L’Irlanda occidentale, sopra e sotto la bella Galway, è un territorio ancora selvatico, intatto, dove il lato tradizionale dell’isola è ancora integro e puro.

Piccoli villaggi che si sono visti solo in cartolina e che sembrava impossibile fossero veri. E invece, mentre percorri queste strade, ne incontri uno dopo l’altro: chiesa, cimitero con le lapidi piene di croci celtiche, main street su cui affacciano basse case colorate e sempre, sempre presente almeno un pub.
I pub irlandesi meriterebbero un volume a parte. Non sono paragonabili a nessun locale dei nostri. Sono osterie, bar, punti d’incontro, luoghi dove passare il tempo, palcoscenici di concerti di musica tradizionale. Quasi un estroflessione del salotto di casa dove gli irlandesi passano il tempo libero.
Arrivati a Dublino, perché l’aeroporto di Galway assai più prossimo alla meta funziona solo in alta stagione, si profila la prima difficoltà del viaggio: come muoversi. Naturalmente l’opzione principe è dotarsi di una macchina. Ma non è semplice come sembra.
Auto a noleggio cercasi

Tantissimi i siti che promettono prezzi golosi e che poi arrivati al momento di saldare il conto, aggiungono costi vari a moltiplicare il totale.
Abbastanza inquieti approdiamo al sito di Discovercars. Una felice scoperta: l’azienda offre le tariffe più basse del mercato confrontando le proposte e le offerte di moltissime imprese di noleggio.
Risultato: si trova facilmente l’auto giusta per le proprie esigenze ma soprattutto il costo finale è subito chiaro e al momento di pagare non ci sono sorprese. Discovercars non nasconde supplementi, tasse o altro. Così la cifra che compare alla scelta è definitiva.
Arrivati all’aeroporto di Dublino, il recupero della vettura è stato semplice e senza problemi di sorta; in ogni caso Discovercars offre assistenza telefonica 7/24 ogni giorno in differenti lingue.
Dunque la meta era l’Irlanda occidentale, quindi si viaggia in direzione ovest per approdare nei dintorni di Galway. Terminata la parte di autostrada si comincia a vedere il vero volto dell’isola.
Tutto è verde, anzi smeraldo. Una visione che si fa sempre più bucolica mentre ci si avvicina alla costa quando anche il blu del mare lontano fa decollare il tasso di bellezza.
In viaggio verso l’Atlantico

Gente in giro, poca, pecore tantissime. Tutte segnate con sbaffi di colore sul vello a definire la fattoria a cui appartengono.
La vulgata dice che le pecore in Irlanda siano più degli abitanti. E c’è da credervi. Un altro detto avvisa di non chiedere mai ad un allevatore quante pecore possegga perché sarebbe come chiedere quanti soldi ha in banca.
Via via che ci si avvicina alla costa il paesaggio cambia. È così che immersi nella brughiera e tra i campi di torba scura, con pochissime case bianche e perfette, guadagniamo la Contea di Mayo.
Siamo sulla Wild Atlantic Way, la strada costiera che corre lungo tutta la costa occidentale irlandese per 2500 Km.
La porzione della Wild Atlantic Way che interessa la Contea di Mayo è una dorsale stretta che sembra risucchiare verso l’Atlantico con la forza del vento e delle onde.
Qui inizia un’Irlanda selvaggia davvero e il paesaggio è quasi fantascientifico: terra arida, cespugli fitti e scuri e all’orizzonte catene tondeggianti di colline glabre. Pare che queste alture fossero il fondo degli oceani nelle ere a noi lontanissime.
Un mondo che è così dal profondo del tempo, di una bellezza aspra ma incantata. Ed ecco finalmente l’Atlantico: onde, spuma, schiaffi di vento. L’obiettivo è quello che viene ricordato come il Faro del D Day.
Siamo a Blacksod: il faro è chiuso ma una targa ricorda l’evento. Era il giugno del 1944 e il generale Eisenhower attendeva di dare il via all’Operazione Overlord, ovvero lo sbarco in Normandia.
Le truppe alleate erano acquartierate sulla costa sud dell’Inghilterra ma il tempo era pessimo e non si poteva rischiare l’attraversamento della Manica.
Quand’ecco che i rapporti meteo inviati dai guardiani del faro di Blacksod fecero intravedere una finestra di bel tempo e così l’operazione poté iniziare: era il 6 giugno 1944.
La cosa più strana è che i due guardiani di Blacksod, una coppia di giovani fidanzati Ted Sweeney e Maureen Flavin, erano assolutamente all’oscuro di quanto stava accadendo e dell’importanza cruciale dei loro rapporti meteorologici.
Lo seppero solo nel 1956 quando la stazione meteorologica fu chiusa. Invece l’opinione pubblica venne a conoscenza del ruolo dei due fidanzati, ormai coniugi, solo nel 2004 quando venne posta la targa sul muro del faro. E nel 2020 gli Stati Uniti conferirono una onorificenza a Maureen, all’epoca ormai 98enne.
L’isola degli squali

