Un viaggio passo dopo passo tra santuari, eremi, borghi medievali e sapori autentici del Lazio.

Esistono viaggi che si fanno con le gambe e altri che si fanno con tutto il resto. Le Vie di Francesco appartengono alla seconda categoria, anche quando le gambe fanno la loro parte con qualche salita di troppo.
È un cammino che attraversa luoghi fisici, santuari, boschi, abbazie, borghi, ma che alla fine lascia il segno soprattutto dentro. Lo sanno i migliaia di pellegrini che ogni anno lo percorrono, e lo sanno anche i viaggiatori laici che lo scoprono cercando qualcosa di più autentico del solito weekend fuori porta.
Questo articolo è una guida pratica e narrativa al tempo stesso: tappe, distanze, consigli logistici, ma anche storie e dettagli che trasformano un itinerario in un’esperienza. Perché conoscere un luogo prima di arrivarci non rovina la sorpresa, la moltiplica.
Dove si cammina: la geografia del percorso
Le Vie di Francesco si sviluppano nel cuore dell’Italia centrale, in un territorio che coincide quasi perfettamente con l’antica Sabina e la Valle Santa Reatina.
Il tracciato principale collega Assisi a Roma seguendo i luoghi dove San Francesco d’Assisi visse le esperienze più decisive della sua vita spirituale. Non si tratta di un unico percorso lineare, ma di una rete di itinerari che si intrecciano, si biforcano e si ricongiungono, offrendo al camminatore la possibilità di modulare il viaggio in base al tempo disponibile e alla propria preparazione fisica.
Il cuore del cammino batte tra Greccio, Rieti, Fonte Colombo, Santa Maria della Foresta, la Sabina e l’Abbazia di Farfa. Ogni tappa ha una sua identità precisa: non ci sono tratti intercambiabili o paesaggi generici. Ogni giorno di cammino porta in luoghi diversi per carattere, storia e atmosfera.
Il percorso completo: tappe, distanze e difficoltà

Nel tratto laziale, la Via di Francesco è riconoscibile grazie alla segnaletica dedicata, caratterizzata da bande gialle e azzurre accompagnate dal simbolo del Tau francescano. Questi segnavia, curati dalla Rete Associativa della Via di Francesco nel Lazio, guidano i pellegrini lungo un itinerario che attraversa la Valle Santa Reatina, la Sabina e conduce fino a Roma.
Nei tratti toscani, invece, il percorso si affianca ai tradizionali segnavia bianco-rossi del CAI, mantenendo sempre il Tau come riferimento del cammino.
Tappa 1 — Greccio > Rieti. 23,4–23,8 km | Dislivello: +576 m / –815 m | Difficoltà: media | Fondo: 42% asfalto, 58% sterrato. La tappa di apertura è anche una delle più intense spiritualmente.
Si parte dal Santuario di Greccio, luogo del primo presepe della storia cristiana (1223), e si scende verso Rieti attraverso foreste di faggio e panorami aperti sui Monti Reatini. L’arrivo in città permette di visitare la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il centro storico medievale.
Tappa 2 — Rieti > Fonte Colombo > Santa Maria della Foresta. Circa 18 km | Difficoltà: media. Da Rieti il sentiero sale verso il Santuario di Fonte Colombo, il Sinai francescano, dove Francesco scrisse la Regola definitiva del suo Ordine nel 1223, e poi scende verso il Santuario di Santa Maria della Foresta, immerso nella vegetazione.
Qui, all’interno della chiesa, è conservato l’altare originario su cui il santo pregava: la stessa pietra, nei secoli intatta, davanti alla quale Francesco si inginocchiava durante i suoi soggiorni nella Valle Santa. Un contatto diretto e fisicamente tangibile con la sua storia, raro in qualunque cammino al mondo.
Tappa 3 — Santa Maria della Foresta > San Felice all’Acqua. Circa 12–15 km | Difficoltà: facile-media. Tappa breve e contemplativa, ideale per chi vuole rallentare il ritmo.
Il sentiero attraversa boschi e sorgenti fino al Santuario di San Felice all’Acqua, dove l’elemento idrico, così centrale nella spiritualità francescana, diventa protagonista del paesaggio. Il Cantico delle Creature celebrava l’acqua come utile et humile et pretiosa et casta: su questo tratto lo si capisce con il corpo, non solo con la mente.
Tappa 4 — San Felice all’Acqua > Poggio San Lorenzo. Circa 20 km | Difficoltà: impegnativa (56% sterrato). Una delle tappe più fisicamente impegnative, ma anche tra le più gratificanti dal punto di vista paesaggistico.
Il percorso attraversa la Sabina rurale, uliveti millenari, borghi silenziosi, panorami sulla pianura, in una versione del territorio ancora poco frequentata dal turismo di massa.
Tappa 5 — Poggio San Lorenzo > Rieti (andata) / verso Trebula Mutuesca. 21,8 km | Difficoltà: media. Il percorso segue antichi tracciati consolari romani prima di aprirsi verso la Sabina più profonda.

