Il racconto di un viaggio breve in un mondo nuovo e apparentemente indecifrabile, in cui nulla è come sembra e tutto racchiude mille verità che, a seconda dello sguardo di ciascuno, si disvelano secondo linguaggi e significati diversi.
Testo di Andrea Scotto e Francesca Barbarancia

Nell’immaginario occidentale l’Arabia Saudita si trova – se presente – nei recessi mentali più distanti e distratti di ciascuno, un impasto fuori asse e alla rinfusa, che potrebbe caoticamente comprendere contenuti di fiabe, racconti avventurosi, lampi di oasi, immagini di datteri, fotogrammi di sabbia, sensazioni di sete, miraggi come la fata morgana, verdi e freschi palmizi, raggi di lune scintillanti, scorpioni in movimento, donne invisibili, l’idea stessa di una cultura tendenzialmente incomprensibile.
Con questo fragile guazzabuglio paracinematografico come bagaglio mentale, decidiamo di partire per andare a conoscere Gedda che, curiosamente, significa “nonna” dal fatto che ospiterebbe la tomba di Eva, cioè la ”nonna” dell’umanità.
Insieme siamo in tre: mia moglie, una sua amica imprenditrice di moda ed io. Sorrido al pensiero che essendo in minoranza di genere mi presenterei “bene” al cospetto dei miei “colleghi” sauditi.
Il viaggio intimista per Gedda, in pieno Ramadan

Che qualcosa ci fosse sfuggito lo notiamo fin dall’imbarco a Fiumicino, anche alla luce del fatto che a marzo siamo in pieno Ramadan, così che, progressivamente, iniziamo a perdere i primi punti di riferimento.
Il volo d’andata è zeppo di pellegrini, di tutte le fogge e colori, diretti alla Mecca e in procinto di compiere il rito conosciuto come l’Hajj, da fare almeno “una volta nella vita. Sono avvolti in abiti rituali, alcuni dei quali coperti da semplici asciugamani e lembi di albo tessuto.
Siamo rimasti sorpresi da questa manifestazione di fede in quota non rendendoci conto che effettivamente Gedda è a un passo da La Mecca. Sul velivolo tanti sauditi in sandali, con fare sereno, quasi da scampagnata, si mescolano con francesi e musulmani da tutto il mondo. Le donne sono molto dolci con i loro bambini e sorridono. I tratti sono luminosi e distesi.
Colpisce un pellegrino italiano convertito, alto, con barba ramata rivolta all’insù che, trasognante, cammina avanti e indietro per il corridoio dell’aereo, in mano una copia del corano tradotto nella nostra lingua.
I pellegrini, staccandosi da tutto ciò che attiene all’apparenza, tendono – così ci hanno spiegato – ad avvicinarsi ad Allah. Inoltre non appena sorvoliamo La Mecca partono spontanee delle nenie liturgiche, ma sommesse e che non disturbano.
Al tramonto, sempre a bordo, si scatena il finimondo gastronomico con un delirio di datteri, biscottini e piatti preconfezionati scaricati dalle cappelliere, segnale che sancisce la fine del digiuno religioso del giorno l’ifṭār e i passeggeri, quasi tutti fedeli, euforici dal ristoro e gentilissimi, ci offrono da mangiare.
Gedda, via di ingresso dell’Arabia Saudita
La dimensione esatta del paese resta sconosciuta, specie nella parte meridionale e orientale, dove le linee di confine con gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman appaiono piuttosto impalpabili.
Si tratta del più esteso Stato arabo dell’Asia occidentale per superficie, secondo per dimensioni solo all’Algeria. Lo accompagnano cinque mila anni di storia, solcata da fedi e popoli diversi. L’attuale Regno ha forma di monarchia assoluta e nasce nel 1932. Il petrolio viene scoperto nel 1938, mentre l’Europa è sul punto di precipitare nell’inferno della seconda guerra mondiale.
