Da secoli qui si è imparato a convivere con i capricci del vulcano. Che toglie e dà, spaventa e ammalia. Ma di sicuro regala grandi vini, e incanta gli artisti. Da scoprire, insieme a tante bellezze.
Il nostro viaggio si affida a un cantastorie capace di raccontare una faccia dell’Etna dopo averne estratto l’anima: il suo vino. Come nei rari e migliori casi, autentica espressione di una terra. Tante le cantine, cresciute numericamente e qualitativamente in pochi anni: grandi nomi dell’enologia siciliana e piccoli o medi produttori. Ma tutti impegnati a restituire originalità, carattere, sentimento. E spesso anche ospitalità, per accompagnare il viaggiatore in un mondo unico, raccolto attorno al vulcano attivo più alto d’Europa, un’isola nell’isola.
Nel regno dell’Etna DOC il tesoro delle contrade

Entriamo allora nel regno dell’Etna Doc, una corona semicircolare che parte dal versante nord, scende in quello est, e arriva fino al versante sud-est del vulcano. Godiamo dei vini, ottenuti da vitigni autoctoni, e dell’accoglienza di alcune fra le diverse aziende associate al Consorzio di Tutela e ad Assovini Sicilia. Regaliamoci natura, tradizioni, storia, bontà varie e, naturalmente, grandi degustazioni.
L’itinerario si concentra nella zona compresa tra il nord e l’oriente, dalla Valle dell’Alcantara all’entroterra di Acireale. Incontreremo così fra l’altro la vera ricchezza agronomica dei luoghi. Una frazione delle 133 contrade dell’Etna, i poderi dai nomi evocativi strappati al vulcano palmo a palmo, con un lavoro durissimo. Le differenti esposizioni e i terreni caratterizzati dalle diverse colate (le “sciare” in siciliano), insieme alle particolari condizioni climatiche, rendono unica ogni produzione.
Il comune vinicolo che non teme “a muntagna”

I comuni di Randazzo e Castiglione di Sicilia sono strategici per l’Etna Doc. In Contrada Iannazzo a Castiglione sorge Cottanera, una tenuta arrampicata fino agli 800 metri. Le vigne convivono con le “Piramidi” di pietra lavica frutto degli antichi dissodamenti. L’ospitalità della famiglia Cambria si esprime in un’offerta gastronomica tradizionale e in calici identitari.
Si punta sul Nerello Mascalese per i rossi di varie contrade, e sul Carricante per i bianchi, con l’eccellente Contrada Calderara. Poi rosato e spumante Brut. Fiore all’occhiello è la Dimora, raffinata ristrutturazione contemporanea con 12 camere, wellness e piscina tra i filari. Perfetta per vivere la proverbiale accoglienza siciliana, con Francesco Cambria anche presidente del Consorzio Doc Etna.

Cottanera può essere fra l’altro un’ottima base per esplorare, errando a zig zag, territorio e cantine. Ci vuol poco a raggiungere Randazzo, posta su uno sperone lavico a dominare la Valle dell’Alcantara, da sempre strategico crocevia tra le province di Catania, Messina ed Enna. Per questo ambita e man mano fortificata da popoli e dominatori: greci, romani, bizantini, ebrei, arabi, normanni e aragonesi, fino a raggiungere un’importante fioritura nel medio evo.
Pur essendo il comune più vicino al cratere centrale dell’Etna (circa 15 km), è sempre uscito indenne dalle furie del vulcano. Ma purtroppo non da quella umana. I duri bombardamenti subiti nella seconda guerra mondiale hanno quasi distrutto l’antico impianto urbano.
Eppure, scolpita nella pietra scura, rimane l’eco di un centro cosmopolita in cui, fino al XVI secolo, nei quartieri si parlavano lingue diverse. Il greco a San Nicola, il siciliano a Santa Maria e il lombardo a San Martino. Così come rimangono testimonianze ed edifici preziosi.
Randazzo, il passato scritto nella pietra lavica e la Vara

Fra i principali, il palazzo reale (casa Scala), edificato dai Normanni, e il Castello Svevo, che ospita un interessante museo archeologico e il piccolo gioiello, museo dell’Opera dei Pupi. L’abitato possiede molte chiese. La più importante e più ricca è la Basilica di Santa Maria Assunta, di architettura gotica parzialmente modificata in epoche successive. Spiccano all’interno alcune pregevoli opere pittoriche di autori come il fiammingo Giovanni van Houbraken, Girolamo Alibrandi, Giuseppe Velasco (o Velázquez).
L’area della basilica si anima a festa per la processione del 15 agosto, condotta dall’impressionante Vara di Randazzo. Il carro allegorico-trionfale risalente all’800, alto 20 metri, dedicato alla Madonna Assunta, “ornato” da bambine e bambini in costume da angioletti quasi fino alla sommità. Uno spettacolo affascinante che fa capire quanto le tradizioni e il culto siano ancora ben vivi a queste latitudini.
Escursione termica, terreni speciali, vigne pre fillossera

