Roma: il roseto comunale, non solo fiori

Immersi nel via vai del traffico di Roma, tra il Circo Massimo ed il Lungotevere, tra semafori rossi e passaggi pedonali, è facile dimenticare che proprio ad un minuto, verso l’Aventino, esiste un parco aperto a tutti, che custodisce più di mille varietà di rose botaniche.

Roma-roseto-comunale
Il roseto comunale di Roma ©Viviana Biffani

In primavera, a Roma sboccia un tesoro di colori e profumi. Il roseto comunale: piante che arrivano da tutto il mondo e che affondano le loro radici in tempi antichi, perché dietro ad ogni bocciolo, si nasconde una lunga storia.

Esperti in paleobiologia – attraverso lo studio approfondito dei fossili – fanno risalire l’origine di questi fiori dai 35 ai 70 milioni di anni fa, in Oriente.

Col passare dei millenni la diffusione delle rose – come di tante altre piante – avvenne prima attraverso l’azione del vento e degli animali, poi con l’intervento sistematico dell’uomo.

Non tutte le rose son profumate

Roma-roseto-comunale
Il roseto comunale di Roma ©Viviana Biffani

La Rosa Foetida, fu importata in Europa dalla Georgia Caucasica a metà del 1500, e coltivata dal botanico Carolus Clusius nei giardini imperiali viennesi.

Era la prima volta che una rosa gialla si diffondeva in Europa.

Alcuni semi di Rosa Foetida Persiana, furono invece spediti a Londra ed a New York, da Sir Henry Willock che si trovava in missione politica nell’antico Iran.

Siamo nei primi anni del 1800. Vi immaginate il viaggio fantasmagorico di questi piccoli semi? La passione botanica di un militare in carriera, Sir Henry, fece si che nuove piante si diffusero in Europa e negli Stati Uniti, per poi prosperare in tutto il mondo.

Foetida perché in un certo senso maleodorante. Mettiamola così, non è profumata come altre colleghe più appariscenti, questo non significa che i suoi cespugli non siano deliziosi e colorati.

Profumo di rosa, aroma di ricchezza

Già nel 1700 si erano intuite le potenzialità commerciali della rosa, quindi botanici e floricoltori europei si videro impegnati ad importare ed incrociare piante nostrane con specie provenienti per lo più dall’Oriente, perché robuste e dalle fioriture prolungate.

Le rose europee sbocciavano solo una volta l’anno ed erano estremamente cagionevoli: bisognava risolvere il problema per renderle appetibili al largo pubblico. L’aiuto venne dalla Cina, grazie alla Rosa Chinensis e dall’India, con l’importazione della Rosa Gigantea.

Da quel momento, l’ibridazione non conobbe limiti: ancora oggi vengono incrociate le più disparate qualità di rose, per garantire ogni anno la nascita di nuove varietà con caratteristiche a misura d’uomo, come ad esempio il profumo intenso o i rami lunghi, per essere recise e vendute a mazzi.

Le rose più antiche hanno per lo più i rami corti, sono estremamente spinose ed, appunto, fioriscono una volta l’anno. Però, posso dirlo? Sono le mie preferite, come anche le favorite di tanti altri appassionati, attratti dalla bellezza dell’imperfezione.

Il roseto, le sue origini

Roma-roseto-comunale
Il roseto comunale di Roma ©Viviana Biffani

Anche la storia del roseto di Roma ha radici molto antiche.

Già dalla primavera del 238 a.C. – nel vicino Circo Massimo – avevano luogo i cosiddetti Floralia, sei giorni di festeggiamenti in onore alla dea Flora. Giochi ed esibizioni teatrali, caratterizzati per lo più da grandi bevute, battute di caccia, intrattenimenti orgiastici e bando alla pudicizia.

Riuscite ad immaginare il Circo Massimo invaso da centinaia di persone vestite di colori sgargianti, accorse a celebrare la primavera e liete di abbandonarsi ai divertimenti più sfrenati?

I secoli passarono e con loro anche le celebrazioni dissolute, almeno a cielo aperto. Sulla stessa collina adiacente il Circo Massimo, l’Aventino, si diffusero orti e vigne a profusione.

A metà del 1600, quelle terre ormai incolte passarono alla comunità ebraica romana, il cui cimitero era stato – per volontà papale – appena sfrattato dalla zona di Porta Portese. Per oltre due secoli gli orti ed i vigneti tornarono a germogliare sull’Aventino, mentre una parte della stessa zona si trasformò inluogo di sepoltura, sacroagli ebrei.

Nel 1934, un progetto di rivalutazione del Circo Massimo e dintorni, cambiò la fisionomia del quartiere: il cimitero ebraico fu, casualmente,  smantellato ed oltre 350 tombe vennero traslate al Verano. Al loro posto, sorse la neonata Via di Valle Murcia che di fatto squarciò in due gli antichi orti. Contemporaneamente, l’imperiale Circus Maximus veniva adibito a luogo di manifestazioni e parate, per celebrare il nuovo regime.

La cura e manutenzione di quella zona densa di memorie, seguirono gli alti e bassi storici, così come i lunghi periodi di abbandono.

Negli anni ’50 ci fu la svolta decisiva: con il benestare della comunità israelita, sulle vestigia dell’antico cimitero veniva inaugurato un nuovo giardino pubblico.

Ad imperitura memoria

Roma-roseto-comunale
Il roseto comunale di Roma ©Viviana Biffani

Si dice che chi da buoni consigli, raramente li segue.

Io devo confessarvi una cosa: prima di visitare un luogo, un museo o chi più ne ha, non approfondisco mai. Solitamente mi lascio guidare dall’istinto e cerco di godere delle emozioni che una nuova esperienza mi suscita. Poi, una volta tornata a casa, mi fossilizzo sull’argomento per giorni: leggo, prendo appunti, ragiono e puntualmente mi pento di non averlo fatto prima.

Il sabato mattina passato tra le rose dell’Aventino sono stata rapita dai colori e dai profumi, dagli aneddoti di mia sorella appassionata di rose e dal cielo blu.

Però, se solo mi fossi documentata in anticipo, oltre a tutte le informazioni utilissime – modestia a parte – che vi ho appena elencato, avrei fatto caso a due dettagli affascinanti che rimandano alle origini del giardino:

  • I vialetti del giardino seguono una geometria ben precisa, ed intersecandosi disegnano la forma di un Menorah, il candelabro a sette bracci della tradizione ebraica. Avevo anche scattato delle foto che chiaramente avrebbero dovuto suscitarmi qualche domanda. Mea Culpa.
  • Avrei anche saputo che il vecchio Roseto Comunale, risalente agli Anni ’30 si trovava sul Colle Oppio e fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Se siete arrivati al termine di questo articolo, potete considerarvi pronti per una bella passeggiata al Roseto, ma dovete sbrigarvi, perché sarà aperto fino a domenica 16 giugno – tutti i giorni, dalle 8.30 alle 19.30.

Vi darei un ultimo consiglio. Ritagliatevi qualche ore di un giorno feriale, quando il giardino è meno affollato, mettetevi nello zaino una borraccia con acqua fresca ed un buon libro.

Perché, a mio avviso, la vera esperienza non sta nell’osservare le rose esposte in modalità mordi e fuggi, piuttosto nel lusso di sentirsi immerso in un parco delle meraviglie.

Testo e foto di Viviana Biffani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

I nostri blogger in viaggio
Viviana Biffani

Sognatrice per vocazione, viaggiatrice per coincidenza. Racconta con sana ironia di spiagge, compromessi matrimoniali e onde oceaniche. Leggi i suoi racconti di viaggio.