La capitale è Riad ed è il solo Stato del globo, insieme al Vaticano, a non avere un Parlamento, neppure sulla carta o semplicemente scenografico.
Gedda è la nostra porta d’accesso a questo mondo per noi misterioso e intrigante che annovera ad esempio, in modo controintuitivo, anche la più grande università araba per donne le quali, fra l’altro, dal 2018, possono portare la macchina in totale autonomia.
Arrivo a Gedda
Dopo quattro ore e venti di volo, strepitoso per capacità educativa alle diversità, arriviamo a Gedda, unica tappa per questo viaggio propedeutico, quasi un primo sopralluogo per itinerari futuri.
Al controllo passaporti siamo accolti da poliziotte che indossano il niqab. Ci fanno la foto con una macchina Nikon agganciata al bancone e prendono le impronte digitali con un congegno a semaforo che dà il verde se si posizionano bene le dita.
Annotiamo “en passant” i particolari dei loro occhi: belli, grandi, truccati. Il velo inoltre evoca uno sfuggente quid di fashion. Avremo sognato? Usciamo. Nel salone principale dello scalo, tutti indossano i vestiti tradizionali: l’abaya per le donne, il qamis per gli uomini.
L’educazione sentimental-sociologica in taxi
Dall’aeroporto, molto esteso, dobbiamo spostarci verso un altro terminal per prendere la macchina a noleggio in quanto il volo WizzAir lascia nella parte nord dell’infrastruttura. Non essendovi navette, un conducente abusivo ci punta e ci corteggia. Sfiniti dalla sua insistenza, cediamo alle lusinghe dopo lunghe negoziazioni.
Niente aiuta per entrare nel mood come una pseudo-chiacchierata con un tassista del luogo. In un inglese incerto l’uomo ci illustra la sua filosofia sulle donne – dire sempre di sì alla propria moglie altrimenti guai – e poi chiede se tra le signore sedute in macchina e l’accompagnatore vi sia un rapporto di coniugio.
Deluso dalla risposta, si dedica a spiegare un po’ sottovoce i rapporti tra i sessi in loco, apparentemente non troppo dissimili dai nostri, sottolineando le forti differenze sociali presenti nel paese, posto che esistono anche sauditi che arrancano economicamente. Ancora una volta l’albero delle nostre certezze ricomincia a scuotersi.
Gedda, la città che non dorme mai

Gedda, il più importante porto commerciale dell’Arabia Saudita, si affaccia sul Mar Rosso e sembra non dormire mai. In questo ricorda le metropoli americane, ma non certo per la sicurezza perché qui è totale. I fedeli vi atterrano anche perché La Mecca si trova a meno di un’ora di treno. A differenza dell’Italia le strade di scorrimento hanno tante corsie.
Gedda e l’intero paese sono infatti nel pieno di una rivoluzione culturale e architettonica basata sul progetto “Saudi Vision 2030“ che, per ridurre la dipendenza dal petrolio, diversifica l’economia anche attraverso turismo e intrattenimento. Arriviamo in hotel in piena notte e decidiamo di far calare il sipario per recuperare energie. La mattina seguente colazione frugale in stanza per la questione del Ramadan.
Le percorriamo costeggiando edifici abbastanza anonimi e compound inaccessibili, intervallati da alte torri e hotel esclusivi. La sostanziale assenza di rotatorie è compensata da un sistema di u-turn periodici. Rileviamo che i conducenti locali adorano eseguire diagonali spericolate sfruttando lo spazio a disposizione. Tra antico e moderno la sensazione generale è quella di un cantiere perenne, un vulcano edilizio ancora non del tutto attivo seppur brontolante, con gru a grappoli abbarbicate a grattacieli in costruzione e torme di persone che dopo il digiuno rinascono al calar delle ombre.
