Dove nascono gli iceberg

Risaliamo la costa occidentale della più grande isola del mondo, oltre il Circolo Polare Artico. Un viaggio in Groenlandia, tra insidie di ghiaccio, fantasmi di orsi e scie di narvali. In compagnia degli Inuit.

La Fram in navigazione
La Fram in navigazione

Due milioni e duecentomila chilometri quadrati di natura selvaggia. E’ il biglietto da visita della Groenlandia. La calotta di ghiaccio interna, vasta 14 volte l’Inghilterra, ha uno spessore medio di 3,4 chilometri e un’età cha varia da 500 a 100 mila anni. L’isola in sé è davvero vecchia, basti pensare che affiorano rocce di 4 miliardi di anni (il pianeta stesso ne ha pochi di più). Qualche tempo fa, la

Qunlissat, città mineraria abbandonata
Qunlissat, città mineraria abbandonata

Groenlandia si trovava a sud dell’equatore quando, forse stanca del clima afoso, decise di spostarsi verso nord. Il viaggio dura da 500 milioni di anni e ora la maggiore isola del mondo, si trova in climi più freschi, a due passi dal Polo Nord. A Siorapaluk, ultima comunità di cacciatori, all’altezza del 77° parallelo, la temperatura invernale scende spesso oltre – 40°. In inglese Greenland, terra verde. Forse così la definirono i vichinghi che arrivarono da queste parti poco prima dell’anno 1000. Erano guidati da Eric il Rosso, un balordo col pallino della navigazione. Scacciato dalla madre patria, aveva scoperto l’Islanda, scacciato anche da lì, arrivò da queste parti artiche e il figlio, solo qualche anno dopo, pensò bene di andare a scoprire l’America, giusto quei 500 anni prima di Colombo, e di costruirvi un bel villaggio sulla punta nord-occidentale di Terranova. Forse questi primi scopritori sbarcarono in una di quelle valli del sud dove effettivamente d’estate un po’ di verde c’è. I vichinghi rimasero 500 anni, ostinandosi a importare d’oltre mare quasi tutto quello che loro serviva, dal grano al bestiame, alla legna per costruire. In Groenlandia le condizioni di vita non sono facili e occorre un livello d’integrazione con l’ambiente che i vichinghi non raggiunsero mai e questa terra verde rimase a loro sempre ostile. In ogni caso non aspettatevi il verde. In Groenlandia si va per il ghiaccio: per vedere i ghiacciai tuffarsi nell’oceano, per i grandi iceberg che galleggiano ovunque evanescenti come poesie scritte sull’acqua, giganti

Upernavik, sulla costa occidentale
Upernavik, sulla costa occidentale

destinati a sparire nel nulla, senza lasciare tracce. Corre voce che quello del tragico appuntamento col Titanic venisse proprio da qui. E poi per ammirare la banchisa polare e magari individuare qualche orso bianco. Altro protagonista raro, davvero raro, ma assai ambito dai visitatori, è il mitico narvalo, cetaceo dotato di un corno prodigioso, lungo anche 3 metri, che in passato veniva spacciato come prova dell’esistenza dell’unicorno. Di qui il prezzo elevatissimo e la conseguente caccia spietata. Oggi gli esemplari da cacciare sono contingentati: nel 2008 i 650 abitanti Inuit di Qaanaaq potevano catturarne 120. .E vi prego, di non chiedere, come un mio compagno di viaggio tedesco…”a testa ???”. E’ proprio un mare di ghiaccio la prima istantanea di questa terra vista dall’alto: bianco, bianco e poi bianco.

La crociera

L’imbarco avviene a Kangerlussuaq, alla fine di un fiordo lungo 170 km nel sud della Groenlandia a 66° 57’ di latitudine nord. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale gli americani vi stabilirono una grande base per i bombardieri diretti in Europa, dove abitavano oltre 8000 persone. Oggi l’insediamento ne vanta si e no 400. La Fram, ultima nave della flotta Hurtigruten, varata nel 2007