Da questa tappa si accede all’area archeologica di Trebula Mutuesca, insediamento romano con templi e strutture urbane ancora leggibili, e alla Chiesa di Santa Vittoria.
Il Museo Civico Archeologico di Monteleone Sabino completa il quadro con reperti che raccontano la continuità storica del territorio dall’età del ferro all’epoca medievale.
Variante di Farfa — tappa 20A: Acquaviva di Nerola > Fara in Sabina > Farfa. Circa 18–22 km totali | Difficoltà: media. La variante ufficiale che porta all’Abbazia di Farfa è forse il tratto più ricco di sorprese dell’intero percorso.
Da Acquaviva di Nerola il sentiero sale verso Fara in Sabina, dove si trova il Monastero delle Clarisse Eremite, e poi scende fino all’abbazia. Il tratto Fara–Farfa si percorre in circa un’ora su sentiero segnalato.
Chi preferisce un anello può optare per il Sentiero degli Eremi: 11–14 km con dislivello di 420–460 m, che passa per i ruderi dell’Abbazia di San Martino sul Monte Acuziano.
Greccio: il luogo dove nacque il presepe

Iniziare le Vie di Francesco da Greccio significa partire dall’inizio, non cronologicamente, ma narrativamente. Il paese si arrampica su un costone boscoso sopra la valle del Velino, e il santuario si raggiunge a piedi lungo un sentiero che già da solo vale il viaggio.
È qui che nella notte del 24 dicembre 1223 Francesco d’Assisi compì un gesto semplice e rivoluzionario: ricreò la scena della Natività con una mangiatoia vera, del fieno, un bue e un asino.
Non era teatro, non era folklore. Era un atto teologico travestito da gesto quotidiano, un modo per avvicinare il mistero alla portata di tutti. Da quella notte nacque la tradizione del presepe, che ancora oggi, otto secoli dopo, è presente in ogni angolo del mondo cristiano. Partire da Greccio significa portare con sé questa consapevolezza per tutto il cammino.
Fonte Colombo: il monastero dove si scrive la legge
A undici chilometri da Rieti, aggrappato a un costone boschivo sopra una gola, il Santuario di Fonte Colombo è il luogo in cui il francescanesimo prese forma scritta. Nel 1223, dopo mesi di preghiera e digiuno in una grotta scavata nella roccia, Francesco completò qui la Regola definitiva del suo Ordine, il documento che avrebbe regolato la vita di centinaia di migliaia di frati per i secoli a venire.
“Il Sinai francescano” lo chiamano le fonti antiche, e non è un’iperbole. Come Mosè sul monte, Francesco cercava in quel luogo di roccia e silenzio la legge che avrebbe guidato una comunità.
La grotta dove si ritirava è ancora visitabile, ed è uno dei pochi posti al mondo dove il tempo sembra essersi davvero fermato a una data precisa.
Santa Maria della Foresta: la pietra che ha visto Francesco