Al mare sul canale di Obhur e l’episodio che non ti aspetti
La costa di Gedda è frastagliata, con lingue di mare che penetrano nella costa. Andiamo in direzione Nord, a Obhur, a circa 30 chilometri dal centro, dove è possibile rilassarsi lungo grandi spiagge scandite da resort, alcuni dei quali veri e propri rifugi di lusso. Al 99% vi si accede solo se presentati.
Per europei e senza prenotazione si può trascorrere la giornata presso il Resort La Plage. Struttura un po’ datata ma comoda, perché è possibile mangiare anche nel periodo sacro. Le volte che siamo andati il luogo era quasi tutto per noi, semideserto. Il mare è bello, sabbioso; si può fare lo snorkeling e le immersioni con le bombole perché la barriera corallina è lì davanti. Per sbaglio, prima di arrivarvi, entriamo in un palazzo privato con annesso stabilimento.
Nessuno ci ferma perché in quel momento tutti sono intenti a pregare. Ritenendola erroneamente la hall di un resort aperto al pubblico, entriamo nel corpo centrale dell’edificio, che rivela un salone stupendo per marmi e addobbi. Nel piazzale ci accorgiamo, come d’incanto, della presenza di un parco macchine composto da Rolls-Royce e jeep di lusso, del valore certamente non inferiore a qualche milione di euro. Nel momento nel quale chiariamo l’equivoco con il personale, tagliamo la corda scusandoci a orecchie basse. Riusciamo a scorgere anche i pet dei munifici proprietari: due grandi tartarughe marine!
Un incidente di macchina a Gedda
Dopo la giornata di mare torniamo all’hotel per poi andare a cena nell’antico quartiere Al- Balad. Appena usciti per strada con la macchina veniamo tamponati da un diciottenne neopatentato. Scopriamo sul campo che esiste una app – denominata Najb – che consente la rilevazione degli incidenti senza la presenza della polizia stradale.
Si apre una chat guidata che richiede di caricare i documenti, le foto alle fiancate delle vetture coinvolte e la descrizione dell’incidente. Chiusa la procedura si può andare via dal luogo dello scontro e dopo poche ore arriva il report ufficiale che fa fede. Sul luogo iniziano a fermarsi degli sconosciuti che ci aiutano, dedicandoci molto tempo. Qualcuno ci offre pure dell’acqua imbottigliata. Insomma, ci coccolano.
La gentilezza dei sauditi
Per tutto il viaggio la gente del luogo ci offre gentilezza e disponibilità. Sarà perché diciamo o si accorgono che siamo italiani? In effetti non solo i cittadini tricolore sono benvisti dai sauditi, ma addirittura ci considerano il loro riferimento in Occidente, per gusto, creatività e modo di vivere. Peraltro vi è anche una ragione di simmetria fideistica. Riconoscono il fatto che La Mecca e il Vaticano sono i poli delle due più diffuse religioni monoteiste.
La città vecchia di Al-Balad
E’ il quartiere storico di Gedda. Dal 2014 è anche sito Unesco. Dopo il tramonto, a fine Ramadan, il traffico impazzisce e la folla festosa, a ondate impetuose, dilaga nei vicoli e nelle stradine della città vecchia che risale al settimo secolo. Vi sono edifici in piedi da cinque secoli ed oltre, costruiti con pietra corallina. Spesso le facciate esibiscono antichi “balconi” lignei rivestiti di grate intarsiate a nido d’ape, vere e proprie opere d’arte, che permettono di osservare la strada senza essere visti. Molti edifici sono oggetto di recupero al fine di preservarne la memoria e la presenza storica.
Profili della società saudita
Le ragazze si sposano previo accordo delle famiglie ma non possono certo portare spasimanti a casa. Al matrimonio si arriva vergini, ma su questo punto non c’è concordia. L’accordo può essere rifiutato dalla ragazza e prevede la logica del “do ut des” per beni e oggetti. Non tutte le donne portano il niqab, alcune vanno a volto scoperto.
