La città di Umberto Eco inaugura un complesso museale che arricchisce il patrimonio culturale della città. C’entra San Francesco, celebrato proprio quest’anno, mentre nei dintorni ci sono chiese ed abbazie con affreschi e cripte tutti da scoprire. Fra una sosta golosa e l’altra.
Testo di Anna Scarano|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

La focaccia al mattino a colazione, un marocchino al pomeriggio, la sera l’aperitivo con il salame baciato. Dove siamo? Ad Alessandria che, non distante dalla Liguria, ha la sua focaccia ma dolce, ha inventato un caffè speciale e ha prodotti De.Co. (Denominazione di origine comunale) che identificano panetterie e pasticcerie dove si continuano a sfornare prodotti tipici.
La città prende subito per la gola ma, soprattutto, si rivela il centro ideale per muoversi fra l’Alto Monferrato, che è a sud, e il Basso, che è a Nord, tanto per confondere un po’ chi la visita la prima volta. In realtà si fa presto a prendere le misure di quella che è una città a misura d’uomo.
Il fascino della città

C’è chi si trasferisce qui per il lavoro a distanza: oltre ad avere un rilevante patrimonio artistico e un’importante università, Alessandria ha una buona qualità della vita, valore che oggi pesa nella scelta di una destinazione.
C’è chi la sceglie per i giri in bici nei dintorni e il Museo della bicicletta in città testimonia la vocazione alle due ruote (Fausto Coppi è nato qui in provincia, a Castellania).
Chi semplicemente si gode la Piazzetta della Lega Lombarda, il salotto della città, con la sua forma triangolare, l’obelisco al centro, le vie con i negozi che partono da qui e la facciata rosa antico della Sinagoga.
O chi si dà appuntamento in piazza della Libertà, che per gli alessandrini è la “piazza della luna”: andarci di sera permette di vedere illuminato il bel lunario blu che insieme a due orologi contraddistingue Palazzo Rosso, il Municipio.
Altre tappe da non perdere, tutte raggiungibili a piedi, sono le Sale d’arte con lo splendido ciclo di affreschi risalenti alla fine del Trecento ispirati alle storie di Artù e, in zona Borgo Rovereto, Santa Maria di Castello, la chiesa più antica della città, di stampo romano e gotico con un bel chiostro e una zona archeologica sotterranea.
Una nuova apertura

Famosa da sempre per il cappello Borsalino e il Palazzo omonimo che ne ospita il museo, dal 23 maggio Alessandria lo sarà anche per il nuovo Complesso museale di San Francesco, un’opera di restauro conservativo che aprirà al pubblico proprio nell’anno dedicato al Santo.
La presenza di San Francesco è data per certa nel 1213 (passò di qui per andare in Spagna e in Marocco) e nel 1290 esistevano già una chiesa dedicata a lui e un convento.

La facciata doveva essere a capanna, simile alla Chiesa di San Francesco nel borgo di Cassine che dista appena 20 km da Alessandria, con affreschi del Trecento nella sala capitolare e un museo di arte sacra.
Con Napoleone gli ordini vennero aboliti e la Chiesa di San Francesco, uno dei centri principali del francescanesimo nell’Italia del Nord, si trasformò in alloggiamento e ospedale militare, subendo altri interventi nell’Ottocento a opera del Genio Sabaudo. Chi passando da via XXIV Maggio avrebbe detto che qui una volta c’era una chiesa importante?
Oggi il Complesso si presenta in tutta la sua bellezza e grandezza (uno spazio largo 10 m e lungo 56). Le ampie navate con resti di affreschi, la pavimentazione in terracotta, un Francesco benedicente sulla chiave di volta: tutto rimanda all’origine del luogo, quando qui si pregava e si diffondeva il pensiero di colui che sarà Santo.
In attesa di trasferire nel complesso il Museo della Città, che si può visitare a Palazzo Cuttica, lo spazio sarà un luogo da ammirare ripercorrendo il lavoro che lo ha riportato alla luce.
E ospiterà eventi: il primo a luglio si inizia con il Festival internazionale dei templari. Da “bene negletto” come dice il direttore dei lavori, l’architetto Claudio Montagni, sarà un luogo vivo restituito dal Comune alla cittadinanza, perché del Complesso farà anche parte uno studentato.
Sulle tracce di Umberto Eco