Di tutti i santuari della Valle Santa, Santa Maria della Foresta è forse quello che colpisce di più chi arriva senza aspettative. Non ha le dimensioni imponenti di Fonte Colombo né la fama popolare di Greccio. Ha qualcosa di più raro: un’autenticità materiale che nessun restauro ha levigato.
All’interno della chiesa è conservato l’altare originario su cui Francesco pregava. Non una replica, non una targa commemorativa, la stessa pietra, nella stessa posizione, dopo otto secoli.
Per un pellegrino che ha camminato giorni per arrivare fin qui, posarsi davanti a quell’altare è un’esperienza che le parole riescono a descrivere solo in parte. È il momento in cui la distanza storica tra il presente e il XIII secolo si azzera, e il cammino rivela la sua natura più profonda: non un viaggio nello spazio, ma nel tempo.
La Sabina: un territorio da scoprire lentamente
Dopo la Valle Santa Reatina, il cammino entra nella Sabina, territorio che molti viaggiatori italiani conoscono appena di nome e che riserva sorprese continue.
Gli uliveti della Sabina producono un olio extravergine DOP tra i più pregiati d’Italia, riconoscibile per il colore verde intenso e le note erbacee, e i borghi medievali che punteggiano le colline sembrano usciti da un’incisione del Cinquecento.
L’area archeologica di Trebula Mutuesca, nei pressi di Monteleone Sabino, introduce una dimensione ulteriore: prima che Francesco camminasse su questa terra, ci avevano camminato i Romani.
Il sito conserva i resti di un tempio repubblicano, un’area forense e strutture abitative di epoca imperiale. Visitarlo durante il cammino significa capire che la stratificazione storica qui non è un concetto astratto, è letteralmente sotto i piedi.
Il Monastero delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina: una sosta che cambia il viaggio

Fara in Sabina è uno di quei borghi che si vedono spesso dalla strada e quasi mai ci si ferma. Chi cammina sulle Vie di Francesco, invece, ha la fortuna di attraversarlo a piedi e di scoprire che nasconde una delle tappe più inattese dell’intero percorso.
In via Santa Maria in Castello sorge il Monastero delle Clarisse Eremite, comunità di clausura fondata nel 1673 dal cardinale Francesco Barberini all’interno di un castello medievale intrecciato per secoli con la storia della vicina Abbazia di Farfa.
Le suore vi abitano ancora oggi, e la loro presenza trasforma quello che potrebbe essere un semplice sito storico in un luogo vivo, pulsante, sorprendentemente contemporaneo nel modo in cui comunica la propria identità.
La visita guidata, da prenotare con Suor Barbara al 380.7937055, attraversa la cucina del Quattrocento, il refettorio antico, il coro del Seicento e una stanza che custodisce diciassette corpi di monache rimasti incorrotti dalla fine del Settecento.
Il Museo del Silenzio, allestimento contemporaneo di forte impatto, chiude il percorso con un linguaggio che parla anche a chi non ha familiarità con la vita monastica. Dalla terrazza panoramica, il panorama sulle colline sabine è tra i più belli di tutto il cammino.
Info pratiche. La foresteria del monastero accoglie pellegrini tutto l’anno con camere singole, doppie, triple e quadruple, tutte con bagno privato, Wi‑Fi e riscaldamento. Disponibile anche la pensione completa.
L’Abbazia di Farfa: mille anni di storia in un solo pomeriggio
L’Abbazia Benedettina di Santa Maria di Farfa è la meta finale del cammino e una delle istituzioni religiose più importanti d’Europa.
Fondata nel VI secolo, prima del Mille controllava oltre seicento chiese e monasteri, centotrentadue castelli e sei città fortificate. Un potere che oggi è difficile anche solo immaginare, ma che la visita guidata rende comprensibile attraverso le architetture, le opere d’arte e la biblioteca.
Il percorso guidato, tutti i giorni tranne il lunedì, attraversa la Basilica rinascimentale (1496) con le pitture di Orazio Gentileschi e dei fratelli Zuccari, il Chiostro Longobardo e quello Rinascimentale voluto dal cardinale Alessandro Farnese, la cripta paleocristiana (VII–IX sec.) con affreschi e sarcofago romano, e la Biblioteca Statale con oltre 45.000 volumi, 60 incunaboli e un’edizione originale dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert.
Il Museo con le illustrazioni di Emanuele Luzzati sul Chronicon Farfense completa il percorso con un linguaggio visivo accessibile a tutti.
Il borgo medievale che circonda l’abbazia conserva un’erboristeria che propone esclusivamente prodotti di monasteri italiani ed europei, tè, tinture, cosmetici, continuando una tradizione farmaceutica secolare. Vale una sosta.
Dove mangiare a Farfa: La Taverna del Monaco

