Villa Arconati a Castellazzo di Bollate (MI), ad un passo dal centro di Milano. Nel ‘700 la chiamavano “Villa di delizie”. Un sogno di barocchetto lombardo, 70 stanze, opere d’arte inestimabili e un parco immenso dove perdersi.

Nobili romantici
“Ville di Delizia” un aggettivo davvero romantico. Così erano definite le ville di villeggiatura dell’aristocrazia lombarda. Tutto iniziò nel ‘500. Qui sorgeva il Castellazzo di Bollate, un edificio medievale che Galeazzo Arconati acquistò nel 1610. Il luogo era selvaggio, si utilizzava per la caccia. Ma ecco che l’Arconati ebbe l’intuizione, sostenuta da infinita ricchezza, di erigere una Villa di Delizia, la splendida Villa Arconati dotata di un grandissimo parco di 12 ettari.
Un investimento sul futuro
Diletto, Gloria, Utilità: ecco a cosa servivano queste grandi magioni aristocratiche. Divertirsi nei mesi estivi, certo, ma anche celebrare la gloria della famiglia, esposta e raccontata dallo splendore del luogo ai tanti ospiti importanti che passavano di qui per cacciare, riposare, assistere agli spettacoli teatrali nel parco, gustare cibi sopraffini.
Primi fra tutti sorbetti e granire che gli chef dell’epoca assemblavano con il ghiaccio conservato nella ghiacciaia e i limoni della limonaia: una rarità esotica per pochissimi. Diletto e gloria preparavano all’utilità. Gli Arconati così tessevano alleanze, gestivano affari, matrimoni, accordi. Nulla era lasciato al caso.
La petite Versailles di Lombardia

La piccola Versailles, così era conosciuta Villa Arconati nella ristretta cerchia dei rampolli dell’aristocrazia europea che dal ‘700 compivano il viaggio di formazione detto Grand Tour. Effettivamente il colpo d’occhio è grandioso: si accede al cancello principale dalla Via dei Leoni bordata da alti carpini bianchi. Quattro statue leonine e due obelischi corrosi dal tempo vigilano sulla grandiosa villa, una magnificenza color crema che ricorda i grandi palazzi estivi di Pietro il Grande e di Maria Teresa.
Ma in primo luogo delizia: subito iniziano gli scherzi ricercati dagli Arconati, nobili ma anche architetti. Da lungi, oltre l’arco d’ingresso, sul fondo del viale, occhieggia la grande statua di Diana cacciatrice; pare vicinissima ma è un gioco prospettico.
Obbligatorio perdersi

Oltre la facciata principale, si apre il parco, infinito. Nel ‘600 nasce il giardino all’italiana, inframmezzato da giochi d’acqua, teatri all’aperto, statue, laghetti e un labirinto vegetale. Nel giardino all’italiana era giusto perdersi. Anzi, l’obiettivo degli architetti era far smarrire l’ospite: era il signore che sceglieva il percorso e il visitatore perdeva l’orientamento in un gioco sottile di voluttà.
Nel ‘700, nuove mode e nuovi gusti arrivarono da oltralpe. Ed ecco che Giuseppe Antonio Arconati a metà del 1700 volle un nuovo giardino alla francese. Qui il gioco cambia: qui è l’ospite che sceglie il suo percorso. Diletti diversi secondo i secoli.
Il pavone miracoloso

Una bellissima voliera venne costruita nel ‘700. Ospitava uccelli esotici, pavoni e uno struzzo adorato da Giuseppe Antonio Arconati. Poi nei secoli gli uccelli sparirono e la voliera decadde. Oggi è stata mirabilmente restaurata dalla Fondazione Rancilio che gestisce tutto il complesso.
Miracolosamente, alcuni anni fa nel parco comparve un pavone. Se ne cercarono i proprietari ma nessuno si fece avanti. Venne quindi adottato in villa, gli venne affiancata una compagna. Oggi a lato della voliera, in un serraglio fanno bella mostra di sè i molti eredi della coppia che presto ritorneranno ad abitare nella voliera settecentesca come voleva il Conte Arconati.
Per le antiche stanze

70 stanze, e si dice, 365 finestre. La villa è enorme e per lo più vuota. negli anni ’80 del secolo scorso, vi fu un periodo buio di smembramenti, vendite scellerate e depredazioni. In origine qui si conservavano magnifici pezzi, dipinti , statue antiche, arredi preziosi come i letti a baldacchino, vere bellezze che attiravano visitatori dell’epoca. Poi la decadenza, fortunatamente interrotta dalla presa in carico della Fondazione Rancilio che ha restaurato e continua a restaurare la villa e il parco.
Non tutto però è perduto: a piano terra la bellissima sala del Museo, in passato luogo di raccolta delle opere d’arte dei proprietari, oggi vuota di arredi ma con alle pareti i calchi ovali in gesso ricavati dalla Colonna Traiana di Roma. E soprattutto nella nicchia la superba statua marmorea che si credeva rappresentasse Pompeo Magno. In realtà è il ritratto dell’Imperatore Tiberio; risale al I° secolo d.C secolo e venne qui portata da Roma nel lontano 1627.
Il tormento di Laocoonte

Una scalinata d’onore conduce al piano nobile. Nel mezzanino si contorce Laocoonte stritolato dal serpente marino. E’ la copia del gruppo del Laocoonte conservato ai Musei Vaticani, a sua volta copia romana di una scultura ellenistica. Si sale e si incontra l’ambiente più celebre: la Sala di Fetonte. Dove scarseggiano gli arredi compensano pavimenti, soffitti e affreschi.
La Sala di Fetonte è completamente affrescata e vuole trasmettere stupore, cultura, ricchezza. Il messaggio è affidato alla mitologia e celebra la ricchezza e il potere dei proprietari; di nuovo, nulla è lasciato al caso. Qui al piano nobile si trovano anche la biblioteca, la sala da Ballo, le camere dei signori e degli ospiti e la splendida sala della Caccia, unico salone con due grandi camini e alle pareti bellissimi dipinti a tema venatorio.
A pranzo con Goldoni

Al piano terreno, si incontra la magnifica sala dalle pareti rosso pompeiano e il soffitto a cassettoni con motivi dorati; è la Sala Rossa, un tempo salotto da giorno, oggi sala da pranzo del Caffè Goldoni. Ogni domenica o in occasione di aperture straordinarie, si può pranzare in questo ambiente elegantissimo dalle grandi finestre aperte sul parco.
Lunch in Villa : dalle ore 12.00 alle ore 15.00 il caffè Goldoni propone ogni domenica il Lunch, per un’esperienza di visita da veri Signori d’altri tempi. (Info e prenotazioni +39.393.6638140). L’accesso al Caffè Goldoni e al Lunch è un servizio riservato ai visitatori, per pranzare è necessario acquistare un biglietto d’ingresso.
Informazioni
Villa Arconati è aperta alla domenica dalle 11 alle 19 da marzo a dicembre per visite libere o guidate; sono previste aperture straordinarie in vista del foliage d’autunno e del Natale con un Mercatino dedicato.
Via Fametta, 1, 20021 Castellazzo MI
Testo di Lucia Giglio Foto di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































