Montagne del Veneto, ambiente e naturalità

Pianure, colline, fiumi, laghi, città e montagne. Nel Veneto c’è tutto, per di più ad altissimi livelli di godibilità! Nel panorama variegato delle bellezze della regione, i monti giocano un ruolo di primaria importanza. Scopriamo perché.

Albrecht von Haller, svizzero di Berna, nel suo volume “Die Alpen” del 1729, descriveva l’arco alpino – al quale i monti veneti appartengono – con estrema liricità, giustificata dai tempi nei quali viveva. Descriveva le bellezze naturali, la vita pacata che scorreva da sempre nelle valli, la cultura insita delle genti di montagna e le diversità di vita, lingua e tradizioni che rimarcavano le differenze da zona a zona ma che – in buona sostanza – formavano alla fine un unico grande insieme di tradizioni di vita e di comportamento non molto dissimili le une dalle altre.

Poi viene naturale considerare che non tutte le zone montagnose sono uguali e che le diversità che le caratterizzano costituiscono di per sé la più felice delle fortune: ciascuno, grazie a ciò, finisce immancabilmente per trovare il panorama montano che preferisce; la natura in questo senso è davvero prodiga. Nel Veneto le diversità sono marcate da zona a zona ma tutte concorrono a rendere una vacanza un avvenimento da ricordare nel tempo con piacere. Eccole, queste zone.

Monte Baldo  

Il Monte Baldo costituisce in un certo senso un caso a sé. È una montagna massiccia, di forma vagamente quadrangolare, che si innalza tra le acque del lago di Garda e la valle dell’Adige che arriva dal Trentino. È una montagna figlia della grande glaciazione che si estendeva sino ai territori meridionali e che, ritirandosi, ha creato il grande lago e l’anfiteatro morenico attorno alla val d’Adige. Dicono gli esperti che lo spessore di tale glaciazione doveva essere impressionante: sui 500 metri in corrispondenza della punta San Vigilio e di circa 1.000 metri dalle parti dell’alto lago.

Questa splendida montagna è costituita prevalentemente da rocce sedimentarie marine di tipo carbonatico e in particolare da calcari e da dolomie formatesi decine di milioni di anni fa. Fin dal XVI secolo il Monte Baldo è noto come il Giardino Botanico d’Europa: la flora che lo contraddistingue è composta da oliveti, mughi, querce, aranci e palme. Quattro le fasce climatiche presenti, ognuna con una propria peculiare vegetazione: la fascia mediterranea (fino ai 700 metri) la fascia montana (dai 700 ai 1500 metri) la fascia boreale (dai 1500 ai 2000 metri) e la fascia alpina (oltre i 2000 metri d’altitudine).

Altopiano di Asiago

L’Altopiano di Asiago, altrimenti detto dei Sette Comuni (Asiago, Rotzo, Roana, Gallio, Foza, Enego, Lusiana, cui di recente si è aggiunto Conco) è una porzione di Veneto che nel II° secolo prima di Cristo è stata invasa dai Cimbri, popolazioni germaniche giunte dalla penisola dello Jutland, oggi danese. L’altopiano misura un’altezza media di mille metri e viene normalmente protetto dal clima rigido che arriva da nord dalla barriera dei monti più alti; ne consegue che la zona gode di un clima equilibrato (né troppo freddo, né troppo caldo) nel corso delle stagioni. Nel centro più importante dei Sette Comuni, Enego, così come nelle località vicine, il visitatore finisce per sentirsi a proprio agio, sia in termini d’accoglienza che di atmosfere rilassanti delle quali godere. Il paesaggio aiuta non poco: mostra alte vette affascinanti e a Gallio si può unire il piacere di una visita al Santuario della Madonna del Caravaggio e alla Valle del Pakstall. A Foza è la natura a coinvolgere maggiormente: maestosa e silenziosa per riposare e riflettere, mentre a Rotzo, grazie alle testimonianze storiche, si apprezza nel suo insieme l’ambiente alpino. Senza rinunciare, beninteso, al sapore unico e delicato del famoso formaggio locale: l’Asiago.