Evighedsfjorden
Evighedsfjorden

dalla Fincantieri di Monfalcone, scivola via nel crepuscolo artico verso l’oceano. Ci separa giusto una notte di navigazione dal primo scalo sull’isola di Disko. Qeqertarsuaq (69°15’ N), in groenlandese significa “isola grande”, il nome inglese, Disko, probabilmente venne dato dai balenieri che frequentavano la zona nell’800. Con i suoi 100 milioni di anni è un’isola estremamente giovane rispetto al resto della Groenlandia. La leggenda vuole che un tempo Disko si trovasse più a sud. Gli abitanti, insoddisfatti del clima, la rimorchiarono con i loro kayak fino alla posizione attuale. Curiosamente, la vegetazione è proprio quella del sud della Groenlandia. Emozionante l’incontro con i primi iceberg, torri merlate a guardia del fiordo che conduce al villaggio. Altri sono incagliati a riva e svettano come sogni di cristallo fra le rocce nere. Del villaggio rimangono immagini di casette dai colori sgargianti che brillano sotto il sole nordico. Luce tagliente che disegna profili esatti. Qui vivono un migliaio

Evighedsfjorden
Evighedsfjorden

di persone dedite alla pesca. Dalle rastrelliere di legno pendono sgombri, merluzzi e qualche foca, messi ad essiccare in questo clima incredibilmente secco. Il mattino successivo la Fram getta l’ancora a Uummannaq (70°40’ N), sull’isola di Uummannaq, sotto il monte Uummannaq. Effettivamente gli inuit non sembrano essere molto creativi con i nomi: sarà la durezza della vita da queste parti, ma qui ci si limita a informazioni concise. Il superfluo è bandito dai gesti, dalle abitudini, dalla fantasia. Il paesino è un’altra esplosione di case coloratissime abbarbicate sulle ripide pendici del monte che sale con pareti vertiginose fino ai 1200 di altezza. Colpisce la completa assenza di vegetazione: rocce rosse, antiche, ormai ossidate dal tempo. Si rimane senza fiato di fronte alla spettacolare durezza del deserto artico. A bordo di una piccola imbarcazione seguiamo le falesie a picco. Il contrasto del bianco degli iceberg contro le rocce nude cui sono arenati è imprevedibile. Sulla vicina isola di Storøen affiorano altre rocce vecchie 4 miliardi di anni: è uno scenario dantesco, sconvolgente, che costringe la mente ad acrobazie improbabili. Rocce roventi e iceberg: questa è la Groenlandia più segreta e sconosciuta.La Fram salpa, accompagnata da una corte di ghiaccio, volgendo nuovamente la prua verso Nord, verso l’80° parallelo. Un giorno intero di navigazione attraverso la baia di Melville (non l’Hermann di Moby Dick, bensì Lord Melville, influente

Sisimut, seconda cità della Groenlandia
Sisimut, seconda cità della Groenlandia

organizzatore delle spedizioni artiche inglesi del primo ‘700). Il braccio di mare fra la costa occidentale della Groenlandia e la Terra di Baffin è poco frequentato e le carte nautiche sono incomplete; per questa ragione la Fram si tiene al largo dalle coste. Sbarchiamo a Dundas (76° 32’ N). Si tratta di un villaggio abbandonato dal 1953, quando gli americani installarono una base militare nelle vicinanze e ne evacuarono gli abitanti. Che dovettero affrontare un trasferimento forzato su slitte trainate da cani e spostarsi 60 chilometri più a nord, dove sorge l’odierna Qaanaaq. Il sito è di rilevanza storica perché vi si trovano i resti della “Thule culture”, insediamento inuit abitato dal 1100 al 1500, e perché qui fondò la sua stazione commerciale l’esploratore danese Knud Rasmussen nel 1910. Interessanti i resti della stazione radio e quelli della centrale elettrica. La navigazione verso nord riprende in un paesaggio che non potrebbe essere più selvaggio, dove il profilo della costa rocciosa è continuamente interrotto dalle ferite inferte dai ghiacciai che si aprono una via verso il mare. L’orizzonte è interrotto solo dalle figure eleganti degli iceberg: in tutti questi giorni non incontriamo

