Fattorie nelle grandi città, il fenomeno delle city farms

Da dove arriva il latte che beviamo? Com’è fatta una pecora? La verdura che mangiamo cresce direttamente nel supermercato o proviene da qualche altro luogo? Molti dei bambini che vivono nelle aree urbane non sanno rispondere a queste domande, a causa di un’assenza diffusa di contatto con l’ambiente naturale che coinvolge anche gli adulti.

A colmare questo gap, frutto della selvaggia urbanizzazione moderna, ci pensano le City Farms, delle vere e proprie oasi verdi che non solo donano una nota di colore al grigio panorama cittadino, ma ricreano quel contatto con le nostre origini che nel tempo è andato perduto. Queste fattorie cittadine sono presenti soprattutto nelle grandi capitali europee, ma iniziano pian piano a diffondersi anche in Italia.

La storia delle city farms affonda le radici nel secolo scorso, quando nel nord Europa sorsero le prime strutture destinate al riavvicinamento delle persone agli antichi valori della campagna, mantenuti in vita non solo attraverso l’osservazione di animali e piante selvatiche, ma anche mediante la partecipazione attiva alla vita della fattoria, in un’ottica di riscoperta del valore inestimabile della terra e dei suoi frutti. Nel corso del Novecento questa filosofia è stata adottata anche da numerose aziende agricole, che hanno dato vita al filone delle “fattorie didattiche”, situate in campagna o comunque lontano dalle città.

L’unicità delle city farms invece, è data proprio dalla location in cui si trovano, incastonate tra ecomostri e strade di cemento, eppure protette dal mondo esterno. Nella sola città di Londra, ad esempio, esistono circa 50 city farms, molte delle quali si trovano in pieno centro cittadino. Tra le più conosciute ci sono la Spitafields City Farm, nel quartiere di Brick Lane, oppure la Hackney City Farm, che si trova nell’omonimo quartiere nell’aera nord-est della capitale. Qui vivono molti animali da cortile, spesso salvati dal macello, che convivono pacificamente con altre creature e piante di vario genere.

Queste strutture sopravvivono soprattutto grazie alle offerte e alle attività dei tanti volontari che scelgono di dedicare il proprio tempo libero ad accudire gli animali o a coltivare l’orto. Molte city farms organizzano corsi, laboratori e attività manuali per grandi e piccini, mentre altre vendono i prodotti ricavati dalla terra per finanziare la manutenzione della fattoria. Spesso nella City Farm è presente anche una caffetteria o una tavola calda, che offre prodotti rigorosamente a km zero, e che ospita sia eventi culturali che musica dal vivo durante il week end. Per promuovere e incentivare la cultura delle city farms è nata un’organizzazione internazionale chiamata European Federations of City Farms (EFCF), che basa le proprie attività sulla cooperazione e sul recupero di uno stile di vita slow, incentrato sul contatto con la natura.

Info: Fattorie Didattiche in Italia

Testo di Alessandra Narcisi | Foto web

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