In cammino con Pavel e le statue dei Moai

Immaginiamoci nella Cecoslovacchia negli anni ’80, ovvero in un Paese dietro la cortina di ferro in cui le possibilità di viaggiare erano scarse ed estremamente onerose. Ebbene, in quest’ ostile situazione un ingegnere curioso e tenace riesce a superare le barriere geografiche, burocratiche e sociali per approdare in un territorio “nemico” come quello cileno e tentare di risolvere uno dei misteri più grandi al mondo: come furono trasportate le gigantesche statue Moai caratteristiche dell’isola di Pasqua?

Ma andiamo per ordine. L’ingegner Pavel Pavel, nato e cresciuto nella cittadina ceca di Strakonice, studia ingegneria e parallelamente si interessa al problema dello spostamento dei grossi pesi affrontato dalle antiche civiltà. Oltre a Stonehenge, Tiahuanaco sul lago Titicaca e le piramidi egiziane, lo incuriosiscono particolarmente i Moai dell’isola di Pasqua.

Mette dunque in atto una tecnica da lui stesso studiata e sviluppata per tentare di muovere una riproduzione di Moai, anch’essa realizzata autonomamente vicino casa, e riesce col solo aiuto di amici e strumenti primitivi a muovere un colosso di quattro metri e mezzo per dieci tonnellate.

Entusiasta, scrive a Thor Heyerdahl, famoso esploratore ed etnografo norvegese nonché personalità di rilievo sull’isola di Pasqua per gli scavi archeologici che aveva diretto negli anni ’50. E la risposta del tutto inaspettata è niente meno che un invito ad unirsi alla spedizione del 1986 organizzata dal museo norvegese Kon-Tiki! Così inizia la trafila per ottenere passaporto, visti, sponsor e fondi che a quell’epoca non venivano concessi tanto facilmente ma che avrebbero permesso all’ing. Pavel di trasformare un sogno in realtà.

Di fatto, alla fine, riesce a partire alla volta di Rapa Nui, nome locale dell’isola di Pasqua, e trascorrere 24 indimenticabili giorni con un team di vari esperti, archeologi, etnografi e troupe televisive per rimettere in scena il “cammino dei Moai”, in base a ciò che recitava la tradizione; l’esperimento, stavolta effettuato con un Moai autentico, materiali e aiutanti locali, darà un contributo importantissimo alla soluzione del mistero dello spostamento statue.

Pavel ha raccolto tutti i dettagli della spedizione in un interessante diario di viaggio/saggio che descrive l’esperimento in sé, con tutti i relativi problemi, complicazioni ed esiti positivi, ma anche la natura, la cultura, gli abitanti dell’affascinante Rapa Nui. E’ ora possibile rivivere quest’avventura con il libro recentemente pubblicato anche in Italia da Bibliotheka Edizioni “Rapa Nui – L’uomo che fece camminare le statue” (traduzione e cura di Miriam Acquaroli), corredato da foto e disegni a mano fatti dall’autore stesso.

Tra gli spunti offerti dal prezioso diario di viaggio vi sono anche consigli pratici per chi progetta di visitare Rapa Nui. Ad esempio, in un tour dell’isola, che può essere svolto a piedi, a cavallo, noleggiando quattro per quattro o moto, imperdibili saranno la baia di Anakena con la bianchissima spiaggia di coralli, il vulcano Rano Raraku, cantiere delle statue, il vulcano Puna Pao, laboratorio dei più grandi cappelli al mondo (i simpatici copricapo rossi dei Moai, i pukao), il luogo di culto di Orongo nei cui pressi si svolgeva l’oscura gara per la conquista del titolo di “uomo –uccello”,  e gli ahu, cioè piattaforme su cui erano issate le statue, molti dei quali ormai distrutti dai fenomeni naturali. L’ahu Tongariki è stato però recentemente restaurato, vanta ben 15 Moai (uno dei quali con cappello) e nelle sue vicinanze si può ammirare la statua con cui nel 1986 Pavel Pavel realizzò il suo esperimento.

di Miriam Acquaroli,  | Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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