Un viaggio alla scoperta di Hierapolis, in Turchia: dalle acque calde della piscina di Cleopatra alla grotta letale del dio dell’Oltretomba.

Pago il biglietto per entrare nell’area di quella che oggi è forse la più celebre piscina termale dell’Asia Minore, la Cleopatra’s Pool. Mi chiedo se Cleopatra sia stata davvero qui o nominare una piscina in suo onore sia un espediente per attirare turisti in cerca di un’atmosfera sospesa nel tempo.
Per ora, difendo la mia ignoranza chiudendo gli occhi, godendomi il tepore dell’acqua calda sulla pelle, circondato da palme ornamentali, oleandri e cipressi. Cleopatra … Ricordo che la presenza meglio documentata della regina in Asia Minore è a Tarso, altre attestazioni la conducono a Efeso e a Samo ma non a Hierapolis, nessuna fonte antica la ricorda qui.
Il nome della piscina appartiene piuttosto alla leggenda: una tradizione moderna vuole che Marco Antonio l’avesse donata a Cleopatra e che la regina vi si immergesse durante i suoi soggiorni in Anatolia, per preservare la propria bellezza. Comunque sia, questa piscina termale è l’unica rimasta sul pianoro dove sorgeva l’antica città di Hierapolis.
Per quasi un millennio, dalla fondazione ellenistica nel II sec. a.C. alla prima età bizantina, Hierapolis di Frigia dovette alle sue acque una parte decisiva della propria fortuna; fu soprattutto tra il II e il III secolo d.C., sotto la dominazione romana, che divenne una delle grandi città termali dell’Asia Minore, fino alla cesura del VII secolo, quando a causa di un grave terremoto la sua funzione di florido centro termale venne meno, contraendosi entro le proprie rovine in un piccolo abitato medievale, abbandonandosi a un progressivo declino, fino alla metà del ‘300, quando un ultimo devastante terremoto pose fine a una storia urbana durata più di 1500 anni.
Le architetture sommerse e l’origine della Cleopatra’s Pool

Stacco la schiena dal getto d’acqua e attraverso uno stretto corridoio in pietra. Inciampo su qualcosa di duro: sotto il velo d’acqua trasparente giace una colonna di marmo. Alla fine del passaggio si apre un bacino dove affiorano fusti, capitelli, basi e resti di pavimentazione. Immergendomi, sfioro le scanalature del marmo e ne percepisco le imperfezioni e i segni del tempo.
Rocchi e capitelli giacciono obliqui e sovrapposti: è la geometria spezzata di un’architettura che un tempo stava in piedi. Con la mente provo a ricomporre il portico originale, facendo arretrare le strutture turistiche moderne.
La Cleopatra’s Pool, del resto, nasce come una depressione creata da cedimenti sismici e allagata dall’acqua termale. In età romana, questo bacino naturale fu trasformato in un complesso monumentale circondato da portici marmorei; fu poi un devastante terremoto nel VII secolo a far crollare le colonne nell’acqua.
Uscito dalla piscina, intravedo oltre la recinzione una statua colossale: un dio barbuto affiancato da un piccolo Cerbero a tre teste e da un serpente. Non si tratta di Poseidone, ma di Plutone, signore dell’Oltretomba. Mi rivesto e imbocco la via in salita verso il cuore di Hierapolis: le terme, i templi e le fontane affiorano tutt’intorno, distendendo la città antica davanti ai miei occhi.
La nascita geologica di Pamukkale

Sotto la solennità dei monumenti rimane l’acqua, quella che per secoli aveva attirato a Hierapolis malati, pellegrini e viaggiatori in cerca di cura e sollievo, ma l’acqua cui gli uomini affidavano la propria salute aveva una seconda natura, più oscura. Per comprenderla bisogna seguirla sotto la città.
La pioggia caduta sulle alture penetra nel terreno, scende lungo le fratture della roccia e raggiunge profondità dove la temperatura aumenta. Qui l’acqua si riscalda e si arricchisce di anidride carbonica e sali minerali. Risalendo per la stessa rete di faglie che l’aveva condotta verso il basso, l’acqua torna alla luce: rilascia anidride carbonica e calcare.
Il calcare forma concrezioni bianche, si deposita, granello dopo granello, sul pendio dove sorge Hierapolis e lo pietrifica, lo incrosta, rivestendo la roccia di un bianco travertino.
È così che sotto Hierapolis la montagna è diventata bianchissima. I Turchi l’hanno denominata Pamukkale, letteralmente: Castello di cotone. L’acqua sgorgando all’aperto rilascia anidride carbonica che risulta letale quando si accumula in spazi chiusi raggiungendo concentrazioni elevate.
Il Ploutonion: il santuario di Plutone

Arrivo davanti a una targa che chiama questo luogo Ploutonion: il santuario di Plutone, la Porta dell’Ade di Hierapolis.
Il complesso non si innalza verso il cielo, ma sembra sprofondare nella terra. Al centro, si trova un arco di pietra che incornicia una grotta, davanti alla quale l’acqua termale si raccoglie in una piccola conca e la superficie freme di bolle, quasi fosse acqua frizzante.
Dalla fenditura rocciosa non sgorga soltanto acqua, si sprigiona un gas invisibile, l’anidride carbonica, capace di rendere letale l’aria. I sacerdoti del Ploutonion, per dimostrare che quella era la porta degli Inferi, vi conducevano tori e altri animali che stramazzavano al suolo senza ferite. Davanti a quella fenditura, gli uccelli precipitavano al suolo e gli uomini soffocavano.
Proprio in quel punto, pensavano gli antichi, cominciava l’Ade e chi vi entrava respirava il fiato di Plutone. La fenditura divenne in epoca romana un santuario: la cavità fu rivestita di travertino, l’apertura incorniciata da un arco e un’iscrizione nomina i suoi signori, Plutone e Kore. Davanti alla grotta si apriva lo spazio sacro; più in alto, le gradinate permettevano ai fedeli di assistere ai riti.
Il respiro letale di Plutone e i riti antichi

Strabone racconta che i tori condotti dai sacerdoti morivano e che lui stesso comprò passeri per gettarli nella cavità, vedendoli precipitare senza vita. Soltanto i sacerdoti eunuchi, secondo Strabone, riuscivano ad avvicinarsi all’apertura e a entrarvi. Per il pellegrino antico non c’era dubbio: Plutone mostrava la propria potenza e proteggeva i suoi ministri.
Gli scavi hanno restituito resti di uccelli, caprini, suini e bovini, tracce concrete di quei riti. Oggi sappiamo che nella grotta l’anidride carbonica raggiunge concentrazioni fino al 91 per cento. Più pesante dell’aria, il gas ristagna vicino al suolo, così un animale, con il muso a pochi centimetri da terra, poteva morire velocemente mentre un uomo in piedi resisteva più a lungo.
Nella cavità, però, i sacerdoti dovevano conoscere tempi, percorsi e sacche d’aria per sopravvivere al respiro di Plutone. Guardo ciò che resta del Ploutonion con le mani appoggiate al parapetto. Davanti a me l’acqua continua a fremere, mentre si fa buio. Poco prima ero immerso nelle acque calde di Hierapolis; ora ho davanti la Porta dell’Ade. La stessa terra che cura può ancora uccidere.
Testo e foto di Gianluca Tomidei|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com











