Qeqertarsuaq, Disko Island
Qeqertarsuaq, Disko Island

una sola nave. Siorapaluk (77°47’ N) si contende con Ny Alesund (nelle Svalbard) il primato di comunità più settentrionale del mondo. Questa è davvero la frontiera: da qui al Polo rimangono solo 1362 km di ghiaccio. Oltre questo punto non ci sono più insediamenti umani ma solo qualche cacciatore che si spinge più a nord in cerca di orsi o narvali. L’arrivo di una nave è un avvenimento che si ripete solo tre o quattro volte all’anno e la Fram viene letteralmente presa d’assalto dall’intera comunità, adulti e bambini, in preda ad una gioiosa frenesia. E’ un turbinio di solenni strette di mano, lunghi discorsi in lingue a tutti sconosciute e fotografie di rito. E’ giunto il momento dell’ultimo balzo verso nord. Accompagnati da una notte che si è fatta incerto crepuscolo, la Fram cerca un passaggio fra i ghiacci per raggiungere la banchisa polare e superare il leggendario 80° parallelo. Intorno alle due del mattino uno squarcio nella nebbia rivela che siamo circondati dal ghiaccio. Larghi blocchi piatti spostati dalla corrente formano un mosaico in continuo cambiamento, che rende impossibile procedere e assai difficoltoso tornare. Molte manovre finché, alcune ore più tardi, troviamo un nuovo canale navigabile. E’ l’alba del sesto giorno di crociera quella che si fa strada fra brandelli di nebbia e fantasmi di ghiaccio. Alle 11 e 03 del mattino troviamo nuovamente la strada sbarrata. Intorno a noi c’è solo un caos di ghiaccio. Siamo a 78° e 31’ di latitudine nord e per quest’anno questo è quanto. Un nuovo cambiamento dellacorrente sposta il ghiaccio contro lo scafo della Fram e il capitano decide di fare rotta verso sud. Lasciamo lo Stretto di Smith per ripercorrere la costa groenlandese. Ora il nostro obiettivo sono i grandi ghiacciai della Baia di Disko. Mentre

Iceberg a Ilulissat
Iceberg a Ilulissat

aspettiamo il clou della crociera scivolano via i giorni e gli sbarchi: Qaanaaq con i suoi 650 abitanti di cui 250 sono bambini, Upernavik con i cimiteri più panoramici che si possano immaginare, il ghiacciaio di Eqip Sermia e il villaggio fantasma di Qunlissat. Quest’ultimo è uno dei luoghi più emozionanti dell’intero viaggio: abbandonato nel 1972 in seguito alla decisione del governo danese di chiudere la miniera di carbone, nel 2002 fu colpito da uno tsunami che distrusse le case più vicine al mare. Il paesaggio duro, i colori forti del terreno, quelli sgargianti delle case, gli oggetti lasciati dagli abitanti, tutto contribuisce a create un’atmosfera sospesa e misteriosa. Finalmente gettiamo l’ancora a Ilulissat. In Groenlandese significa “grandi iceberg”. Per capirne il motivo basta salire su uno dei piccoli peschertecci che portano i turisti all’imbocco del vicino fiordo. Lo chiamano “ice fiord” ed è letteralmente invaso di giganteschi iceberg. Arrivano come colossi silenziosi dal ghiacciaio Sermeq Kujalleq che si muove alla velocità di 19 metri al giorno, più di quanti ne faccia un ghiacciaio alpino in un anno. Il risultato è una sorta di laboratorio della natura che genera un iceberg via l’altro. La navigazione in questo scenario mutevole è quanto di più emozionante si possa immaginare. E’ lo spettacolo della forza della natura: ci si muove accompagnati da scoppi e boati in un mondo incantato e titanico, dove gli attimi di silenzio esplodono assordanti. Si perde completamente il senso dell’orientamento, vinto dal delirio di forme, luci, ombre, prospettive evanescenti. Dal 2004 patrimonio UNESCO dell’umanità, l’ice fiord è il motivo ultimo per cui venire fin quassù. La FramFram, panorama lounge

La Fram

E’ l’ultimo gioiello della flotta Hurtigruten,varata nell’aprile 2007 dalla Fincantieri di Monfalcone.

Fram, panorama lounge
Fram, panorama lounge

Stazza 11647 tonnellate, è lunga 114 metri e può portare un massimo di 318 passeggeri ospitati in 136 cabine. Progettata appositamente per le crociere d’avventura coniuga lo stato dell’arte delle più moderne tecnologie con un nuove concetto di comfort: ampi spazi comuni, grandi superfici vetrate e un salone panoramico con vista a 360°. Deve il suo nome al vascello voluto dall’esploratore norvegese Fritdjorf Nansen e varato nel 1892. Un vascello innovativo, con lo scavo rinforzato per resistere alla morsa del ghiaccio, destinato a divenire un simbolo delle esplorazioni polari. Oltre alla spedizione di Nansen che passò tre anni nell’oceano artico, fu impiegata anche in quella che portò Roald Amundsen alla conquista del Polo Sud nel 1910.

Testo e foto di Marco Santini

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