San Vigilio di Marebbe, Alto Adige, dove le Dolomiti sono protette dall’Unesco. Qui si arriva per la bellezza del luogo, per le vette incantevoli e i prati perfetti. Ma si ritorna per l’accoglienza calda e unica dei Ladini, il popolo delle Dolomiti.

La strada termina qui in fondo al delicato abitato di San Vigilio. Il che è un bene perché i grandi flussi di passaggio non arrivano qui, perché qui si viene determinati a restare. Il luogo è davvero incantevole: nessun abuso edilizio, niente scempi e una natura esplosiva rimasta intatta come all’origine del mondo.

Prati perfetti, pettinati con cura, boschi che declinano il verde in mille nuances e infine le grandiose Dolomiti. Arrivati a San Vigilio queste cime immense si dischiudono allo sguardo, timide ma prepotenti, le vere protagoniste del paesaggio.
Il Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies: un regno incontaminato
Dal centro del paese si procede verso le meraviglie protette del Parco Naturale Fanes –Senes-Braies. La strada Val dai Tamersc si estende per circa 14 km dal centro del paese; un percorso che conduce ad un mondo fiabesco. Velocemente si penetra in un bosco da cartone animato con ruscelletti, alte abetaie e placide mucche ruminanti libere e felici tra i prati.

Il parco naturale è un immenso territorio protetto di 25.485 ha dove nemmeno un sassolino può essere portato via. La strada Val dai Tamersc termina sul fondo della Val di Rudo e non si va oltre: una grandiosa spianata blocca l’avanzata delle auto. Qui sorge l’Albergo Alpino Pederü, uno degli accessi principali per i sentieri e i rifugi dolomitici. pederue.it
Il rifugio è un luogo di benessere dove si gustano piatti della tradizione o semplicemente ci si stende sulle sdraio ad abbronzarsi e riempire lo sguardo con le maestose cime del Gruppo di Fanes e del Massiccio del Sennes.
Rifugio Pederü e altopiano di Fodara: le migliori escursioni

Dal rifugio Pederü partono molte escursioni, trekking, semplici passeggiate, biking per i più sportivi che si spingono in sella fino ai rifugi: l’outdoor è un obbligo e un piacere a cui non sfugge nessuno.
Uno dei sentieri più piacevoli porta nel cuore del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, verso Sennes È la vecchia strada militare sterrata che conduce in circa 1 ora e 30 minuti all’altopiano di Fodara. A 1980 metri di altezza.
Il percorso è un poco ripido ma non difficile e si inoltra tra radure e boschi fitti di fiori. Infine si esce alla bellezza dell’altopiano, una distesa verde che abbraccia le alte vette. Dopo la difficoltà della salita si guadagna un delizioso pasto al rifugio Fodara Vedla, antica caserma austro ungarica.
Il luogo è magico: non c’è rumore se non lo stridio degli uccelli, tutto attorno è montagna e benessere totale. Il rifugio è aperto 6 mesi, da Pentecoste agli inizi di novembre.
L’outdoor è fatto di tante possibilità; oltre alle attività estive fatte di camminate, trekking, arrampicata, in tardo autunno si può ciaspolare, buttarsi dalle piste di sci alpinismo e anche scendere in slittino dopo la salita a piedi. fodara.it

Dal 1923 la famiglia Mutschlechner gestisce l’albergo alpino con 40 letti e un ristorante dove apprezzare il gusto della cucina tradizionale altoatesina. Lorena Mutschlechner, una giovane e cordiale signora, rappresenta la quarta generazione che, con marito, figlia e tanti collaboratori, prosegue l’attività del rifugio.
Serendipity e cultura ladina: la filosofia dell’ospitalità
La natura è ovunque e in breve produce un cambiamento in chi arriva da queste parti. Come se stress, pigrizia, pensieri negativi svanissero piano piano per lasciare spazio ad un diverso punto di vista più leggero e sereno. Una serendipity che lascia sorpresi. Molto del merito va al paesaggio e alla bellezza dolomitica, ma molto si deve all’accoglienza.

