Alla scoperta di Casal Velino, un borgo dove la cultura marinara è ancora viva. Poco distante, l’area archeologica di Velia regala panorami e storie che hanno incantato poeti e filosofi.

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La lunga spiaggia di Marina di Casal Velino, in Cilento, Salerno ©Anna Scarano

Il Cilento non ha bisogno di presentazioni. Parlano per questo tratto di costa della Campania le 13 Bandiere Blu assegnate al suo mare. È un territorio grande, tutto compreso nella provincia di Salerno, costituito da ben 96 comuni di cui 80 fanno parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Uno di questi, Casal Velino, vanta una particolare identità legata al mare e alla pesca. Il borgo, con un lungo litorale, ha il mare Bandiera Blu di fronte e alle spalle una campagna coltivata, sullo sfondo le montagne, con il Monte Stella in primo piano.

Proprio questa posizione geografica fa sì che il caldo non si senta troppo e in epoca di cambiamenti climatici non è cosa da poco. C’è sempre aria, la brezza del mare si sente così come, andando al porto e vedendo le barche, ci si rende conto che qui di pescatori ce ne sono ancora, circa 18 e a loro è riservato lo spazio con i banchi dove al mattino presto arriva quello che hanno pescato.

È una piccola pesca artigianale, poi c’è la lavorazione del pesce azzurro e, al largo, un’importante attività di pescicoltura che negli anni ha integrato la filiera ittica locale. Spigole e orate prendono la via verso nord e vengono vendute nei mercati dall’Emilia Romagna in su.

Mare pulito e fondali da esplorare

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Il pescatore Roberto Penza mentre salpa le sue reti ©Anna Scarano

Casal Velino, oltre alla vocazione balneare, alla marina, alle spiagge Torre e Località Piani, cerca di mantenere vivo l’artigianato e la memoria della comunità, la stessa che ha partecipato alla realizzazione del documentario Casalvelino Saperi di mare e che poi incontri in giro per il paese.

Ci sono Roberto Penza, pescatore come il fratello Gennaro, lumista nella pesca delle alici, quello che trova i pesci e fa scendere la lampara.

E il mare lo si può vivere in tanti modi: imparando ad andare a vela con la scuola della Lega Navale o immergendosi con gli istruttori di Elea sub in una mare pulito, con una costiera frastagliata, non lineare e le montagne alle spalle: «Facciamo immersioni già a marzo e aprile, quando ancora sui monti c’è la neve» dice Gabriele Baretta. Il mare è sport e benessere, un richiamo irresistibile, con il suo orizzonte e il suono delle onde che ti culla.

Quanto all’artigianato, il punto di riferimento è il Centro culturale di Portosalvo, sempre vicino al porto. La responsabile è Carmela Lista, ex insegnante, come lo sono state tante altre donne dell’associazione, che offre i corsi al telaio.

Dal laboratorio tessile nasce la Linea Nuvola: sciarpe soffici in seta e mohair realizzate a mano con il telaio a pettine liccio. Ma qui si viene anche per prendere un libro o partecipare al circolo di lettura, ascoltare la poesia dedicata all’ulivo in lingua cilentana recitata da Lina Pinto. Un esempio di socializzazione che cerca di mantenere vive la lingua del posto e tradizioni come quella dei cestai.

A Velia per un tuffo nella storia

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Il sito archeologico di Velia, Cilento ©Anna Scarano

A soli 4 chilometri c’è il sito archeologico di Velia su un promontorio che domina il mare: in basso la marina di Ascea, intorno i resti di una città famosa, nel VI secolo a.C, per il commercio e la presenza della famosa scuola filosofica fondata da Parmenidee Zenone.

«C’erano l’acqua, il cibo e la bellezza del posto, per questo ci si poteva dedicare ad altro, a porsi domande sull’esistenza» sottolinea Fernanda Quaglia, guida escursionistica.

Velia si chiamava Hyele, dal nome della sorgente che si trova qui, e venne fondata dai Focei, navigatori e mercanti di origine greca che giunsero dalle coste dell’attuale Turchia dopo che i Persiani occuparono la loro città, Focea. In pratica dei profughi di guerra (Paestum esisteva già da 50 anni) raccontati da Erodoto, che si insediarono su questa verde collina un tempo sul mare.

Sull’acropoli il tempio di Atena non c’è più, al suo posto una torre medioevale angioina ma il luogo è suggestivo e per vederlo tutto ci vogliono tre ore. Ci sono i resti di un teatro che poteva ospitare fino a 2.000 spettatori, la Casa Affreschi, la Porta Rosa e la Cappella Palatina, un piccolo museo. Chi ha scavato qui ha trovato anche i residui delle polveri dell’eruzione di Pompei!

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Il sito archeologico di Velia, Cilento ©Shutterstock

Era fra le città più ricche della Magna Grecia e arrivò ad avere fino a 60.000 abitanti, una città stato autonoma con le leggi stabilite da Parmenide e Zenone, mantenute anche quando divenne municipio romano. Non fu mai una colonia, come Paestum, e Roma le permise, come a Napoli, di continuare a parlare greco.

Quest’anno per la prima volta da questa terra millenaria e dai suoi ulivi è stato prodotto un olio, il Velia Oulios. Da non perdere lo shop del Parco con numerosi libri e guide, sia per adulti sia per bambini.

Infoutili

Dove dormire: Agriturismo Parmenide con camere, piscina e ristorante a km zero. Nella Bottega interna si possono acquistare marmellate, ortaggi e formaggi locali.

Dove mangiare: al porto, Pesca Turismo, dove Roberto e Barbara servono piatti di pesce appena pescato.

Cosa acquistare: l’olio extravergine bio DOP Cilento dell’azienda Pietrabianca , pluripremiato per le sue etichette Magnete, Lapis, Rupe e Armonia.

Per escursioni: archeotrekking.net organizza tour e cammini nel Parco del Cilento.

Testo e foto di Anna Scarano|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com