Bianca, grandiosa e dalle dimensioni perfettamente neoclassiche, Villa Carlotta si staglia alle spalle del lago di Como. Era una delle “Ville di Delizia” dell’aristocrazia lombarda arrivata a noi intatta per deliziarci ancora.

La litoranea che segue la sponda occidentale del Lago di Como, segue con spire serpentesche le ripide sponde boschive che circondano il lago. Sempre troppo trafficata, questa strada è uno stretto azzardo strappato al fianco della collina. Ma offre scorci incantati sul lago e sui piccoli borghi in pietra che si susseguono. Ogni tanto emerge tra il verde qualche villa magnifica che racconta come la zona fosse prescelta dalla grande aristocrazia lombarda che vi costruì le sue dimore di “delizia”

Villa Carlotta, una vera delizia
Poi, arrivati a Tremezzina, dietro una curva, appare Villa Carlotta e al suo cospetto tutto il resto svanisce. Grandiosa, principesca e imponente, domina il lago dall’alto. E’ davvero bellissima: il profilo neoclassico è pulito e rassicurante, armonioso e illuminato dal bianco della facciata.

Entrati dal grande cancello, si sale da una doppia scalinata in pietra verso l’entrata della villa. Persiste la percezione di una raffinata armonia, di bellezza diffusa che sospende i pensieri nocivi e rasserena. Forse è l’effetto del neoclassicismo che quieta gli animi. Ma anche del sontuoso giardino che circonda la proprietà. Per cominciare un doppio pergolato di agrumeti introduce alla salita. Arance, limoni, chinotti e cedri, ancora fioriti, stordiscono di profumi mediterranei. E’ il lago che permette ad ogni tipo di vegetazione di prosperare felicemente.
Un parco che è un giardino botanico

Il parco è altrettanto sontuoso: quasi dodici ettari terrazzati che si allargano dalla riva alla collina che sta alle spalle della villa. E’ una scenografia botanica eccezionale e anche una testimonianza viva dell’evoluzione del gusto nella progettazione dei giardini tra il 1600 e il 1800.

Molta della ricchezza botanica del giardino è merito del Duca Giorgio II° di Sassonia-Meiningen. Il Duca arrivò a Villa Carlotta verso la metà del XIX° secolo grazie al matrimonio con la Principessa Carlotta cui la villa fu donata come regalo di nozze dalla madre, Marianna di Orange-Nassau.

Il marito di Carlotta era un grande appassionato di botanica e a lui si devono le maggiori novità e ridefinizioni del giardino. Aveva grande sensibilità e curiosità botaniche il Duca, oltre che un cospicuo patrimonio a cui attingere. E così Giorgio II° plasmò un giardino raffinato e unico, fatto di esemplari all’epoca rarissimi, importati da paesi lontani.

Come i rododendri dal fusto rossiccio, importati dal Nepal che oggi sono divenuti un vero bosco ombroso illuminato dai fiori rossi, bianchi e rosa. O come i grandi palmizi, i boschi di bambù, le felci giganti e le tante piante ormai centenarie che fanno di questo parco un museo botanico en plein air.
Carlotta e il suo sentiero

Si gironzola liberamente con il naso all’insù a meravigliarsi di ogni cespuglio, albero o radura. Delizioso il “Sentiero di Carlotta” dal forte impatto romantico. E’ un percorso dedicato alla moglie del Duca Giorgio, la vera proprietaria della villa che fu il dono di nozze della madre.

Disgraziatamente Carlotta morì a soli 24 anni nel dare alla luce il terzo figlio. Il sentiero trova il suo acme romantico laddove si incrocia un platano secolare crollato che, dato per morto, ha invece rigettato nuovi rami.

Non mancano gli angoli esotici tra cui il giardino giapponese cui si accede da un vero Torii progettato da un architetto nipponico. Oltre il portale, boschi svettanti di bambù, cippi, un ruscelletto come si fosse a Kyoto; molto suggestivo. Il parco è immenso, pieno di ambienti diversi e scorci lacustri incantevoli. Davvero non ci si stanca di percorrerlo, non annoia mai.
Tutti accorrevano a Villa Carlotta

Gli interni della villa non fanno che confermare la sensazione d’essere in un luogo notevolissimo. E qui lo sforzo maggiore si deve a Giovanni Battista Sommariva che la acquistò nel 1801. Avvocato e gran collezionista d’arte, il signor Sommariva portò in villa opere di grandissimo valore. Statue magnifiche di Antonio Canova, un candido fregio di Thorvaldsen che circonda la Sala dei Marmi, “L’ultimo bacio” di Hayez oltre ad alcuni rilievi dell’Arco della pace di Milano, tra i tanti.

Insomma un museo privato e assai pregevole. Stendhal, uno dei tanti estimatori di Villa Carlotta scriveva: “…Le statue di Canova che tutta Milano va a vedere in casa del Signor Sommariva alla Cadenabbia sul Lago di Como….”
A parte il piacere del collezionismo, pare che il Sommariva avesse raccolto una tal collezione anche per rifarsi da una disillusione politica. Braccio destro di Napoleone durante la Repubblica Cisalpina, confidava d’essere nominato Vicepresidente della neonata Repubblica Italiana.

Bonaparte scelse invece Francesco Melzi d’Eril la cui Villa Melzi d’Eril, altra magione principesca, sta adagiata sulla riva opposta del lago. Sembra che il Sommariva non venne nominato per via della sua origine borghese. Chissà, forse trasse consolazione da tutti i tesori d’arte accumulati a Villa Carlotta.

Infine, dopo un passaggio a curiosare allo shop della villa, ci si può rifocillare e riposare al Villa Carlotta Bistrot. Il locale ha sede nell’ex serra della villa ed è affidato in gestione ad una cooperativa sociale che si occupa di inserire nel mondo del lavoro persone con varie disabilità. Si beve e si pranza su lunghe tavolate comuni con lo sguardo che spazia verso il lago.
Informazioni utili

Ente Villa Carlotta, via Statale 5605, Tremezzina (CO)
Tutti i dettagli su orari e modalità di visita all’indirizzo:
Testo di Lucia Giglio Foto di Gisella Motta|Riproduzione riservata 2026 © Latitudeslife.com









