Parlando di tradizioni, Donnafugata è una tappa d’obbligo a pochi passi da Randazzo. Fondata nel 1983 da Giacomo e Gabriella Rallo, l’azienda è oggi un’icona del Made in Italy (vedi la partnership con Dolce&Gabbana). Sull’Etna la cantina cura 33 ettari vitati su sciare secolari: qui nascono cru d’eccellenza. Abbiamo degustato con piacere il Rosa, la linea Sul Vulcano e il sontuoso Fragore 2021. Menzione speciale, ancorché fuori zona, per il Ben Ryé. Un Passito di Pantelleria tanto celestiale che, a parere di chi scrive, per un calice persino gli dei avrebbero gettato l’ambrosia nel lavandino.
Torniamo a Castiglione. Sotto le brezze potenti del nord etneo, diverse ottime cantine si spendono con passione artigianale per dare il meglio. Prendiamo Alta Mora, il progetto vulcanico della famiglia Cusumano. Qui l’eleganza è quasi scientifica. La cantina ipogea si mimetizza tra le vigne, e l’Etna Bianco è una scarica di sentori. Un Carricante che sa di luce e di pietra focaia, teso e agrumato da sembrare un assolo di violino perfettamente accordato nel silenzio della montagna. In più, tanti racconti e aneddoti sul microcosmo enologico etneo.

Poco distante si respira l’aria nobile di Firriato nella tenuta Cavanera. La storia si tocca con mano camminando tra rade vigne pre-fillossera. Il Cavanera Rovo delle Coturnie è un blend di Nerello Mascalese e Cappuccio che esprime vera classe. Profumato di frutti rossi e pepe nero, capace di raccontare la potenza del versante settentrionale. Rimarchevole la produzione di metodo classico Gaudentius, da Carricante o Nerello Mascalese. Ospitalità nel resort, e bistrot con cucina dalla saldezza territoriale e tempra gourmet, perfetta per le degustazioni.
Nei fazzoletti delle contrade tanta fatica e manualità

Sempre di più ci si rende conto di quanto la definizione di “eroica” sia azzeccata per questa viticoltura di montagna spesso praticata in fazzoletti delimitati da mura a secco in pietra lavica. Che pretendono pazienza, abilità manuale, dedizione e niente scorciatoie.
Ben lo si vede anche calando da Tascante, l’avamposto etneo a Castiglione della celeberrima famiglia Tasca d’Almerita. Il rispetto per la terra e le caratteristiche di ogni contrada esaltano le micro-differenze di ciascuna colata lavica. Il Ghiaia Nera, esemplificando, è un inno alla finezza. Un rosso che sussurra note di marasca e sottobosco, ideale per chi cerca l’anima più gentile e poetica del vulcano espunta dalle contrade Sciaranuova, Piano Dario, Rampante.

I terrazzamenti arditi puntati verso il vulcano sono l’immagine che salta agli occhi giungendo in frazione Solicchiata di Castiglione da Pietradolce, insieme al design dell’edificio. Il tema dell’azienda è coniugare sostanza ed estetica della materia.
La cantina è una vera galleria d’arte, con opere di autori ispirate agli elementi primordiali. Fra le diverse Doc segnaliamo l’Archineri Etna Rosso, profondo, scuro, con una mineralità che sollecita il palato in modo delizioso. Da uve Nerello Mascalese di una singola vigna pre-fillossera di 90 anni, situata nella Contrada Rampante a 850 metri slm. Rara avis…

Infine, esaurendo il nostro giro a Castiglione, non si può parlare di Etna nel versante Nord senza citare Tornatore, casa storica che coltiva queste terre dal lontano 1865. La cantina è un connubio tra tecnologia di punta e radici profonde. Da piemontese si consenta di esaltare in particolare i rossi. In questo caso l’Etna Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio è un classico: sapido, succoso ed estremamente equilibrato tra il frutto e la spezia, pure bello da portare in tavola. È il vino che evoca la magia del vulcano. Da notare l’etichetta di sobria eleganza segno distintivo di Tornatore.
A Milo, cercando il Maestro e il centro di gravità permanente

Ora sono i venti di mare a richiamare la nostra attenzione, perché ci spostiamo verso est, laddove l’Etna esplicita il suo amore per lo Ionio. E ogni tanto, quando il suo cuore ribolle, riesce a scendere per abbracciarlo. Fortunatamente ciò non accade da molto tempo. Le colate si fermano ben più in alto, ma continuano a tenere in allarme diversi comuni.
Così tra il 1950 e il 1951 è accaduto a Milo, quando si aprirono due bocche eruttive a monte e gli abitanti furono costretti a rifugiarsi nei centri vicini. Il paese è una terrazza sul mare, situata a 700 metri d’altitudine. Circondato da boschi che rendono l’aria fresca, è molto frequentato d’estate.