Il cammino si conclude, ma l’appetito no. La Taverna del Monaco, bar e ristorante nel cortile dell’abbazia, gestito da Giorgio e dalla cuoca Luisa Ciminelli, è la risposta più onesta e soddisfacente che Farfa offre ai pellegrini affamati.
Cucina sabina senza fronzoli: pappardelle ai porcini, ravioli burro e salvia, polenta con spuntature, scaloppine al marsala con cicoria di campo.
I formaggi di produzione propria, caciotta e pecorino sabino, sono un motivo in più per non avere fretta di alzarsi. Con il bel tempo si mangia nell’agrumeto esterno, con la pietra dell’abbazia a due passi. In inverno ci sono le sale interne, fino a cinquanta coperti.
Informazioni pratiche per organizzare il cammino
Quando andare. Le Vie di Francesco sono percorribili tutto l’anno. La primavera (aprile–giugno) e l’autunno (settembre–ottobre) sono le stagioni migliori per clima e colori. L’estate può essere calda nei tratti esposti; l’inverno è praticabile ma richiede abbigliamento adeguato.
La credenziale del pellegrino. Disponibile presso i santuari di partenza e alcune associazioni escursionistiche, permette di raccogliere i timbri lungo il percorso e di accedere alle strutture di accoglienza convenzionate. Funziona esattamente come la Credencial del Camino de Santiago.
Come arrivare a Greccio. In treno fino a Rieti (da Roma Termini, circa 1h30 con cambio), poi autobus locale o taxi per Greccio (circa 20 km). In auto: A1 uscita Orte, poi SS4 Salaria fino a Rieti.
Segnaletica e mappe. Biancorosso CAI con simbolo del Tau su fondo giallo. Tracciato GPS disponibile sul Geoportale regionale della Rete dei Cammini del Lazio e su viadifrancesco.it. App consigliata: Komoot o Wikiloc con tracce caricate dalla comunità.
Equipaggiamento. Scarpe da trekking con suola rigida (56% dei percorsi è sterrato). Zaino da 30–40 litri. Bastoncini consigliati per le discese. Acqua in abbondanza nei tratti lontani dai borghi. Il cammino non richiede attrezzatura alpinistica.
Un viaggio che vale il passo

Ci sono cammini che si fanno una volta nella vita e altri che si vogliono rifare ogni anno. Le Vie di Francesco tendono ad appartenere alla seconda categoria.
Forse perché il territorio è abbastanza vario da non stancare mai, forse perché ogni tappa porta con sé una storia che vale la pena conoscere.
O forse, più semplicemente, perché camminare lentamente in un paesaggio che ha visto passare otto secoli di storia fa sentire meno soli in questa cosa complicata che è il presente.
Da Greccio a Farfa, passando per la pietra di Santa Maria della Foresta e il silenzio delle Clarisse Eremite: il cammino è tutto qui, a disposizione di chiunque abbia un paio di scarpe buone e qualche giorno libero.
Testo e foto di Isabella Scuderi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































