Fiorucci: un mondo, una rivoluzione colorata e pop che partita da Milano colonizzò l’America. Una mostra appena inaugurata alla Triennale di Milano, riporta in vita l’universo creativo dello stilista che creò una estetica nuova.

Una rivoluzione milanese
A Milano e in Italia non si era mai visto niente di simile. Un negozio, quello di Piazza San Babila, regno di un felice e apparente caos dove abiti multicolori, scritte irriverenti, oggetti, lampade , borse e scarpe raccontavano il punto di vista di un genio della moda e del design, Elio Fiorucci.
Era il 1967, c’era la rivolta studentesca, gli anni erano di piombo ma qui si professava la felicità, la love theraphy supportata dai meravigliosi nanetti multicolor. Andare da Fiorucci per i milanesi era un’avventura che catapultava i giovani di allora verso l’America e l’Inghilterra. Terre lontane, mitiche e intrise di cultura pop e ribelle che venivano trasportate qui. Nel negozio regnava sempre un sottofondo di musica pop, i jeans si vendevano in scatole di latta, gli angioletti sorridenti spuntavano da ogni angolo. Una meraviglia, una novità folle.
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Stivali d’oro e altre meraviglie
Alla Triennale di Milano è allestita la mostra più omnicomprensiva mai dedicata a Fiorucci, variegata e complessa come fu la sua opera. Non solo abiti, jeans celebri “pasticciati” da Keith Haring. E i favolosi stivaletti tutti d’oro, cose mai viste all’epoca. Costumi da bagno che potrebbe portare la Minnie di Topolino. Ma anche minute, disegni, progetti, borse e documenti di una Milano che fu. Come una guida antesignana, vademecum per visitatori, con elencati hotels, ristoranti, pasticcerie e bar, mete consigliabili secondo la Fiorucci way of life. Una Milano che oggi non è più.
L’allestimento è un collettore perfetto della visione fantasmagorica e onirica di Fiorucci. Ci si trova immersi nello spirito del tempo tra gli enormi cartonati illuminati con le pin up, le scritte luminose, il manifesto che pubblicizzava il ristorante del secondo e ancor più favoloso store di via Torino. Un viaggio in immersione che genera tanta nostalgia nel pubblico accorso in massa. State a orecchie e occhi spalancati coglierete echi di nostalgia canaglia…”ero al liceo, ci andavo al sabato, il negozio di via Torino era incredibile con i giochi d’acqua e tutte quelle piante…” non luccicano lacrimoni ma certo il rimpianto di un tempo felice aleggia.
Milano-New York e ritorno

Perchè il grande Elio era una divinità anche a New York come testimoniano le immagini con Andy Warhol, Madonna e Grace Jones, ma è qui a Milano che portò la vera rivoluzione, il suo essere milanese e internazionale. E’ qui che la sua ricerca perenne di stimoli tra le nuove tendenze qua e là per mercatini i teatri d’avanguardia e le varie novità artistiche in giro per il mondo, generarono un’esplosione.
E’ qui a Milano che le sue idee vennero amate profondamente, totalmente. Come testimonia la fila in biglietteria; non solo reduci degli anni 60 e 70 ma anche tanti giovani che omaggiano un pioniere e un maestro.
Informazioni
Dal 7 novembre al 16 marzo 2025. Sempre aperto dal martedì alla domenica con orario 10.30-20
Testo di Lucia Giglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com










































