I presidi italiani slow food da riscoprire

L’Italia non solo è la patria del buon cibo, ma è anche sede di centinaia di presidi di slow food, realtà che hanno l’obiettivo di conservare e valorizzare la biodiversità anche di piccole produzioni altrimenti dimenticate.

Un presidio di slow food per i pomodori - Shutterstock - @Depiction Images
Un presidio di slow food per i pomodori – Shutterstock – @Depiction Images

Oggi, 6 maggio, la giornata dedicata alla lentezza, è il momento giusto per riscoprire una perla del nostro territorio: lo slow food. E fra i vari presidi presenti sul territorio – più di 300 ad oggi – ce ne sono alcuni che non possono essere dimenticati, rappresentanti di tradizioni artigianali che danno lustro alla nostra Penisola.

Ecco la nostra selezione.

Fagiolo della regina di Gorga

Una buona zuppa di fagioli bianchi - Shutterstock - @Dani Vincek
Una buona zuppa di fagioli bianchi – Shutterstock – @Dani Vincek

Nel cuore del Cilento, viene custodita una piccola realtà agricola che è stata salvata da un piccolo gruppo di abitanti di Gorga, una frazione del Comune di Stio: il Fagiolo della regina di Gorga, il cui nome deriva dalla storia secondo cui Maria Carolina d’Asburgo, regina di Napoli, ne fosse particolarmente amante.

Questo particolare fagiolo bianco ha presenta un colore perlaceo, e regala una polpa compatta e una cuticola sottile, e si adegua bene a diversi tipi di terreno, oltre a poter essere portato in tavola in una grande varietà di piatti come la pasta e fagioli e l’insalata, preparata con fagioli sbollentati, nonché la specialità locale: il ciccimmaretati, una zuppa con sette diversi tipi tra legumi e cereali. 

Uva Pizzutello di Tivoli

Una uva bianca e lunga - Una buona zuppa di fagioli bianchi - Shutterstock - @Ron Ramtang
Una uva bianca e lunga – Shutterstock – @Ron Ramtang

Spostandoci verso il Centro Italia, in Lazio, a Tivoli troviamo un’altra perla del nostro territorio: la Uva Pizzutello di Tivoli, chiamata anche uva corna per la sua caratteristica forma oblunga e leggermente ricurva, dolcissima da mangiare anche da sola, per la sua buccia sottilissima verde pallido e la polpa dolce.

Nella zona è un’effettiva istituzione, tanto da essere stata impiegata nei secoli anche come dono per papi e re. Oggi, alla fine dell’estate, ha anche una fiera tutta sua: la Sagra del Pizzutello.

Antichi meloni reggiani

Una delle varietà di meloni che si trovano in Emilia Romagna - Shutterstock - @DonFernando
Una delle varietà di meloni che si trovano in Emilia Romagna – Shutterstock – @DonFernando

Non uno, ma più meloni: Reggio Emilia è custode di un presidio slow food che protegge e esalta gli antichi meloni reggiani, con alcune varietà davvero uniche e che rischiavano di essere dimenticate.

Fra queste, da riscoprire il Melone Rospa (sapido e leggermente piccante, eccellente cotto al forno), il Melone Rampinaro (caratterizzato da note pepate, perfetto per le insalate), e anche il Melone Banana (che richiama il frutto da cui prende il nome per sapore e consistenza).

Formaggio Fodóm

Una forma di formaggio artigianale - Shutterstock - @sweet marshmallow
Una forma di formaggio artigianale – Shutterstock – @sweet marshmallow

Chiudiamo la nostra selezione con una presidio per un prodotto considerato davvero unico: il formaggio Fodóm, prodotto dalla comunità ladina di Livinallongo, nel cuore delle Dolomiti, prodotto con latte vaccino crudo e lasciato sragionare dai tre ai quattro mesi.

Si presenta come un prodotto dalla pasta compatta, con forme dal diametro di 30-35 centimetri e dal peso di circa 5 chili, ed è ottimo da portare in tavola per stupire i vostri ospiti con un prodotto completamente artigianale e con un sapore veramente particolare.

Testo di Costanza Bersani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com