Sulle orme di Terzani alla ricerca di un albero con gli occhi

Questa valle non va da nessuna parte” scriveva Tiziano Terzani in uno dei suoi libri. “Bisogna conoscere il segreto d’una curva sulla vecchia, ottusa Porrettana, per vedersi aprire, inaspettata, ogni volta come riscoperta, questa valle ariosa in un semicerchio di monti”. È la via per Orsigna, Pistoia, 800 metri sul livello del mare e poche decine di abitanti nel cuore dell’Appennino, tra Bologna e Firenze. Qui Terzani, giornalista e scrittore, una vita passata a viaggiare e raccontare l’Asia, amava tornare almeno una volta ogni anno. Qui è morto nel 2004, in quello che definiva il posto più esotico e sensato, dopo aver girato il mondo in cerca di un senso “all’insensata cosa che è la vita”. Pochi anni fa, in questi stessi luoghi, è stato girato La fine è il mio inizio, film tratto dall’ultima opera dell’autore e interpretato da Bruno Ganz ed Elio Germano.

È vero: la valle di Orsigna non va da nessuna parte, è chiusa e bisogna venirci apposta. Eppure, proprio grazie alla sua collocazione protetta da una corona di monti, ha conservato un carattere incontaminato. La strada per arrivare prosegue per un breve tratto oltre il borgo, ma conviene lasciare l’auto nella piazzetta davanti alla chiesa ed esplorare la zona a piedi. Se si è in bicicletta, tanto meglio. La valle offre diverse possibilità per escursioni, con sentieri che si addentrano tra faggi, castagni, abeti e pascoli, sulle orme di carbonai, contrabbandieri e delle streghe che si temeva di incontrare in un passato neanche troppo remoto. La valle brulica di leggende e magari troverete qualcuno disposto a raccontarvele. Nelle filastrocche che ancora oggi i vecchi insegnano ai bambini la parola “lupo” ricorre più volte. Forse per questo la gente di qui ha costruito, lungo i sentieri, le Edicole Verginine piccole edicole votive dedicate alla Madonna. Ce ne sono diverse. Dal borgo di Orsigna esiste addirittura un percorso dedicato alle “Verginine”, che permette di toccare con mano questi esempi di fede popolare così diffusi nell’Appennino.

Meritano senz’altro una sosta anche i due molini di recente ristrutturati, in particolare il molino di Giamba, attivo fino al 1947, raggiungibile superando due ponti in legno costruiti sulla base dei disegni di Leonardo da Vinci. In passato i molini erano il capolinea del processo di lavorazione delle castagne, dato che qui venivano macinate le castagne secche per produrre la farina, uno dei due prodotti su cui si basava l’economia locale (l’altro era il carbone). Risalendo dal molino di Giamba si incontra subito l’altro molino, quello di Berto, che attualmente è adibito a somministrazione e degustazione di prodotti tipici. Il percorso più suggestivo, tuttavia, è quello che Orsigna ha dedicato proprio a Tiziano Terzani e che porta il suo nome. È una passeggiata senza alcuna difficoltà, che vi condurrà su uno splendido punto panoramico affacciato sulla valle. Qui, nell’angolo di un prato, abita l’albero con gli occhi. Diciamo pure “abita” come si dice per gli uomini e facciamo silenzio quando ci avviciniamo, ricordando che siamo ospiti.

Questo è il luogo in cui lo scrittore amava venire. Come spesso capita, adesso è diventato la destinazione di un affettuoso pellegrinaggio. Terzani attaccò a questo grande albero dei piccoli occhi di ceramica, per indicare che l’albero e tutto ciò che lo circonda fa parte come noi dello spettacolo della vita e deve essere trattato con amore. Quei piccoli occhi ci sono ancora, bianchi e neri, rivolti verso più direzioni. Accanto, appesi ai rami e alle radici, braccialetti e monili lasciati dagli amici di Tiziano che giungono fino lì per qualche istante di raccoglimento. Se avete con voi un buon libro o uno spunto di riflessione, è un’occasione per fermarsi. Il resto è silenzio spezzato dal vento e dalla campana di Orsigna, che rintocca per tutta la valle.

Testo e foto di Devis Bellucci

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Info utili

Come arrivare: partendo da Bologna, si imbocca la vecchia via “Porrettana” (SS64) in direzione Porretta Terme. Si supera Porretta e si prosegue per Pracchia. La strada per Orsigna (fare attenzione perché si nota male) è sulla destra, poco prima di Pracchia. C’è un vecchio cartello con l’indicazione.

Quando andare – Clima: tutto l’anno a seconda di quello che desiderate fare (andar per funghi, trekking, etc). Per il trekking il periodo migliore è l’estate.

Dove dormire: Hotel Ristorante La Selva Via Casa Sandrella 19/B – Orsigna (PT) t. 0573490094. http://www.laselvaorsigna.it In paese sono in molti che affittano stanze.

Dove mangiare: Ristorante Molino di Berto, Via di Paoluccio 1 – Orsigna (PT) t. 0573/490101. Potrete gustare i migliori piatti tradizionali in un vecchio molino ristrutturato. Aperto solo sabato e domenica tranne in estate, quando è aperto tutti i giorni.

Link utili: Orsigna

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