Toscana | San Galgano custodisce un tesoro: la spada nella roccia


Di solito La spada nella roccia è tra i classici Disney che replicano a Natale. I personaggi sono memoria collettiva: il gufo Anacleto, il mago Merlino e il bimbetto Semola, destinato a diventare re d’Inghilterra perché riesce a estrarre la spada dalla roccia. Non è necessario tuttavia andare fino in Inghilterra per cimentarsi nell’impresa, almeno idealmente. Un esempio di spada nella roccia, non meno misteriosa di quella di re Artù, è conservata anche in Toscana, all’interno della Rotonda di Montesiepi, nel comune di Chiusdino. Siamo a una trentina di chilometri da Siena, nella Val di Merse, ricca di pievi e borghi antichi, una valle poco nota e visitata rispetto alla celebre Val d’Orcia, ma altrettanto suggestiva. Tra i gioielli della valle, il grandioso rudere dell’Abbazia di San Galgano, che sorge accanto alla Rotonda, è qualcosa di unico in Italia in quanto a scenario. Arrivare lungo il viale di cipressi fra i campi e trovarsi di fronte la sagoma austera dell’Abbazia, senza tetto e campanile, è uno spettacolo magico. L’interno è un manto erboso da cui salgono al cielo i costoloni, finestre trasparenti, uccelli che volano da un arco all’altro e una grande sobrietà formale che fanno dello spazio un inno di spiritualità.

L’abbazia, a croce latina, venne edificata nel ‘200 in stile gotico-cistercense, nel luogo in cui visse San Galgano dopo la conversione. L’abbazia raggiunse l’apice dello splendore nel XIV secolo, anche grazie ai privilegi concessi da vari imperatori, poi seguì una lunga decadenza dove venne depredata e lasciata cadere a pezzi. Nella seconda metà del ‘700 crollarono anche il tetto e il campanile, accomunandola in quanto a destino ad altre abbazie forse più note, come l’abbazia di Glastonbury in Inghilterra dove, tra l’altro, pare siano sepolti proprio re Artù e sua moglie Ginevra. Durante l’estate l’abbazia di San Galgano fa da cornice a concerti, commedie e balletti. Qui sono state anche girate alcune scene dei film “Il paziente inglese” di Anthony Minghella e “Nostalghia” di Andrej Tarkovskij.

A questo punto, usciti dall’abbazia e leggeri nel cuore, siete pronti a incamminarvi – poche centinaia di metri – verso la spada nella roccia di San Galgano, custodita nella Rotonda di Montesiepi. La Rotonda è una chiesetta a pianta circolare in stile romanico-senese, anch’essa edificata a partire dal XII secolo. Nella Cappella sono visibili alcuni affreschi di Ambrogio Lorenzetti in discreto stato di conservazione. Del santo (al secolo Galgano Guidotti) si sa poco e tanti elementi sono stati aggiunti in seguito dalla devozione popolare. Galgano era un cavaliere vissuto in Toscana nel XII secolo. Dopo una visione venne condotto a Montesiepi dove abbandonò le armi, si convertì e scelse di vivere da eremita, predicando a Siena e dintorni. Non avendo a disposizione una croce per pregare, ne fece una con la propria spada, infilandola nella roccia dove è tuttora. La vita di Galgano anticipa per certi versi l’esperienza di San Francesco, che tra l’altro è nato l’anno successivo alla sua morte (1181).

La spada del santo ha attraversato intatta i secoli, non fosse per la stupidità di qualcuno che negli anni ’90 provò a estrarla, spezzandola. Forse non era destinato a diventare re. In ogni modo, adesso è stata riparata ed è protetta da una teca. Sull’originalità del manufatto restano naturalmente dei dubbi. In quanto a stile, l’elsa e l’impugnatura sono in effetti compatibili col XII secolo. Uno studio approfondito è difficile, visto che appunto la spada non può essere estratta. Nel 2001 è stata condotta un’ispezione con un endoscopio che ha permesso di prelevare alcuni frammenti da analizzare. Anche in questo caso, i valori ottenuti sono compatibili con un metallo medioevale e sostanzialmente escludono una lega o un acciaio moderno. Questo per la cronaca scientifica, che comunque nulla toglie o aggiunge all’anima del luogo, dove dormono l’eco e l’essenza di un’antica conversione.

Testo di Devis Bellucci | Foto di Devis Bellucci e web

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