Amman in Downtown, è il più antico chiosco di falafel; da provare pure il rinfrescante succo di canna da zucchero accompagnandolo ad un golosissimo knafeh, il dolce tipico giordano venduto nello storico negozietto  di Habibah;  lo si scova in un una viuzza  accanto a un  venditore di libri storici. Merita poi una deviazione Omar, dove mettersi in coda per un Tamriyyeh,  dolce a base di semolino fritto da gustarsi caldo giusto fuori dalla minuscola bottega. Anche il mercato è un approdo fondamentale: le bancarelle colorate di Souq Al-Sukar offrono tutto l’assortimento di profumi, dalla frutta e verdura fresca alle spezie colorate ai preparati misteriosi, come lo za’atar, un mix di timo, semi di sesamo, sale e sommacco con cui si impasta una fragrantissima focaccia o lo si aggiunge alla carne alla brace.  Domina su tutte la sumac, spezia rossa immancabile ingrediente della cucina giordana. Imperdibile il mansaf, la ricetta tradizionale delle popolazioni beduine giordane a base di carne d’agnello macerato in una salsa derivata dallo yogurt e servita con riso, pinoli e mandorle. Il mansaf è preparato in tutti i ristoranti di cucina giordana, ma è legato al culto dell’ospite, perché servito dalle famiglie nelle grandi occasioni e per celebrare visite gradite.

Anni ’20 restaurant

Un buon indirizzo dove gustare seduti l’ottima cucina giordana è  il Sufra Restaurant  & Cafè della famiglia Romero in Rainbow Street. Situato in una casa anni ’20 con bellissimi pavimenti in graniglia, arredi d’epoca, e una vetrata su un rigoglioso giardino, offre piatti tradizionali veramente di alto livello culinario. Non ci sono molti hotel di charme ad Amman. Meglio preferire le grandi catene come Le Meridien Amman o il Landmark Hotel. Un giorno in più è necessario per visitare Petra. Del resto non si può arrivare fino a qui e trascurare una delle opere eccelse della civiltà umana.  Le immagini dell’antica città nabatea di Petra, scavata nella roccia migliaia di anni fa, sono state a lungo l’emblema della Giordania agli occhi del mondo. Petra è una delle più stupefacenti attrazioni di tutto il Medio Oriente,  che vale la pena di inserire in un tour, preferendo la passeggiate notturna fino al tempio, mentre  la mattina dopo, di buon passo o a dorso d’asino, si può guadagnare lo spettacolo unico quanto mai emozionante del….. perduto fra i cieli d’oriente.

Foto  Teresa Scacchi e AAVV| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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