 Val di Zoldo e Tre Valli

Per secoli questa valle prossima a Belluno e a Longarone è stata una valle di confine, poco abitata perché lontana dalle vie commerciali maggiormente praticate. Viene ricordata in una bolla papale del 1185 e passa sotto diverse dominazioni prima di far parte dei territori di Venezia, cosa che avviene nell’anno 1404. Sia militarmente che economicamente la Val di Zoldo aiuta la Repubblica veneziana e ciò favorisce lo sviluppo e il benessere generale. Soprattutto perché i boschi forniscono legname per l’Arsenale di Venezia e anche le attività minerarie prendono slancio; il livello di vita lo conferma: tra il XVI e il XVIII secolo vengono edificati palazzi e belle case dagli imprenditori locali che avevano fatto fortuna. Con la caduta di Venezia la Val Zoldana e il suo territorio passano sotto la dominazione austriaca. Con il Risorgimento i comuni di Forno di Zoldo, Zoppè di Cadore e Zoldo Alto divengono comuni del Regno d’Italia. Questo non impedisce l’insorgere di una crisi economica per la cessazione delle attività tradizionali, evento che favorirà l’esodo di molti abitanti verso altre terre, in cerca di lavoro.

Falcade è il centro principale della Val Biois, un’ampia conca circondata da boschi situata a poco più di mille metri d’altitudine. Unitamente alla Valle San Pellegrino e alla Val di Fassa, questa è la zona, il comprensorio sciistico detto delle Tre Valli, unite da un accordo per la promozione turistica comune. Falcade e la Val Biois godono di una grande fortuna: si trovano all’interno di quello che è stato definito, senza esagerazioni, il “miracolo dolomitico”, circondate come sono da vette quali le Pale di San Martino, il Focobon, il Monte Pelmo, le Cime d’Auta, il Civetta e la Marmolada.

In questa zona i panorami di montagna offrono percorsi avvincenti ed evocativi per trekking e  passeggiate, sia in inverno che nella bella stagione. Qui le famiglie trovano l’ambiente ideale per stare insieme e godere delle meraviglie paesaggistiche e naturali: oltre agli animali visibili nel corso delle gite (camosci in primo luogo) vi sono gole impervie e sculture naturali di roccia che lasciano ammutoliti, fitti boschi e torrenti dalle acque purissime, prati infiniti d’estate e distese di neve in inverno, oltre ai centri cittadini attrezzati per l’accoglienza, vivacizzati dalle feste e resi appetibili dalle golosità della cucina tradizionale.

 Arabba e Marmolada

Queste valli vengono definite “Ladinia” perché qui sopravvive una lingua dolomitica antica, che trova continuità nei monti trentini, nel Grigioni svizzero e nelle valli friulane. Nel bellunese è Livinallongo del Col di Lana il centro principale, detto Fodom in ladino che a sua volta indica un rinomato e apprezzato formaggio. Livinallongo è un comune “diffuso”: conta ben ventinove frazioni ed è inserito in un paesaggio di montagna alquanto suggestivo, un vero paradiso per vacanze e soggiorni d’alta quota, grazie pure alla presenza di alcuni fra i più noti massicci dolomitici: gruppo del Sella, Monte Civetta e Marmolada. Arabba è la frazione di maggior prestigio; il paese è indelebilmente accomunato alla grandiosa Marmolada a formare il comprensorio sciistico Marmolada-Arabba che, insieme a Malga Ciapela, è uno dei punti di riferimento per gli sciatori di tutto il mondo. Coi suoi 3342 metri la Marmolada è la regina delle Dolomiti e insieme la più alta vetta della catena montuosa e del Veneto; l’unica che consente le pratiche sportive invernali per l’intero anno solare. La zona è servita e unita da celeberrimi passi montani: Pordoi, Sella, Gardena, Campolongo. Arabba fa infine parte del Dolomiti Superski, il comprensorio che raduna i consorzi dell’alto bellunese, della Marmolada, di Falcade Tre Valli e Ski Civetta.

