C’è un’Albania che le guide non raccontano e nemmeno compare nelle brochure di viaggio. E non è quella di Tirana, con i suoi locali alla moda, né quella delle spiagge di Ksamil, affollate già a metà del mese di giugno.

L’Albania di cui stiamo parlando si manifesta sotto una forma più silenziosa, più ruvida, quasi ostinatamente nascosta. Canyon dove il silenzio pesa, tra i villaggi in pietra dove il tempo si è fermato qualche decennio fa e laghi di montagna così azzurri da sembrare finti.
Il problema, o se si vuole la fortuna, è che queste mete non si raggiungono con i mezzi pubblici. Non esiste autobus che porta al canyon di Gjipe, né traghetto per Filikuri. L’unico modo per scoprire davvero quest’Albania è sedersi al volante e percorrere strade che sulle mappe sembrano vene dimenticate.
Chi visita l’Albania solo con i trasporti organizzati vede il 30% del paese. Il resto appartiene a chi guida.
Il canyon di Gjipe: la spiaggia che non ti aspetti

Pochi chilometri a nord di Himara, sulla Riviera Ionica, c’è un imbocco di sentiero che quasi nessuno nota passando in auto. Seguirlo per una mezz’ora a piedi, tra pareti calcaree alte decine di metri, porta a Gjipe: una delle spiagge più selvagge d’Europa, dove il canyon sfocia direttamente nel mare.
Non ci sono stabilimenti balneari. Non ci sono lettini a noleggio. C’è ghiaia bianca, acqua color smeraldo e, se si arriva nel momento giusto, non si troverà quasi nessuno.
Raggiungerla richiede però un’auto: il parcheggio informale all’imbocco del sentiero è l’unico punto di accesso a questa meravigliosa spiaggia. Chi tenta senza mezzo proprio finisce per dipendere da taxi che, in quella zona, non sempre si trovano.
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Theth e la valle dei Prokletije: dove l’Albania è ancora medievale
Nel nord del paese, oltre Scutari, la strada sale tra tornanti stretti e pinete fitte fino a sbucare in una valle che sembra un’illustrazione di un libro di fiabe nordico. Theth è un villaggio rimasto nascosto per secoli e fondato, si dice, da cattolici in fuga dagli Ottomani, rimasto praticamente isolato per quasi trecento anni.
Oggi è possibile raggiungerlo, ma non è semplice. La strada da Scutari è asfaltata solo in parte, il resto è sterrato, con tratti che in primavera diventano fangosi. Un’auto standard ce la fa, ma occorre andare piano e avere qualche esperienza di guida su fondo irregolare.
Ne vale assolutamente la pena. Le kulla, antiche case-torre in pietra costruite per proteggersi durante le faide familiari, sono ancora in piedi, alcune trasformate in guesthouse dove si dorme e si mangia con le famiglie locali. Il cibo è biologico per necessità, non per moda: ortaggi dell’orto, formaggio di capra, agnello arrosto.
Per arrivare a Theth i viaggiatori più preparati consigliano di partire da Scutari, nelle prime ore del mattino, per evitare il caldo e avere tempo per le escursioni nel pomeriggio.
Il lago di Koman e la valle di Valbona: acqua turchese tra le montagne

Il lago di Koman non è un lago naturale, è un invaso artificiale creato negli anni ’70 su un fiume che scorreva tra forre profondissime. Il risultato è uno specchio d’acqua dalla forma irregolare, contornato da foreste escogliere verticali, con l’acqua color turchese che cambia tonalità a seconda dell’ora.
Il traghetto che lo attraversa è ormai abbastanza famoso. Ma la parte che rimane fuori dai circuiti organizzati è l’accesso via terra: per raggiungere l’imbarco da Scutari, e poi proseguire verso Valbona dall’altra sponda, servono almeno tre o quattro ore di guida su strade di montagna. I bus non coprono questo tragitto in modo affidabile.
“Il nord dell’Albania è la parte del paese con il maggior potenziale non sfruttato“, osserva Fatjon Hoxha, ricercatore di turismo sostenibile presso l’Università di Tirana. “Ma richiede ancora autonomia di movimento, chi arriva senza auto vede una frazione del territorio.”
Filikuri e le spiagge dimenticate della Riviera
Tra Himara e Sarandë, la costa ionica nasconde una serie di baie accessibili solo percorrendo deviazioni sterrate dalla strada principale. Filikuri è una di queste: una striscia di ciottoli bianchi circondata da scogliere, raggiungibile solo a piedi dall’ultimo tratto o con un’auto robusta, scendendo un sentiero che le mappe classificano ottimisticamente come strada secondaria.
Ecco alcune mete costiere fuori rotta che vale la pena visitare:
- Spiaggia di Pasqyra (vicino a Ksamil): le acque riflettono il cielo come uno specchio ed è quasi sempre meno affollata di Ksamil
- Baia di Porto Palermo: raggiungibile in auto, domina il castello ottomano sull’isolotto, i turisti italiani che la conoscono sono davvero pochi.
- Borsh: che con i suoi 7 km è la spiaggia più lunga dell’Albania ionica, ma resta sorprendentemente vuota anche durante il mese di luglio.
- Spiaggia di Livadhi: appena oltre Himara, frequentata quasi esclusivamente dagli albanesi locali
Nessuna di queste mete è raggiungibile comodamente senza auto propria. I taxi esistono, ma i costi su tragitti brevi e fuori rotta diventano rapidamente poco convenienti.
Gjirokastër e i bunker: l’Albania che non ti aspetti nell’entroterra

A circa 90 minuti di guida da Saranda, nell’entroterra, si trova Gjirokastër, città Patrimonio dell’Umanità, costruita su un costone di montagna con un castello che domina la vallata. Le strade acciottolate del centro storico, le case ottomane con i tetti di ardesia grigia, il bazar: tutto trasuda un’autenticità che non si trova quasi più in Europa.
Ma Gjirokastër non è solo architettura. È anche il punto di partenza per esplorare una delle eredità più surreali della storia albanese: i bunker di Enver Hoxha. Oltre 173.000 strutture di cemento punteggiano il territorio nazionale: sulle colline, sulle spiagge, in mezzo ai campi. Alcuni sono stati trasformati in musei, caffè, persino boutique hotel. La maggior parte è abbandonata, e trovarli, soprattutto quelli più isolati nelle campagne intorno a Gjirokastër, richiede una guida stradale e la libertà di fermarsi dove si vuole.
Un consiglio per chi cerca l’Albania vera
L’Albania si trova ancora nel mezzo di un percorso di trasformazione: le grandi mete come Ksamil, Tirana, Saranda sono già molto popolari durante il mese di agosto. Ma appena ci si allontana dai percorsi principali, si entra in un territorio dove l’ospitalità è ancora genuina, i prezzi sono accessibili e la sensazione di scoperta intatta.
Tutto questo, però, richiede autonomia. Non nel senso romantico del viaggiatore solitario, ma nel senso pratico: un’auto, una mappa offline (le connessioni nelle zone montuose sono aleatorie) e la disponibilità a improvvisare quando il cartello indica una deviazione non prevista.
Chi sceglie di guidare in Albania, dal nord dei Prokletije al sud della Riviera ionica, non torna mai con la sensazione di avera visitato qualcosa di già visto. Torna con strade di ghiaia bianca negli occhi e voglia di tornare l’anno dopo.
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