È il cittadino illustre della città, come lo ricorda la scultura luminosa di Marco Lodola, che brilla la sera in piazza Vittorio Veneto.
Poi c’è una scritta che suona attuale di questi tempi e la si può leggere nel retro del bassorilievo in bronzo in piazza Giovanni XXIII dedicato a Gagliaudo, personaggio della tradizione popolare alessandrina e ricordato da Umberto Eco nel libro Baudolino: “A Gagliaudo Aulari che ci ha insegnato come si possa risolvere un conflitto senza uccidere alcun essere umano. Il mondo lo ha dimenticato, ricordiamolo”.
Secondo la leggenda, Gagliaudo con uno stratagemma convinse le truppe del Barbarossa a togliere l’assedio alla città.
In giro per l’Alto Monferrato: l’Abbazia di Sezzadio

L’arrivo è nel verde, con i grandi alberi che quasi la nascondono. Poi l’Abbazia benedettina di Santa Giustina, istituita secondo la leggenda nel 722 per volontà del re dei Longobardi Liutprando, appare con la facciata in mattoni.
Una volta entrati, accoglie i visitatori con tre navate e le colonne che portano i segni di quando da luogo sacro l’abbazia venne utilizzata come granaio.

Nella cripta un materiale povero, le pietre di fiume, disegna un tappeto di mosaici bianco e nero a spina di pesce risalente all’anno Mille.
Sposarsi qui assicura un ingresso solenne e fa scoprire a chi non lo conosceva un eccezionale tesoro. Le prossime visite guidate avverranno dalle 15 alle 18 nelle seguenti domeniche: 7 giugno, 5 luglio, 2 agosto, 6 settembre e 4 ottobre.
Informazioni utili
Dove dormire:
Situato in un edificio storico in posizione centrale, con un ottimo ristorante (il Bistro Cavour) e una bella sala colazione dove lo chef propone formaggi locali, salumi tradizionali e marmellate artigianali. Dalla stazione si può raggiungere a piedi.
Dove Mangiare:
Osteria della luna in brodo. Situata in centro ad Alessandria in via Legnano 12, ha un’elegante sala ristorante e serve piatti della tradizione fra cui i rabatòn (gnocchi allungati fatti con erbette, formaggio e uova che vengono bolliti e poi serviti con burro e salvia). All’entrata ha un carrello di formaggi piemontesi a cui nessuno può resistere.
Fuga di Sapori Bistrò, in corso Cavallotti 15, è gestita dalla cooperativa Idee in fuga, che offre formazione e lavoro a detenuti ed ex detenuti delle carceri alessandrine. Producono birra e prodotti da forno, hanno un negozio e un’accogliente sala ristorante con un menu che cambia ogni mese. “L’obiettivo era aprire le porte del carcere alla comunità e sta funzionando”, spiega Carmine Falanga, presidente della cooperativa sociale. “Siamo sempre pieni- aggiunge-e il merito va anche ad Alessandria che sostiene un modello vincente: il 70% delle persone che entra in carcere entro 12 mesi dall’uscita è recidivo, nel nostro caso meno dell’1%”. Sono 22 le persone assunte regolarmente impegnate anche in un orto e in un apiario.

La Curia: enoteca ed osteria ad Aqui Terme, la città termale che dista meno di 40 minuti da Alessandria e che ha fra i suoi simboli la fontana “la bollente”, che si presenta con un tempio ottagonale al cui centro da una sorgente sgorga acqua salso-bromo-iodica alla temperatura di 74° C. Da qui partono i vecchi portici della città e da qui si arriva anche in pochi minuti al ristorante dove Titti e Max propongono galantina di coniglio, una capricciosa da manuale, risotti e, a seconda del giorno, piatti a base di pesce. Con il bel tempo si mangia all’aperto.
Fassushi: è il nome del ristorante che ad Ovada, dove i colori delle case ricordano quelle della Liguria e che dista mezz’ora d’auto da Alessandria, propone una cucina piemontese rivisitata con alcune tecniche orientali. In tavola arrivano prelibatezze dove l’ingrediente principe è la carne di Fassona, razza che ha origine nelle Langhe e nel Monferrato: i fassoncini (mini tartare gourmet) racchiudono gorgonzola, noci e bagnetto verde piuttosto che confettura di zucca al tartufo. In tutto ne servono 15 tipi diversi. Poi ci sono i roll, sempre di cruda di fassona aromatizzata all’interno con crema al tartufo nero e nocciolo, un formaggio della Langhe. Il vitello scomposto è in pratica un sashimi di vitello tonnato cotto a bassa temperatura e si può mangiare con le bacchette. Il vino? Il ristorante si trova all’interno dell’Enoteca regionale di Ovada e del Monferrato, quindi non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Cosa acquistare:
Da Sandroni la focaccia dolce tipica di Alessandria da mangiare anche a colazione; da Gallina i famosi baci fatti con cacao, burro e nocciole; da Rolando i freschissimi amaretti alle mandorle, zucchero e albume d’uovo.
Link utili: monferratotaste.com, alexala.it
Testo di Anna Scarano|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com










