Ed è stato il buen retiro e luogo d’ispirazione di Franco Battiato per decenni. Il Maestro catanese passava lunghi periodi nella sua casa, Villa Grazia, in frazione Praino, componendo, scrivendo, dipingendo, meditando e poi stabilendo la sua dimora definitiva fino alla scomparsa, avvenuta il 18 maggio 2021. Schivo e riservato, raramente lo si vedeva in paese, anche se ne apprezzava l’atmosfera tranquilla e il panorama incomparabile.
Al contrario del suo amico e altrettanto famoso vicino di casa, Lucio Dalla, di cui i milesi ricordano la giovialità e l’esuberanza. Ai due artisti è dedicata una scultura in piazza Giovanni D’Aragona, diventata ormai luogo di pellegrinaggio per tanti appassionati ed estimatori.
Quando il vino profuma di mare e lava

Ma torniamo all’influsso cruciale del mare su terra e aria di questa zona. Perché anche il più normodotato fra gli amanti del vino non potrà sfuggire ai delicati, suadenti, ipnotici sentori di salsedine affioranti dal Carricante coltivato da Maugeri. Sulla conquista di un grande bianco, si basa infatti la scommessa dell’azienda, accanto ad un accattivante rosé ottenuto da Nerello. Ecco allora l’Etna Bianco Superiore Contrada Volpare, lasciandoci incantare da salmastro e ginestra. Maugeri si dedica anche alla ristorazione e hotellerie di lusso, con l’apporto fondamentale della componente giovane di famiglia.
Last but not least, eccoci da Terra Costantino, sulle alture di Viagrande. I Costantino sono stati i primi a credere in una certificazione biologica integrale su questi terreni difficili, mantenendo pratiche agricole tradizionali. Ma utilizzando pure sistemi evoluti per raccontare vino e territorio, come le audio-passeggiate. Infine, le degustazioni vengono abbinate ad assaggi di piatti e prodotti evocativi della tradizione etnea. Fra i bicchieri, il De Aetna Bianco, vino conviviale, vibrante e immediato, un’istantanea nitidissima del territorio. Come sentirsi in famiglia, una bella esperienza.
Soggiogati da “idda”, bella, generosa e crudele

Appeso il bicchiere al chiodo, in una mattinata non facile, cangiante di vento, nuvole, tormente, nebbie, nevischi ci affidiamo a un abile conduttore, che del vulcano conosce ogni anfratto e segreto. Intanto ci conferma che per chi ci vive Etna è “idda” (lei), femmina; altro non serve. Così ora sì, siamo pronti a sfidarla. Non le dispiacerà del resto, se da sempre imprigiona secondo il mito il pugnace gigante Encelado. Sarebbero infatti le sue urla e il suo respiro infuocato a generare le eruzioni, mentre i tentativi sovrumani di liberarsi causerebbero i terremoti.

La nostra guida Gianfranco Vasta ci conduce alla scoperta di un mondo speciale, che si crea e si può modificare anche radicalmente e all’improvviso. Il tempo ridotto a disposizione ci limita nel percorso, e rimpiangiamo subito di non poter compiere l’intero Grand Tour di questo versante, proposto dalla Etnawild di Gianfranco. Intanto però vediamo una delle eruzioni laterali, caratteristica peculiare e più pericolosa dell’Etna. Quella del 1928, che distrusse la città di Mascali. Poi camminando in un manto innevato fra boschi millenari di Betula aetnensis e pino laricio, a quota 1800 metri circa, raggiungiamo la zona dell’eruzione del 1865.