 Monte Civetta

L’origine del nome di questo massiccio montuoso sembra collegato ad antiche superstizioni a loro volta originate dal profilo della montagna, simile a una civetta gigante o forse ancora ad un’aquila reale; entrambi uccelli di enorme fascino e “personalità”!

Il nome della montagna oggi evoca maestosità, fascino naturale, accessibilità per goderla in ogni stagione e in tutti i possibili modi. Il Monte Civetta, solenne e misterioso, è il comprensorio che unisce la Val Zoldana, la Val Fiorentina e l’Agordino. Il gruppo montuoso ha numeri da record: raggiunge un’altezza di 3218 metri, oltre ad avere sul lato nord-ovest quella che gli alpinisti definiscono “la parete delle pareti”: uno strapiombo verticale di roccia che supera i 1000 in altezza e i 4 chilometri in ampiezza; palestra senza fine per gli appassionati e vie da brivido da percorrere e scalare. I primi insediamenti alberghieri della zona sono sorti proprio per dare ospitalità agli alpinisti che arrivavano da ogni parte della terra. Tocco di poesia finale: la montagna fa da sfondo allo splendido lago di Alleghe e alla cittadina che sorge sulle sue sponde.

 Cortina d’Ampezzo

 La futura sede delle Olimpiadi 2026, insieme a Milano, è località famosa nel mondo. E lo è già dalla metà dell’Ottocento, quando la nobiltà e le famiglie benestanti l’avevano eletta quale luogo per le vacanze; celebrità rinsaldata dall’aver ospitato le Olimpiadi del 1956. La valle in cui Cortina sorge si estende dal passo Falzarego al Passo Tre Croci ed è circondata da massicci montuosi che sono vere celebrità per chi ama la montagna: Tofane, Cristallo, Antelao, Pelmo, Croda Rossa, Croda da Lago e Sorapiss sono alcune delle montagne di Cortina d’Ampezzo. L’appellativo di “Perla delle Dolomiti” non appaia esagerato; Cortina ha proprio tutto per meritarlo; se è vero che la zona è frequentata da un turismo internazionale, è altrettanto avere che l’offerta è stata estesa con successo anche a categorie di differente estrazione sociale. A Cortina si incontra – durante l’intero anno – sport, cultura, enogastronomia e relax per vivere al meglio la montagna.

Cadore, Auronzo, Misurina e Comelico

La parte più settentrionale della provincia di Belluno e molto probabilmente uno dei territori alpini più belli d’Italia: su una superficie di circa 1500 chilometri quadrati accoglie una ventina di comuni tra i quali, i più noti, sono: San Vito di Cadore, Auronzo, Misurina, Calalzo, Lorenzago, Sappada, Comelico. I paesaggi sono splendidi: cime, boschi, valli, laghi che danno una precisa identità al territorio, anche se la definizione geografica dell’area risulta formata da varie sub-regioni, con destini storici diversi e diversità linguistiche marcate. Le vette del Pelmo, l’Antelao e il Sorapiss sono alte e imponenti, superate solo da quella della Marmolada. Il comprensorio di Auronzo e Misurina, dotato di una natura integra e davvero splendente, è collegato per le iniziative sciistiche a quello di Cortina. Dicono che lo spirito delle Dolomiti si respiri appieno in questi luoghi, frequentati sia in estate che in inverno. Anche chi abita questi monti costituisce motivo di interesse per chi viene per le vacanze; la popolazione conserva i valori più veri della montagna, tramandati con tenacia da una generazione all’altra. L’estremo nord-est della provincia di Belluno, il comprensorio del Comelico e di Sappada, racchiude diverse realtà etniche, geografiche e alcuni dei valori naturali più toccanti delle Dolomiti. Le montagne sono ricche di pascoli, di foreste di conifere, di piccole cascate e di molti laghetti alpini. La fauna stessa è abbondante e diversificata; i panorami naturali da osservare e godere rimangono indimenticabili. Forse sarà merito, in parte, di un isolamento geografico che è sempre stato accentuato; i monti dividono questa zona dalla vicina Austria.

Testo di Federico Formignani Foto di  Lucio Rossi |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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