Il fascino di un turismo diverso, alla scoperta di enormi fabbriche dismesse, potenti spazi rivitalizzati.

Nel cuore della Polonia, Lodz attende tutti gli appassionati di archeologia industriale. Perché anche le fabbriche, le ciminiere, le torri di raffreddamento, le enormi turbine abbandonate possono avere un grande fascino.E possono raccontare la storia del lavoro e lo sviluppo dell’industrializzazione in Europa.
A Lodz dunque si arriva per un turismo diverso da quello classico, ma altrettanto intrigante. Non solo si scoprono questi paesaggi così insoliti, dominati da enormi opifici in mattoni rossi, vere “cattedrali” elevate alla produzione, ma si rimane sorpresi anche dalla creatività che li rivitalizza oggi in un’ottica post moderna.
Quelle che erano le manifatture dove entravano ogni giorno migliaia di operai, oggi diventano luoghi di svago, di creatività, di cultura, di ristorazione. All’interno di fabbriche enormi, dai cancelli imponenti in ferro battuto, si aprono ristorantini e birrerie, sotto i carroponti in acciaio si aprono boutique.

L’enorme, impressionante Manufaktura, ad esempio, ospita una spiaggia in d’estate, la pista di pattinaggio d’inverno, concerti e serate musicali. Mentre Off Piotrkowska, storica fabbrica di cotone insieme con l’ex complesso delle fonderie di ferro, ospita oggi il cuore gastronomico di Łódz.
E tutto è rivitalizzato secondo una cultura del design che innova, conservando le strutture e le atmosfere del passato. Nella Lodz attuale, così, si percepisce la sovrapposizione e la compresenza di tante fasi storiche. Da piccolo villaggio sorto in zona verdissima e boscosa, Lodz diventò dagli anni ’20 dell’’800 la città manifatturiera più importante d’Europa.
Erano fabbriche tessili che avevano sbocco nell’enorme mercato russo, quando Lodz era sotto gli zar. Una crescita inimmaginabile richiamò qui masse di operai da tutta Europa, generando una compresenza di culture, religioni, popoli e gruppi sociali: non a caso il Festival delle quattro culture celebra le quattro culture presenti storicamente a Łódz, la cultura polacca, ebraica, russa e tedesca.

Tra questi gli ebrei ebbero un grande ruolo nello sviluppo della nuova imprenditoria. La storia delle fabbriche si intreccia così con quella degli uomini, geniali, lungimiranti, audaci. Come Geyer, Scheibler e Poznański, ben immortalati in una panchina in centro.
Furono anni di sviluppo impetuoso, una vera corsa all’oro. Era proprio la “Terra promessa”, come suggerisce il titolo del romanzo del Nobel Władysław Reymont, da cui Wajda trasse il famoso film omonimo. Wajda è uno dei registi polacchi formati alla scuola di cinema di Lodz che ha avuto risonanza mondiale.

Da qui sono usciti, oltre a Wajda, altri registi famosi, Roman Polański, Krzysztof Kieślowski, Krzysztof Zanussi. Nomi celebri che splendono anche nella Walk of fame, incisi nelle stelle dorate sul marciapiede della via Piotrkowska, la più lunga passeggiata di Polonia, tutta iscritta nel registro dei monumenti.
Dove si alternano palazzi elegantissimi e decorati in stile Art Nouveau, o neobarocco o eclettico, cornici, graffiti, pinnacoli, statue e medaglioni, a dimostrare la ricchezza di alcune famiglie. Tutti animati in modo sofisticato durante il Light Move Festival, che si svolge tra settembre e ottobre, con proiezioni spettacolari e intriganti installazioni luminose, anche nei parchi urbani.
Tra tutti i palazzi spicca in assoluto il palazzo di Izrael Poznański, la più grande dimora di un capitano d’industria in Polonia, che oggi ospita il museo della città di Łódz. Scheibler era forse ancora più ricco di Poznański, ma meno esibizionista. Il suo palazzo esternamente non è così appariscente, ma l’interno invece mostra arredi di altissima manifattura, soprattutto nei saloni destinati agli incontri di affari, tra boiserie, stufe in maiolica e soffitti affrescati.

Oggi il palazzo di Scheibler ospita il Museo del Cinema di Lodz, l’unico museo del genere in Polonia, creato nel 1976, dotato di collezioni eccezionali.
Invece l’impero industriale di Karol Scheibler, Księży Młyn, un’enorme fabbrica tessile di cotone, addirittura con ferrovia privata, era una specie di città nella città, secondo il modello delle fabbriche inglesi o dei villaggi operai dell’Ottocento: autosufficienti, con le case tutte uguali, la scuola per i bambini, l’ospedale, le lavanderie, i negozi, i servizi comuni, una caserma dei vigili del fuoco, un’officina del gas.

Differente dalle altre tipologie di edifici è Ec1, che recupera la prima centrale termoelettrica di Lodz. Sede della Scienza e Centro tecnologico, è visitabile secondo tre percorsi didattici, mostre permanenti e temporanee, relative al tema dell’energia, della storia della civiltà e della scienza. E una lunga scala porta fino alle terrazze scoperte, vicino alle potenti ciminiere storiche.

Nel grandissimo complesso occupato dagli stabilimenti di produzione tessile di Ludwik Geyer, la Biała Fabryka, o “fabbrica bianca”, vi è ora il Museo centrale della tessitura, organizzatore tra l’altro della Triennale internazionale dedicata agli arazzi, la mostra di arte tessile contemporanea più antica del mondo. Mentre le casette basse intorno sono una testimonianza perfetta della vita quotidiana operaia tra ‘800 e ‘900, dall’arredo agli utensili da cucina, all’abbigliamento.
In qualche museo interno alle ex fabbriche, come dentro l’enorme Manufaktura, si percepiscono, attraverso foto e documentari, con stupore, le dimensioni di questa tumultuosa industrializzazione: masse di lavoratori alle macchine, una selva di ciminiere fumanti, aria certamente inquinata, rumori continui e ripetitivi di giorno e di notte.

Invece, paradossalmente, oggi Lodz è una città verdissima e invitante, a ricordo del bosco fitto dove era nato il primitivo villaggio. E lo testimonia l’attenzione all’ambiente che si coglie nell’Orientarium, un progetto unico rispetto agli Zoo europei: ampi spazi per gli animali, che vivono in condizioni il più possibile naturali.
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Testo e foto di Franca Dell’Arciprete Scotti|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































