Tre montagne, tre anime: la Verona che si scopre a piedi

Dalla dolcezza della Lessinia alle creste del Baldo, passando per il carattere alpino del Carega: un viaggio tra rifugi, sentieri e panorami che cambiano passo dopo passo.

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Verona, Palazzo Maffei ©Renato Begnoni

C’è una Verona che non si scopre tra piazze e palazzi, ma passo dopo passo, con gli scarponi ai piedi e lo sguardo che si allarga sull’orizzonte.

È una provincia che cambia volto salendo di quota, dove tre sistemi montuosi — Lessinia, Gruppo della Carega e Monte Baldo — raccontano tre modi diversi di vivere la montagna.

Non un unico itinerario lineare, ma un viaggio a tappe, da costruire liberamente, scegliendo ogni volta il proprio ritmo e il proprio paesaggio.

Lessinia, la montagna che accoglie

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Panorama del Parco Naturale della Lessinia © Lucio Rossi

C’è un luogo dove la montagna non intimorisce, ma invita. Il Parco Naturale Regionale della Lessinia è fatto di altopiani morbidi, pascoli aperti e orizzonti larghi, dove lo sguardo corre più in là dei dislivelli.

Qui non si viene per conquistare vette, ma per imparare a camminare senza fretta, tra i 1.200 e i 1.700 metri, lungo sentieri che sembrano disegnati apposta per chi vuole iniziare.

È una montagna “orizzontale”, dove lo spazio conta più dell’altitudine e dove anche chi non ha mai dormito in rifugio trova un ambiente rassicurante, quasi domestico. Le malghe punteggiano il paesaggio e raccontano una cultura ancora viva, fatta di gesti semplici e tradizioni alpine.

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Mucche al pascolo nel Parco Naturale della Lessinia © Lucio Rossi

Il Rifugio Lausen è uno dei punti di partenza ideali: facile da raggiungere, perfetto per escursioni ad anello e per un primo assaggio della vita in quota. Poco distante, il Rifugio Castelberto custodisce la memoria della Prima guerra mondiale, mentre il Rifugio Primaneve, a 1.766 metri, sorprende per la sua posizione insolita, addossato a un imponente traliccio che domina il paesaggio.

Carega, dove la montagna cambia tono


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Sci di fondo con vista sul Monte Carega © Lucio Rossi

Basta spostarsi verso est perché lo scenario si trasformi radicalmente. Il Monte Carega introduce a un ambiente più severo, dove le valli si stringono in profondi “vaj” e le rocce si alzano verticali, guadagnandosi il soprannome di Piccole Dolomiti.

Qui si superano i 2.000 metri e la montagna torna a farsi sentire: i dislivelli sono più marcati, il meteo può cambiare rapidamente e l’escursione richiede un passo più deciso. Ma è proprio questa dimensione più autentica a rendere l’esperienza intensa.

Il Rifugio Revolto rappresenta la base di partenza più accessibile. La sua storia affonda nel 1866, quando era una semplice osteria di confine tra imperi, frequentata anche da contrabbandieri. Oggi è il punto da cui iniziare la salita verso il Rifugio Scalorbi, raggiungibile con una camminata di circa due ore.

Il passaggio è netto: dal fondovalle si entra progressivamente in un ambiente più isolato, dove il silenzio prende il sopravvento e la montagna si mostra nella sua essenza più pura.

Un cammino tra due mondi

Per chi vuole percepire davvero il cambiamento tra Lessinia e Carega, esiste un itinerario che li mette in dialogo. Si parte da Dogana Vecchia e, lungo un anello di poco più di 10 chilometri, si attraversano ambienti diversi in successione.

La Foresta di Giazza accompagna i primi passi, poi il sentiero sale verso il Lago Secco e continua fino a Malga Campobrun, dove le marmotte fanno da sentinelle al passaggio verso l’alta quota. L’arrivo al Rifugio Scalorbi, nei pressi del Passo della Pelagatta, regala uno dei primi veri affacci sulle Piccole Dolomiti.

È un percorso che racconta una transizione: dalla montagna dolce a quella più aspra, senza soluzione di continuità.

Monte Baldo, il grande balcone

La catena del Monte Baldo
Le cime del Monte Baldo © Shutterstock

Se la Lessinia accoglie e il Carega mette alla prova, il Monte Baldo incanta. La sua lunga dorsale, oltre i 2.000 metri, è un osservatorio privilegiato: da una parte le Alpi, dall’altra il Lago di Garda. Uno scenario che cambia a ogni passo e che resta impresso nella memoria.

Le possibilità di accesso sono molteplici. Il Rifugio Novezzina è facilmente raggiungibile in auto, mentre il Rifugio Chierego si conquista con una camminata di circa due ore da Prada Alta o San Zeno di Montagna, lungo sentieri mai troppo impegnativi.

Da qui si può proseguire lungo la cresta fino al Rifugio Telegrafo, uno dei punti panoramici più spettacolari dell’arco prealpino. Nel 2025, a 150 anni dalla fondazione, il rifugio è tornato alle sue origini con la dedica a Francesco Calzolari e Giovanni Pona, figure chiave nella storia botanica del territorio.

Il trekking di cresta che collega questi rifugi è uno di quelli che restano impressi: un susseguirsi di vedute ampie, aria sottile e senso di libertà.

Come costruire il proprio viaggio

Queste tre montagne non chiedono di essere percorse tutte insieme, ma di essere scelte. Ognuna ha un carattere preciso e un ritmo diverso.

La Lessinia è il punto di partenza ideale, perfetta per chi muove i primi passi. Il Carega è la sfida, per chi cerca una montagna più autentica e intensa. Il Baldo è la sintesi spettacolare, dove il panorama diventa protagonista.

Si possono vivere separatamente o intrecciare in un itinerario più lungo, magari distribuito in più weekend o in una settimana estiva.

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La bella Piazza Bra a Verona © Vittorio Sciosia

In ogni caso, il filo conduttore resta lo stesso: una Verona che sorprende lontano dai percorsi più battuti, dove la montagna diventa racconto.

Testo di Graziella Leporati|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com