Da Bolzano al Renon, per un fine settimana autunnale tra masi, piatti contadini e cene gourmet, lungo i sentieri delle castagne e la passeggiata di Freud.

Chi dice che l’autunno sia la stagione della malinconia non è mai stato sul Renon, luogo perfetto per escursioni e lunghe passeggiate tra l’estate che tarda a lasciarci e l’inverno alle porte. Se amate l’esplosione di colori del foliage e non volete arrivare fino in Giappone, Canada, Scozia o negli Stati Uniti, ecco una delle destinazioni migliori e più semplici per arrivarci: il Renon.
Da Bolzano, città facilmente raggiungibile in treno sia da Roma che da Milano, sono sufficienti dodici minuti per arrivare in alta montagna: basta prendere la funivia e si è subito sul Renon, dove 300 anni fa nacque il concetto di villeggiatura estiva.
Due passi a Bolzano

Bolzano è un mosaico di culture dove la cucina tirolese abbraccia i sapori mediterranei e l’ecosostenibilità, con i suoi 50 km di rete ciclabile, funivie, bus a idrogeno. Per scoprirne i segreti, se siete fortunati, nel vecchio mercato del pesce diventato un rinomato locale, troverete Cobo, estroso artista detentore di antiche storie della città.
Assaggiando caldarroste e facendo piccole soste per il buon vino nelle ventotto cantine della città (Bolzano ha due varietà di vino autoctone: una da uva Schiava e una da uva Lagrein), si apre un itinerario di due chilometri e mezzo, con partenza dall’ottocentesca bavarese piazza Walther.
Come noto, nel dopoguerra, Bolzano passò con tutto il Tirolo meridionale all’Italia. All’inizio la situazione non variò molto, arrivarono impiegati da tutte le altre province, ma sindaco restò Julius Perathoner e si aprì la cosiddetta “era Perathoner”, dal 1895 al 1922: un periodo di grande lavoro per gli architetti tedeschi impegnati nella costruzione di nuovi edifici e scuole.
Con l’arrivo di Mussolini si volle creare una grande città italiana ed arrivarono qui per lavorare famiglie provenienti da tutta Italia: infatti, Bolzano è a maggioranza italiana mentre il resto della provincia è a maggioranza tedesca. Ecco che quindi la piazza nata come Maximilianplatz diventò piazza Vittorio Emanuele, il cuore di Bolzano, oggi conosciuta come piazza Walther: qui avvengono tutte le manifestazioni importanti, dal mercatino di Natale al mercatino dei fiori che si fa da oltre 140 anni a fine aprile.
Da questa piazza quindi si può partire per un itinerario di un paio d’ore in centro città: piazza Domenicani, via Goethe, piazza delle erbe, via dei Francescani, via Bottai, portici, via Argentieri, piazza del Grano.
Hope, la mostra al Museion di Bolzano

Bolzano è anche città di avanguardie, come narra la mostra Hope, aperta fino al 25 febbraio, terzo capitolo di Techno Humanities. Una collettiva internazionale che esplora possibili spazi di speranza tra scienza e finzione, curata da Bart van der Heide e Leonie Radine in collaborazione con il musicista, teorico e scrittore de Forrest Brown jr: un’ode alle scienze umane nel loro stretto legame con i musei come luoghi attivi di costruzione del mondo.
L’occasione è buona per scoprire Museion, inaugurato circa quindici anni fa e definito da molti come un’architettura extraterrestre, come un Ufo atterrato nel centro di Bolzano: Hope sottolinea questa immagine simbolica del museo come un’astronave, una capsula nel tempo, luogo di produzione di meraviglia.
Verso la meta preferita di Freud

Prima di lasciare la città, una birretta nella storica osteria Batzen Hausl, che ha anche un suo birrificio, e poi su con la funivia fino in alta quota, nei luoghi amati da Sigmund Freud. Come testimoniato in una lettera inviata a Jung, Freud amava trascorrere le sue vacanze sul Renon: “Caro amico, […] qui sul Renon stiamo divinamente bene e il posto è bellissimo. Ho scoperto in me il piacere inesauribile del dolce far nulla, temperato appena da un paio d’ore dedicate alla lettura di qualche novità..”
A testimoniarlo oggi, la Freud promenade e l’hotel dove amava soggiornare e dove festeggiò il suo venticinquesimo anniversario di matrimonio: l’antica Posta, l’attuale Bemelmans Post, nel centro di Collalbo, gestito a conduzione familiare e frequentato da una clientela affezionata che ritorna da trenta, quaranta, cinquanta anni, regolarmente, da ogni parte del mondo.

