Sul Monte Conero ci sono natura, leggende e un amanuense

Se rimaniamo sulla mitologia casalinga, il dio che disegnò l’Adriatico tra Trieste e il Gargano perse una perla dal borsello, una perla bianca. Si tratta del Monte Conero, 572 metri a strapiombo sul mare, oggi area protetta che comprende calette, faraglioni, un tratto di costa alta e una zona collinare interna. ? proprio la roccia bianca del Conero a donare al mare quel suo colore unico, dai toni più vari nei mesi meno caldi, quando il sole è basso in cielo. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Numana e Sirolo, le rinomate stazioni balneari del Conero, che ormai da vent’anni consecutivi ricevono la Bandiera Blu d’Europa in virtù del loro mare cristallino. Proprio dalla piazzetta di Sirolo, un tempo rocca fortificata, si ammira uno dei panorami più belli sul monte e sulla spiaggia Urbani, con le sue piccole insenature. Poco oltre, la spiaggia di San Michele e quella delle Due Sorelle, raggiungibile via mare. Nelle giornate limpide lo sguardo spazia sino alle prime isole della Croazia.

Chi ama il cicloturismo, potrà raggiungere da Sirolo l’area di Portonovo, sul lato opposto del monte, percorrendo per una decina di chilometri la Strada Provinciale del Conero tra campi, vigne e pini marittimi. A Portonovo la macchia mediterranea arriva a sfiorare il mare, coronando una spiaggia di ciottoli bianchi che è ideale, in inverno, per una passeggiata e qualche tranquilla lettura. Lì accanto sorge la splendida abbazia romanica di Santa Maria di Portonovo, edificata dai benedettini nell’XI secolo, che pare abbia ospitato San Pier Damiani. Sono innumerevoli le leggende legate al monte Conero che appassioneranno i patiti del genere. Iniziamo col dire che il monte è un santuario di grotte, cunicoli e cave, le più antiche scavate dagli schiavi in epoca romana. Si dice che sia presente anche un tesoro nascosto in una stanza sotterranea, ma che nessuno abbia mai mosso un dito per cercarlo in quanto sarebbe ben custodito dalle anime degli schiavi morti cavando pietre. Sino agli anni ’30, quando crollò, esisteva anche una grotta detta appunto degli schiavi, utilizzata – pare – come prigione dai pirati. I lamenti dei poveretti qui rinchiusi echeggiavano sul mare giorno e notte. Arrivando a Portonovo, dall’alto della collina, non mancate di ammirare – se ci riuscite – lo scoglio del Trave, una curiosa formazione geologica. Ha l’aspetto di un molo opalescente sotto il pelo dell’acqua.

Naturalmente anche il Trave ha la sua leggenda. Si dice che lo scoglio, molti anni fa, arrivasse sino all’altra sponda dell’Adriatico, come un ponte tra due terre, simbolo di fratellanza. In seguito la discordia tra i popoli, o forse l’azione erosiva del mare, lo fecero crollare. Se si tiene conto che il Conero pare essere un crocevia per il passaggio degli UFO – innumerevoli gli avvistamenti – e che è presente anche una base militare sotterranea di cui naturalmente si sa poco – ma secondo alcuni accoglierebbe addirittura sommergibili e aerei – ce n’è per tutti i gusti. Se siete amanti delle suggestioni medioevali, sappiate che a pochi chilometri da Sirolo, nella celebre Recanati, esiste la più importante bottega amanuense d’Europa. Si tratta dell’Antica Bottega Amanuense di Màlleus, al secolo Enrico Ragni, ospitata in un castello che di suo è un’opera d’arte e che probabilmente è il più giovane castello d’Italia, inaugurato solo pochi anni fa. Qui abili amanuensi praticano l’arte, ormai dimenticata, della calligrafia (la “bella scrittura”), realizzando pergamene e miniature, ma anche diplomi e partecipazioni nuziali. Silenzio, amore per il bello e il dettaglio, manualità, luce e tanta pazienza. Nel nostro mondo multitasking dalla scrittura sincopata via sms, due passi nel Castello di Màlleus accanto a un amanuense fanno l’effetto di un tè caldo quando fuori diluvia.

Testo e foto di Devis Bellucci

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