La Lombardia è la regione italiana che per prima vide nascere e svilupparsi l’attività industriale ed è in questo contesto che va inquadrato il villaggio operaio di Crespi d’Adda, patrimonio dell’UNESCO.

Testo di Stefania Bortolotti foto Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Un veduta aerea di Crespi d’Adda con le case dei residenti e l’opificio industriale sulla destra ©Lucio Luigi Rossi

Ecco perché tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in Lombardia sorsero, più frequenti che altrove, numerosi villaggi operai.

Lo spirito che ispirò la nascita di queste comunità derivava da un incontro tra la mentalità imprenditoriale e il socialismo: la vita degli operai doveva svolgersi nella fabbrica e ruotare attorno a questa.

Spesso furono gli stessi imprenditori a farsi carico della costruzione degli insediamenti.

Il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda

Un esempio illuminato dell’epoca è il “Villaggio Operaio di Crespi d’Adda”, situato sul confine tra le provincie di Milano e Bergamo (nel Comune di Capriate San Gervasio).

Il complesso costituisce certamente il più importante esempio di villaggio operaio in Italia sia per il perfetto stato di conservazione sia per l’esemplarità dell’impostazione urbanistica.

È per questa ragione che, del tutto inaspettatamente, venne inserito, nel 1995, tra i beni Patrimonio dell’Umanità tutelati dall’UNESCO.

L’abitato, rimasto inalterato nel tempo, ospita ancora oggi una comunità di circa trecento persone, in gran parte discendenti di coloro che vissero nel borgo o lavorarono nella grande fabbrica.

L’inizio della storia

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Un’immagine d’epoca dello stabilimento di Benigno Crespi, Crespi d’Adda ©Lucio Luigi Rossi

I Crespi, famiglia di tessitori, iniziarono qui la loro attività nel 1875 con il “Cotonificio Benigno Crespi”. Sapevano che in questa zona c’era molta manodopera disponibile e videro la possibilità di realizzare un canale industriale lungo il fiume Adda per sfruttarne l’energia idraulica.

Era questa l’epoca dei grandi imprenditori, contemporaneamente padroni e filantropi, soli a decidere dell’impiego dei loro mezzi finanziari, ispirati a una dottrina sociale che vedeva intorno alla fabbrica lo svolgimento della vita degli operai, con i quali il rapporto era diretto, provvedendo anche all’istruzione e alle attività ricreative.

Così, nel 1878, Cristoforo Crespi aveva già fatto edificare tre residenze plurifamiliari di quattro piani, i cosiddetti “palasoc” (ben presto abbandonati in favore delle più ospitali e salubri casette operaie).

Il cambio di passo

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Le villette unifamiliari con giardino di Crespi d’Adda, Lombardia ©Lucio Luigi Rossi

Ma fu con l’arrivo del figlio Silvio Benigno (1889), educato in Inghilterra, che si fece il piano per un intero villaggio operaio (completato poi verso la fine degli anni Trenta del Novecento da Silvio Benigno).

Il principio era quello di dotare tutti di una villetta, unifamiliare o bifamiliare, con giardino e orto, e di fornire i servizi necessari e sociali: dai bagni pubblici con piscina alla scuola, dalla chiesa al campo sportivo, dal lavatoio al piccolo ospedale, dal dopolavoro al teatro, dall’albergo al cimitero.

Due ville pressoché identiche, collocate in posizione rialzata rispetto al villaggio furono assegnate al cappellano e al medico, che avrebbero dovuto “vegliare” sulla salute dell’anima e del corpo dei lavoratori.

Il tutto retto dallo stesso Silvio Benigno Crespi, eccezionale figura imprenditoriale, oltre che senatore e plenipotenziario italiano ai trattati di pace di Versailles dopo la Prima Guerra Mondiale.

Era lui a occuparsi delle cure mediche e delle necessità dei dipendenti; lui sovraintendeva all’ordine del paese e alla manutenzione, curata da un’apposita squadra di operai.

Sempre lui selezionava le maestre e suggeriva la scelta del parroco. Un modello di vita che qui, come altrove, ebbe termine con la fine dei suoi protagonisti.

Lo schema urbanistico

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Il corso del fiume Adda e la fabbrica a fianco, Crespi d’Adda, Lombardia ©Lucio Luigi Rossi

Lo schema urbanistico è semplice: lungo il fiume c’è la fabbrica (costruita tra il 1875 e il 1906) con le sue altissime ciminiere e la diga, con accanto la “villa-castello” dei proprietari.

Quest’ultima, in stile neogotico, è stata ideata dall’architetto Ernesto Pirovano nel 1894, e si trova in posizione sovrastante il grande cotonificio.

Si tratta di un vero e proprio castello con torrette, merlature e cuspidi, circondato da un giardino.

All’interno ben 44 stanze e 3 balconate affacciate sull’atrio centrale quadrato. L’ex Cotonificio Crespi sorge nella parte più a ovest della cittadina.

L’ingresso alla fabbrica è segnato da due eleganti palazzine simmetriche, dove erano collocati gli uffici della dirigenza, dietro una maestosa ed elegante cancellata in ferro.

Poi una sequenza ordinata di capannoni contraddistinti sul fronte strada da una decorazione in cotto a otto punte e al centro la ciminiera alta settanta metri.

Il rilancio del cotonificio

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Crespi d’Adda, Lombardia ©Lucio Luigi Rossi

Il cotonificio, dopo essere stato chiuso definitivamente nel 2003, vandalizzato e depredato per un decennio, è stato rilevato nel 2013 dall’imprenditore bergamasco Antonio Percassi, attuale presidente dell’Atalanta, con l’idea di farne la sede operativa delle proprie aziende nonché un campus dell’innovazione e dell’arte aperto ad altri partners, con museo e zone espositive accessibili al pubblico.

Va sottolineato – come già accennato all’inizio – che la pratica di costruire nelle adiacenze degli stabilimenti villaggi residenziali per i lavoratori si diffuse in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Le costruzioni

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La casa del medico e quella del parroco, sulla collina che domina l’abitato di Crespi d’Adda, Lombardia ©Lucio Luigi Rossi

Tornando quindi alle villette (55), queste sono disposte in file ordinate su più strade parallele in isolati di sei o dieci unità (1889 e seguenti).

A sud un gruppo di ville di epoca più tarda (1925) per gli impiegati e i dirigenti.  All’inizio del paese c’è la chiesa (1891-1893) in forme neorinascimentali, di fronte alle scuole.

Le altre costruzioni sono tutte di gusto neomedievale – caro al romanticismo lombardo – con preziose decorazioni di cotto (finestre e cornici) e finiture in ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli, massimo artigiano del ferro battuto nel periodo liberty italiano.

Da notare, in particolare, i “prospetti” della fabbrica lungo Corso Donizetti, il castello dei proprietari e l’edificio della diga.

Il tutto è completato dal cimitero, dominato dal mausoleo dei Crespi, una torre-piramide di cemento decorato, tra l’eclettismo e il liberty, opera dell’architetto Gaetano Moretti.

Il punto centrale per saperne di più sul luogo è l’UNESCO Visitor Centre nell’edificio delle Scuole Asilo S.T.I., in corso Alessandro Manzoni 18.

Qui si trovano, oltre alla biglietteria e al punto informazioni, il nuovo Museo Partecipato, l’Archivio Storico, il Bookshop e le Aule Laboratoriali.

Info: Crespi d’Dadda.

Testo di Stefania Bortolotti foto Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com