Il carattere particolarmente esplosivo dell’evento ha dato origine ai cosiddetti crateri a bottoniera: sei coni allineati, come i bottoni di una camicia. Non è facile trattenere l’emozione di fronte a uno scenario così grandioso e speciale. Il contrasto fra il bianco abbagliante della neve e il profilo nero dei crateri, sullo sfondo del blu marino in lontananza, toglie il respiro. E se ci voltiamo appare a tratti nitida la sommità fumante di “idda”, spazzata dal vento. Se le parole mancano, ci soccorre Alexis De Toqueville nel suo Viaggio in Sicilia di due secoli fa: “Uno spettacolo quale una sola volta nella vita, una di quelle bellezze severe e terribili della natura che fanno rientrare in sé stessi e fanno sentire schiacciati dalla propria piccolezza.”
Dormire & mangiare
A parte le proposte di ospitalità e ristorazione offerte da diverse aziende vitivinicole, spesso di ottimo livello, ecco qualche idea per un soggiorno rilassante, gustoso e rigenerante under the volcano.
SHALAI HOTEL E RISTORANTE GOURMET – Via Guglielmo Marconi 25, Linguaglossa (CT)

Ricavato in un palazzo antico, un comodo hotel accogliente e ottimo punto d’appoggio per visitare la zona del nord-est etneo. Ma soprattutto ristorante stellato Michelin capace di coniugare creatività e stimoli proteiformi della tradizione.
Chef Giovanni Santoro pone estrema attenzione alle materie prime e alla stagionalità. Dunque le variazioni del menu sono sempre in sintonia con l’ambiente circostante, corroborate da un servizio attento, puntuale, sorridente e una cantina ben fornita a prova di wine lover.
RAMO D’ARIA ETNA COUNTRY HOTEL – Viale delle Province n. 261, Giarre (CT)
La famiglia Maugeri, grazie anche all’intraprendenza delle nuove generazioni, abbina al vino di qualità accoglienza e ristorazione. Immerso in un magnifico agrumeto e frutto dell’accorta ristrutturazione di un edificio rurale, ecco un luogo appartato e ideale per relax, ma anche esplorazione della costa e del vulcano. 11 camere tra Standard e Superior, 2 Superior Plus e 2 Junior Suite, che affacciano al mare o all’Etna compongono un’offerta adeguata per ogni esigenza. A disposizione degli ospiti una bella piscina, solarium e il ristorante, con cucina ispirata al territorio.
ZASH COUNTRY BOUTIQUE HOTEL & SPA – Strada Provinciale 2/I-II n. 60, Archi – Riposto (CT)

Altra creazione di famiglia Maugeri, l’incursione in un passato che ancora permea le campagne del primo entroterra catanese. Silenzio, profumi, fruscii di brezze marine, cinguettii nel verde punteggiato da arance e limoni. Stanze e suite comode, eleganti, accoglienti e contemporanee s’intonano armoniosamente con l’architettura di un antico palmento. Il locale tradizionale della pigiatura e torchiatura dell’uva.
In cui si trova anche il ristorante, stella Michelin, di Zash. Dalle mani e dalla mente del giovane chef Giuseppe Raciti escono piatti evocativi e preparazioni per niente leziose, incursioni sapienti fra le mille sfumature che offre la terra di Sicilia. Cantina di livello elevatissimo, con un occhio attento alla produzione etnea.
DA RINUCCIO Ristorante – Via Mareneve, 5 Milo (CT)

Ai piedi dell’Etna, il locale che Rinuccio Granata ha creato trasformando un vecchio rudere in un luogo destinato a chi voglia sperimentare la qualità e l’autenticità della cucina siciliana. Dall’originale Torretta di melanzana, versione autoctona della parmigiana con una nuance del prezioso miele di Zafferana Etnea, ai rustici maccheroni fatti a mano, agli intriganti antipasti con fritture leggerissime di verdure, arancini e altri sfizi, alla torta con le mele del meleto di proprietà. Tutto genuino, condito con cortesia e simpatia.
Degustare: PASTICCERIA SANTO MUSUMECI – Piazza Santa Maria, 5, 95036 Randazzo (CT)

Fondata da Santo Musumeci, la pasticceria gelateria è oggi guidata con autentica passione dalla figlia Giovanna. Che per nostra fortuna ha deciso di mollare il ruolo di donna in carriera raggiungendo importanti traguardi. Come il riconoscimento dei “3 coni” nella guida del Gambero, ed è un riferimento per chi voglia assaggiare granite di raro equilibrio. Utilizzando solo ingredienti di prima scelta e aggiungendo esclusivamente acqua e zucchero a basse dosi.
La vulcanica Giovanna, forte degli insegnamenti paterni, sa incantare con strepitose granite al limone, mandorle, mandarini e, in stagione, una eccezionale ai gelsi nera. Fra i gelati eccelle il Pirandello, originale gusto al pistacchio arricchito da note agrumate e impreziosito da un croccante di mandorla.
Testo e foto di Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