La sera, nel ristorante, cena tradizionale e buona musica altoatesina. Non è raro vedere clienti storici alzarsi in piedi per ringraziare la famiglia Senn che lo gestisce dal 1968 per l’accoglienza e il senso di seconda casa che questo hotel offre oggi, come ai tempi di Freud.
Le mele del Renon

Renon significa anche mele: come non esplorare i frutteti attorno alla città per assaggiare le mele appena raccolte? Ottima tappa per scoprire il mondo delle mele è il maso Steidacherhof, gestito da una giovane coppia che sta disegnando il proprio futuro prendendosi cura del proprio meleto e costruendo quelle che saranno le future stanze per gli ospiti, rigorosamente ecosostenibili.
Qui si possono fare degustazioni di mele, di succo di mela senza conservanti (a differenza di quello che si trova in commercio) e, prossimamente, sarà anche possibile alloggiare. Come funziona? Vendono il raccolto al consorzio Mela Alto Adige (che rappresenta da 23 anni più di settemila frutticoltori tutelando il marchio Mela Alto Adige IGP) che poi lo immette nel mercato.
Per dare un’idea dei numeri, basti pensare che il consorzio prevede, per quest’anno, un raccolto di circa 900mila tonnellate di mele in Alto Adige. Non a caso Bolzano diventa ogni due anni capitale internazionale della mela con la Fiera Interpoma, la prossima sarà nel 2024, che nell’ultimo quarto di secolo è diventato il luogo in cui gli esperti di mele si incontrano (l’ultima volta erano ventimila da 70 Paesi del mondo).

La mattina dopo una bella salita sul corno del Renon, in funivia o in e-bike, per una passeggiata in quota e poi sosta per il pranzo alla Feltuner Hutte, a più di duemila metri, una baita che ha anche ottimi vini e grappe.
Ci si arriva facilmente con la cabinovia che porta alla Schwarzseehütte (stazione di montagna) e con una breve passeggiata, ma si può arrivare al rifugio anche da Barbian, Villanderer Parkplatz, Gasser Hütte o Sarntal. Il papà fa la grappa con il pino mugo, la mamma cucina, il figlio gestisce (e, per la sua grande conoscenza dei vini insegna anche in AIS) ed innova il maso di famiglia nel segno della sostenibilità.
Nel pomeriggio, una passeggiata fino al maso Perl per degustare i vini del giovane viticoltore Max Thurner: un’esperienza sensoriale che coinvolge olfatto e gusto ma anche vista, udito ed emozioni, tra i vigneti sotto lo skyline delle Dolomiti.
Per una cena gourmet c’è invece un nuovo ristorante aperto a dicembre sta già aspirando alla stella Michelin: è quello dello chef Eckl. Il locale si chiama Feines Eck’l ed è un viaggio sensoriale davvero notevole.
L’apiwellness

Letteralmente significa “benessere dato dalle api” ed è una esperienza unica: infatti, inalando l’aria contenuta all’interno dell’alveare si percepisce subito una sensazione di benessere generale. Il padrone di casa è l’apicultore Paul Rinner che ha lanciato la sua sperimentazione, è unico al mondo, nel suo Apipura Hotel Rinner, hotel dedicato alle api, tra fitti boschi e verdi prati.
Oltre all’hotel, c’è anche un ristorante bio il cui re è lo chef Manfred, che crea in cucina con i prodotti dell’orto (il ristorante è status argento di Bioland). Anche la scienza sta studiando gli effetti dell’apiwellness e, sebbene non ci siano ancora prove scientifiche (per questo si parla di wellness e non di terapia prescritta dai medici) Paul Rinner è sicuro che presto ci saranno conferme in questo campo.
Nel frattempo, è una certezza il benessere generale che rigenera le forze degli ospiti: sul Renon, la natura regala tutto ciò che davvero ci serve.
Il trenino del Renon

All’Apipura si arriva con il trenino del Renon che sferraglia con tutto il suo fascino attraverso il soleggiato altipiano: inaugurata nel 1907, la ferrovia a scartamento ridotto è l’ultima del suo genere in Alto Adige e racconta di un passato ancora presente, tra boschi di pino mugo ormai famoso in tutto il mondo per le tisane (basta mettere un cucchiaio di gemme secche in una tazza d’acqua bollente e lasciare in infusione per circa 10 minuti. Filtrare e bere 2/3 tazze al giorno) e per l’olio essenziale da utilizzare per suffumigi (2/3 gocce in acqua calda).
Prima di rientrare a Bolzano per riprendere il treno che ricondurrà nella quotidianità, vale sicuramente la pena una visita in vigna e al maso medievale Rielingerhof a Siffiano, sul sentiero delle castagne, dove pranzare con pane fatto in casa, speck, salamini affumicati, salame contadino, formaggio, patate, “Schlutzer” con ripieno alle ortiche, vari tipi di canederli.
ll vino proviene dai vigneti del maso ed è biologico: al maso vengono prodotti vini Blatterle, Kerner, Riesling perfetti per accompagnare in questo autunno, zuppa d’orzo, crauti, costine, piatto tradizionale di carne, caldarroste.
L’hotel Wood Architecture Prize

Il weekend volge al termine: funivia e di nuovo, in dodici minuti, Bolzano. Una sosta nella più antica locanda della città, la Wirtshaus Lowengrube ed un sano riposo nell’hotel che è diventato un riconosciuto modello di ospitalità sostenibile ed integrata al territorio, per aver saputo integrare il progetto architettonico alla filiera territoriale coinvolgendo le maestranze locali.
L’hotel La Briosa ha vinto il Wood Architecture Prize, nel settore Architettura Sperimentale dell’edizione 2023: si trova in via dei Cappuccini, vicino al duomo, ed è un progetto di rigenerazione urbana dall’approccio sperimentale per l’interpretazione architettonica, audace e innovativa, del tema dell’edificio multipiano in legno nel contesto della città storica.
Maggiori informazioni sul sito del Renon
Testo e foto di Anna Maria De Luca|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