Si risale in auto e si punta alla grande isola di Achill, a sud della Baia di Blaksod, ma sempre nella Contea di Mayo. L’isola è collegata alla terraferma da un ponte ed è meta turistica estiva per via delle lunghe e bianche spiagge e i panorami incredibili.
Uno dei punti più “caldi” è la zona del Monte Croaughan che precipita in mare formando delle scogliere altissime: un punto bellissimo quanto impressionante dove tutti si fermano in ammirazione.
Achill è diventata molto nota dopo l’uscita del film Gli spiriti dell’isola con Colin Farrel e Brendan Gleeson, tra l’altro entrambi irlandesi.
Alcune scene sono state girate qui; una delle più significative è ambientata a Keem Bay, nella parte occidentale dell’isola. Una spiaggia a mezzaluna bianca, bagnata da un mare che sembra caraibico e tutto attorno brughiera fiorita e campi di torba bruna.
Qui c’è la casetta dove abitava Colm, uno dei due protagonisti. È davvero suggestivo perché il luogo è intatto, selvaggio e bellissimo. Sembra che il racconto cinematografico riprenda vita.
Al largo di Keem Bay in primavera vengono avvistati gli squali elefante, grandi pesci che arrivano a 12 metri di lunghezza. Spesso si possono vedere anche da riva e sono uno spettacolo emozionante.
Non sono pericolosi: si chiamano squali ma sono innocui. Non hanno denti e si nutrono di plancton. Quando iniziano gli avvistamenti, si organizzano battute in barca per vederli da vicino.
Vederli a bocca spalancata mentre filtrano l’acqua per nutrirsi fa una certa impressione, ma sono davvero innocui e incrociarli in mare mentre nuotano lenti e pacifici è una bella avventura.
Una città georgiana

Ancora verso sud: Westport, una delle più gradevoli cittadine della Contea di Mayo. Un luogo unico: la città è stata progettata in stile architettonico georgiano, uno delle poche in Irlanda completamente pianificate sia nell’architettura che nella trama urbana.
Piazzette circolari, circondate da basse villette dalle facciate in stile georgiano, colorate con l’immancabile giardino fiorito. Al culmine della via principale svetta la Torre dell’Orologio, uno dei monumenti originali disegnati dall’architetto William Leeson nel 1780.
Negozi graziosissimi, ponti di pietra sul fiume Carrowbeg e stradicciole che salgono verso la collina. Cittadina davvero piacevole dove i numerosi pub propongono musica dal vivo quasi ogni sera. Una città brillante, dove la vita serale è animatissima.
Clonmacnoise, tra cattedrali e croci celtiche

Prima di rientrare a Dublino, non va trascurata una tappa in uno dei luoghi simbolo della spiritualità irlandese. Siamo nel centro d’Irlanda, contea di Offaly. Il luogo è magico: un monastero fondato da San Ciaràn nel 545. Sotto corre il grande fiume Shannon.
Oggi il sito conserva i resti di una cattedrale, una torre circolare e infinite croci celtiche coperte di licheni. Molto esteso, il sito si spinge fino alle rive dello Shannon dove era il porto antico. Tutto è lasciato intatto e le rovine sono immerse in un prato infinito che le circonda.
L’atmosfera è profondamente spirituale; del resto Clonmacnoise era uno dei principali centri religiosi e culturali in Europa.
Ovunque alte croci di pietra svettano come infisse nel prato e la più preziosa tra queste è conservata nel piccolo museo. Si tratta della Croce delle Scritture del X secolo.
Una visione che genera rispetto: la Croce delle Scritture è alta 4 metri, tutta in arenaria grigia e completamente incisa con antiche preghiere per il Re D’Irlanda, Flann.
Clonmacnoise, oltre ad essere il monastero più famoso d’Irlanda, era meta di grandi studiosi che arrivavano quassù da tutta l’Europa cristiana nel X e XI secolo. È stato fatto un imponente lavoro di restauro sul sito e oggi si possono ammirare la cattedrale, due torri circolari, tre alte croci, nove chiese e oltre 700 lastre funerarie paleocristiane.
Da qui Dublino dista circa 1 ora e mezzo di auto; arrivati in aeroporto verifichiamo che anche la consegna della macchina si svolge senza intoppi. Un viaggio impossibile da farsi senza un vettura a disposizione e il servizio di Discovercars conferma la sua efficienza.
Informazioni utili:
Per saperne di più si può consultare il sito.
Testo di Lucia Giglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