Ciò dipende dalla policy che il marito vuole adottare nei confronti della consorte. Le donne saudite, peraltro molto belle, denotano una marcata sensualità che si esprime attraverso lo sguardo, fiero e acceso. Alcuni sostengono che il paese viva una sorta di transizione guidata e sottotraccia, ma i pareri sono diversi al riguardo.

Gli occidentali a Gedda
L’occidentale che vive a Gedda può affittare una casa – soluzione più economica – oppure optare per un compound, in pratica delle isole urbane per stranieri rappresentati da luoghi cintati e dotati di ogni confort, ove è possibile anche socializzare e bere alcolici.
Come il mondo interiore lascia l’Arabia Saudita
Può succedere che si arrivi nella penisola arabica con delle certezze preconfezionate, per poi rientrare a casa meravigliati e con in tasca una serie di interrogativi che sostituiscono i luoghi comuni di partenza.
In fondo l’Arabia Saudita sembra un po’ come la vita di ognuno di noi: una grande e perenne domanda in bilico, rispetto alla quale si può anche optare di non rispondere, scegliendo di osservarla con occhi nuovi nella sua straordinaria evoluzione al cospetto del fluire del tempo.
Informazioni Utili
Per maggiori info Ente del Turismo Saudita: Visitsaudi
Gedda, il visto prima di partire
E’ possibile fare il visto on line, al costo di circa 100 euro, attraverso una semplice procedura guidata che evita di pensarci all’arrivo in aeroporto. Da tenere a mente che per chi viaggia con le compagnie aeree arabe e soggiorna per meno di 4 giorni il visto non si paga.
Dove dormire a Gedda
Ci siamo trovati abbastanza bene al ShabaBoutique Hotel. Stile vagamente africaneggiante con garage. Letti molto comodi, struttura tutto sommato soddisfacente e personale gentile. Un po’ lenti nell’organizzazione.
Per chi brama il lusso l’Hotel Shangri-La non delude. La gigantesca struttura, le cui facciate sono illuminate con spettacolari led intermittenti, è addossata al circuito di Formula 1. Le stanze sono curate e panoramiche. Vasti e raffinati appaiono gli spazi comuni, sia interni che esterni, sede di ristoranti e terrazze sul mare.
Per chi invece desidera soggiornare nel cuore della città vecchia, l’Al-Balad Hospitality, con le sue strutture ricettive di qualità, è sicuramente la soluzione migliore per coniugare storia, charme e comfort moderno di un boutique hotel.
Dove mangiare a Gedda
Segnaliamo un posticino memorabile per autenticità e qualità. Pesce freschissimo, intagliato a cubetti prima di finire nell’olio bollente e una nuvola arricciata di gamberetti accompagnata da riso bianco e integrale. Come antipasto foglie di rughetta e salsine locali. Come unica posata un cucchiaio a testa.
Ba’eshen Sea Food (prezzo: 20 euro a persona compresa l’acqua). Clicca qui per la geolocalizzazione e la recensione di Voicesearch.travel su Google Maps corredata da video.
Cosa fare a Gedda
Scoprire il mare
Visitare la città vecchia di Al-Balad
Visitare la Biennale di Arte Islamica, allestita nell’aeroporto.
Gironzolare nel mercato centrale del pesce, che già all’alba si anima di banchi ricolmi di aragoste, molluschi e pesci particolari
Percorrere la Jeddah Corniche, il lungomare, con passeggiate pedonali, panchine, giardini, fontane, opere d’arte, caffè e ristoranti.
Trattenersi presso lo Yachting Club & Marina: un porto moderno, dotato di negozi, bar e ristoranti. Si trovano ormeggiate delle barche di lusso ed è presente anche una moschea galleggiante.
Per l’itinerario su Google Maps dei luoghi da noi visitati clicca qui
Testo di Andrea Scotto e Francesca Barbarancia Voicesearch.travel |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