Un pensiero difficile da spiegare e fatto di sfumature. La Cooperativa Turistica diretta da Carlo Runggaldier ne è in gran parte responsabile. Nella gestione dell’accoglienza la cooperativa unisce gentilezza, cultura ladina, rispetto del territorio e coinvolgimento della comunità nell’ospitalità. Questo genera un circuito virtuoso che fa sì che i turisti rispettino lo spirito del luogo e che gli abitanti partecipino attivamente ad accogliere il visitatore.
Come racconta Carlo Runggaldier, Destination Manager della Cooperativa Turistica, perfetto esponente di una certa fierezza ladina, la difesa dei valori comunitari va strettamente abbracciata all’accoglienza.
La cooperativa non tratta solo di turismo ma gestisce parte della vita locale con miglioramenti, progetti, aiuto a singoli e istituzioni.
La saga del Regno di Fanes: miti e leggende delle Dolomiti

Tutto ciò si percepisce a pelle quando si entra al centro di informazioni turistiche di San Vigilio. Qui non si distribuiscono solo brochures ma si trova un ambiente vivo e accogliente, un brulicare di progetti e attività. Interessantissimo il progetto de “Le Rëgn de Fanes”. Trattasi di una antica saga dolomitica, fitta di personaggi mitici, re, regine e principesse, tramandati oralmente fin dal XVIII secolo.
Miti complessi con infiniti personaggi che si possono paragonare alla Saga del Signore degli Anelli. La Cooperativa sta concretizzando l’epopea del Popolo del Fanes che porterà già dall’anno prossimo a grandi eventi con sfilata storica di 250 figuranti abbigliati con splendidi costumi. La comunità è entusiasta e in molti già si sono proposti per sfilare in paese, mentre per i turisti si prospettano eventi, giornate gastronomiche e concerti. Sarà il trionfo degli Spiriti delle Dolomiti.
Alla saga del Popolo del Fanes sono dedicate diverse passeggiate tra cui il “Tru dles Liondes” o camminata delle leggende che coinvolge i più piccoli nei misteri del “Regno del Fanes”il cui popolo aveva stretto un patto con le marmotte. I personaggi di questo mito dolomitico sono perfetti per incendiare la fantasia. C’è la principessa Dolasilla dotata di poteri magici, ci sono i nani che creano armi invincibili, ci sono re e regine e guerrieri coraggiosi in lotta con il potere del male.
Una storia epica molto intricata rimasta per secoli un patrimonio ladino affidato al racconto orale. Il progetto di riscoperta a cura della Cooperativa Turistica è in fase avanzata. Costumi sontuosi sono stati disegnati da un giovane stilista Fernan Carlos Ferdy e sono già in produzione. E il racconto della mitologia del Popolo del Fanes sarà presto risvegliato e portato alla vita.
Un articolato sistema, affascinante ed epico che sarà riportato alla luce in tutto il suo splendore. Come narra la leggenda, alla fine del regno dopo la morte della principessa Dolasilla e la pietrificazione del perfido re, alcuni dei superstiti trovarono riparo in un antro protetti dalle marmotte. E sono ancora lì in attesa che le trombe d’argento risuonino nella valle a segnare la rinascita del popolo del Fanes. Forse il momento è questo.
Guida pratica a San Vigilio: dove dormire e dove mangiare
Il sito della Cooperativa Turistica San Vigilio fornisce infinite informazioni sul territorio, l’ospitalità, le escursioni e i sentieri delle valli.
Dove dormire:
Hotel Corona, un raffinato e accogliente 4 stelle con 37 tra camere e suites. Hotel a gestione familiare giunta alla settima generazione. Spa e cucina meritano una segnalazione per l’eleganza della cucina e la bellezza e la piacevolezza della Spa.
Dove mangiare:
Ama Stay, hotel ristorante nel centro della cittadina di San Vigilio. Struttura dal design moderno e raffinato. Piacevole l’ Aperitivo all’Ama Bistrot e poi la cena all’Ama Restaurant in un ambiente raffinato e contemporaneo con anche tavoli all’aperto. Cucina di alto livello, piatti di tradizione rinnovati e rivisti con utilizzo di materie prime del territorio. Ambiente interessante che trasuda design. Sul tetto clamorosa Spa vista dolomiti.
Rifugio Alpino Pederù, accesso naturale al Parco Naturale Fanes Senes-Braies. Cucina tradizionale dove non mancano canederli, polenta e tanti piatti della tradizione altoatesina. È possibile anche pernottare in camere a appartamenti. pederue.it
Testo di Lucia Giglio foto di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com











































