Week end in Europa a ritmo di Manchester

Manchester è la città che non ti aspetti: sviluppatasi suo malgrado all’ombra della capitale inglese, è stata comunque uno snodo importante per l’Inghilterra e più in generale per l’Europa a partire dal secondo dopoguerra, vivendo prima il boom economico e poi la profonda crisi che colpì le città industriali alla fine degli anni Settanta. La Manchester degli anni Sessanta e Settanta ha tutti i caratteri tipici del nord (del Regno Unito ma anche del continente): l’aria è cupa, si respira durezza, si vive chiusura. Proprio per questo la “Factory”, l’etichetta discografica che fu incubatrice della rivoluzione musicale del post-punk, non poteva che nascere qui. Londra era troppo ariosa, troppo contaminata dalla multiculturalità, troppo monopolizzata dai Beatles per riuscire a generare un certo tipo di sound. A partire dagli anni Settanta (escludendo gli Hollies, gruppo beat che divenne famoso durante il decennio precedente), si è assistito ad uno stravolgimento dell’assetto cittadino: quante più fabbriche fallivano o comunque si trovavano a vivere situazioni critiche, tanto più la città e i suoi dintorni donavano al mondo degli artisti con la A maiuscola: Joy Division, New Order, The Smiths, The Buzzcocks, Happy Mondays, The Stone Roses, Oasis ed Happy Mondays sono solo alcuni dei nomi che partendo da Manchester fecero rapidamente il giro del mondo.

Ognuno di questi gruppi è legato a svariati luoghi della città, che ancora oggi testimoniano l’eccezionalità della produzione musicale manchesteriana, che può vantare una concentrazione di artisti di fama mondiale che ha dell’incredibile, se si considera la piccola città da cui provengono. Proprio per questo Manchester può essere una meta ideale per trascorrere un week end in Europa all’insegna della buona musica, costruendo dei veri e propri itinerari alla ricerca dei luoghi che hanno caratterizzato il percorso della propria band preferita. L’origine comune di ogni percorso turistico – musicale che si rispetti dovrebbe essere, ovviamente, la sede della Factory, fallita purtroppo nel 1992 e trasformata in una serie di appartamenti di lusso. A testimonianza del periodo d’oro della casa discografica restano oggi due locali di musica dal vivo, nati proprio per promuovere la scena musicale locale targata Factory Records: il Dry Live, al 28-30 di Oldham Street, e il Factory 251, sito al 112-118 Princess St  Manchester, aperto dal fondatore dei Joy Division e dei New Order Peter Hook, proprio per continuare a mantenere vivo lo spirito dell’etichetta.

A questo punto l’itinerario musicale ideale attraverso Manchester si dirama in un tale numero di luoghi di culto che, per abbracciare l’intero panorama di personaggi cult della città, potrebbe essere ricondotto alla scelta di un luogo imperdibile per ogni artista:

  • Joy Division: Barton Street, la casa di Deborah e Ian Curtis, dove il cantante dei Joy Division compose gran parte delle sue opere e dove si suicidò nel 1980, a soli 24 anni;
  • The Smiths/Morrissey: il club Salford Lads Club a St. Ignatius Walk (Salford), è entrato nella storia perché al suo interno è stata scattata la foto di copertina del celebre LP “The Queen is dead”. Oggi il club si può visitare e al suo interno è stata allestita la “The Smiths room”, una sala adibita a piccolo museo-santuario dedicato alla band;
  • The Stone Roses: registrarono il primo album nel “Strawberry Studios”, al numero 3 di Waterloo Road, ancora oggi in attività;
  • Oasis: quando la band fu fondata dai fratelli Noel e Liam Gallagher, i ragazzi solevano rifornirsi di strumenti musicali presso il Johnny Roadhouse, al 123 di Oxford Street, il negozio di musica più longevo della città. Questo vero e proprio luogo di culto per i fans del gruppo compare anche all’interno del videoclip del brano “Masterplan”.

Per maggiori informazioni sui vari tour musicali possibili in città si consiglia di consultare il sito dedicato.

Testo di Alessandra Narcisi © RIPRODUZIONE RISERVATA | Foto web

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