Costa Smeralda: 50 anni e non li dimostra

Chi un tempo ha visitato la costa a nord-est della Sardegna, ritornandovi ora, troverà che l’opera della natura non ha smesso di plasmare, correggere e ricreare questa terra col rinfrangersi violento delle onde sulle spiagge dove, dalla vicina Corsica, attraverso le Bocche di Bonifacio, irrompe il vento con inaudita violenza. E proprio in questa parte della Sardegna tanti anni fa anche la creatività dell’uomo ha voluto scatenare il suo estro fantasioso, realizzando la Costa Smeralda.

Circa una sessantina di chilometri che vanno dal Golfo di Cugnana a Liscia di Vacca, a oriente di Palau. Un infinità di calette vergini si affacciano sul verde smeraldo dell’acqua, fra cespugli di mirto e vecchi tratturi, interrotti soltanto da fantasiose rocce che, al tramonto si colorano di svariate tonalità di rosso, esaltando la bellezza di questo scenario sorprendente. Il piano di urbanizzazione ebbe inizio il 28 settembre 1961, quando il principe Karim, comunicò ufficialmente alla stampa l’inizio dei lavori. L’idea di creare la Costa Smeralda era nata tre anni prima, quando a Chamonix un gruppo di finanzieri europei, tra cui risaltavano i nomi dell’Aga Khan, Patrick Guinness (il re della birra), i polacchi Podblieski, constatata la congestione turistica della Costa Azzurra ormai troppo frequentata, quando Portofino, già notoriamente splendida ed esclusiva, risultava rinchiusa in un dominio assoluto per antiche famiglie italiane, convennero sulla necessità di trovare altre aree tranquille, a poche ore di volo dal cuore d’Europa, che offrissero la possibilità di realizzare un investimento di gigantesca dimensione. Nel 1962 si unirono così nel Consorzio della Costa Smeralda, pensando di dar vita a qualcosa di veramente ricercato, all’insegna del rifugio lussuoso e inaccessibile, nel rispetto della natura. L’Italia di quel tempo stava uscendo dal “boom” economico: era ricca, provinciale e in più non era sensibile alla salvaguardia del paesaggio.

Malgrado ciò, gli architetti chiamati a creare quel mondo nuovo, si impegnarono per risolvere il problema con coscienza e grande rigore, ispirandosi all’architettura spontanea di quella zona costiera della Gallura. Agli stazzi, ai muretti a secco di sassi arrotondati, all’intonaco rustico varipinto venne dedicata un’attenzione profonda, rispettando contemporaneamente la presenza naturale del mirto, della macchia mediterranea e del corbezzolo, piantando essenze tipicamente locali come ulivi, ginestre, querce, ginepri, lavanda, oleandro e piante erbacee perenni. Il risultato fu un armonioso e intimo insieme di case, portici, verande fiorite e balconi dai colori delicati, tra campielli dalle linee morbide e continue. Alla urbanizzazione della Costa Smeralda parteciparono numerosi architetti di fama mondiale tra cui Michele Busiri Vici, Jacques Couelle, Raimond Martin e Luigi Vietti, l’architetto che progettò la piazzetta di Porto Cervo. Quel deserto di rocce e di cale vergini, fino agli anni ’50, era considerato terra di nessuno o meglio delle donne, che nell’antica Sardegna contavano poco o nulla, quando agli uomini toccavano in eredità le terre dell’interno, buone per pascolare le capre e quindi produttive. Così, negli anni ’60, per pochi milioni di lire l’Aga Khan e i suoi soci, comprarono questi cespugli sul mare… “inutilizzabili”. Porto Cervo divenne l’ancoraggio preferito dai più grandi “yacht” del mondo e con l’equilibrio tra domanda e offerta, gli stessi proprietari di ville e appartamenti acquistati, videro ben tutelato il proprio investimento.

Non mancarono così promozioni di grande risonanza che, creando e distribuendo ricchezza, in qualche decennio portarono a collezionare manifestazioni sportive e mondane, regate, gare di golf e really, facendo divenire la Costa Smeralda una calamita per il jet-set mondiale. Il cuore di Porto Cervo é tutto intorno alla piazzetta. Un specie di grande palcoscenico in cui ognuno si sente un po’ protagonista e non è raro incontrare vip come in passato. L’ intenzione del Consorzio fu di far vivere Porto Cervo tutto l’anno, come un vero paese. Si tese, pertanto, a realizzare un vero tessuto sociale permanente, incoraggiando il personale dipendente a risiedere qui, con abitazioni ad equo canone, creando servizi essenziali come il Centro Medico e il Pronto Soccorso, la farmacia, il giornalaio, l’asilo o la scuola elementare. Ma non fu facile. Soprattutto per alcuni servizi come il calzolaio e l’idraulico, ci si doveva rivolgere a Olbia o ad Arzachena. La marcia iniziata dall’Aga Khan, dunque continua, anzi, a cinquant’anni dalla Fondazione del Consorzio, quelle realizzazioni sono tra le più mondane attrazioni della costa: tutti i tour della Sardegna prevedono almeno una sosta a Porto Cervo, così come numerosi sono gli addetti ai lavori che vengono qui a studiare un modello di sviluppo turistico che ispira il mondo intero. Insomma, la Costa Smeralda non segue le mode o i trend, ha inventato lei stessa uno stile tutto mediterraneo che ha fatto scuola e che non conosce crisi. Questo paradiso, forse rimarrà sempre un po’ irrangiugibile , ma coloro che sanno apprezzare le cose belle e hanno possibilità di muoversi in primavera o in autunno, potranno trovare numerose occasioni di soggiorno a prezzi contenuti, con una qualità sempre di prim’ordine. Basta saper cercare. Noi lo abbiamo fatto, scoprendo il residence Chrysalis Bay, nel golfo del Piccolo Pevero, una graziosa insenatura tra Porto Cervo e Cala Volpe, dal panorama veramente esclusivo.

Testo e foto di Giuseppe Barbieri

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