IN CARROZZA TRA LE NUVOLE

Viaggio sul treno Bernina da Tirano a Saint Moritz

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Panorama innevato dalla carrozza
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Capostazione

Sarà pure il treno più lento del mondo, che non supera quasi mai i 30 chilometri all’ora, ma le carrozze bianco e rosse del Bernina che a binario unico, da Tirano in provincia di Sondrio al confine tra Italia e Svizzera, raggiungono Saint Moritz dopo due ore e trenta minuti, regalano un viaggio romantico davvero speciale. Tanto è vero che l’Unesco, il prossimo anno,  potrebbe inserire proprio il Bernina tra i tesori del Patrimonio dell’Umanità. A patto, però, che non si soffra di vertigini perché questa ferrovia sale sino ai 2.253 metri di altitudine di ospizio Bernina, raggiungendo un dislivello massimo di ben 1.824 metri, un record per le ferrovie del Vecchio Continente.

E allora, tutti in carrozza! Appuntamento di buon mattino alla stazione di Tirano, i capistazione sfoggiano baffi arricciati come in Tirolo, i caprioli “salutano” i passeggeri che tengono gli occhi costantemente appiccicati ai finestrini, ammirando incantati la valle di Poschiavo, lo specchio d’acqua colore smeraldo in estate e  ghiacciato in inverno di Miralago. E i vicini di posto, generosi contadini svizzeri, estraggono dal cestino in vimini formaggio stagionato e wurstel dividendo volentieri il companatico con gli altri viaggiatori. Ci si passa il cannocchiale di mano in mano, in un’atmosfera di festa contagiosa.

Vengono i brividi quando il Bernina “danza” sopra i viadotti di mattoncini rossi, infila baldanzoso i tornanti, si nasconde tra i boschi di conifere. Questa ferrovia, infatti, costituisce un’opera di ingegneria tra le più meritorie dell’umanità. Per compiere l’intero tragitto bisogna superare 13 gallerie e 46 ponti di cui 21 sono alti più di 10 metri. Nel viaggio compiuto al mattino, lassù in cima, c’è talvolta una leggera tendina di foschia che si scioglie all’improvviso, ed ecco apparire in tutta la loro candida bellezza le Alpi Orobie innevate, il Palù incappucciato di polvere bianca, il Monte Bernina e il Morteratsch.

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Paesaggio innevato

Raggiunta la stazione di Pontresina, il viaggio sul Bernina è quasi al capolinea, mancano solo 3 km a Saint Morite, meglio scendere qui per intraprendere subito un’altra avventura su di un mezzo di locomozione altrettanto pittoresco. Si monta, infatti, sulle carrozze trainate dai “bitorzoluti” cavalli di queste valli e cullati dal tintinnio dei loro campanelli, fedelmente scortati dai cani lupo, si scopre un altro paesaggio fiabesco, la Val Rosen. I cespugli di rose selvatiche dormano ancora il loro letargo sotto una coperta di neve, ci sono cervi che si lasciano scrutare in lontananza, scoiattoli che saltellano sui rami, gli abeti sembrano un esercito compatto. La carrozza conclude il suo viaggio proprio a Saint Moritz dove la tentazione di inforcare gli sci per sfidare gli sceicchi arabi sulle piste immacolate del Monte Suvretta è irresistibile. La gara però è vinta in partenza. Dopo un paio di discese, li ritrovi infatti accoccolati a prendere il sole sui nidi in vimini con viste sulle montagne dell’Engandina al Rifugio El Paradiso. Un altro rito di questa località montana da sempre prediletta dalla creme del jet set mondiale è la pasticceria Hanselman, per… colpa delle sue praline al miele e i succulenti krapfen al mirtillo da gustare ammirando il laghetto ghiacciato, teatro del campionato iridato di polo invernale.

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Panorama di un paesino

Una passeggiata per le vie del borgo, prima che cali il tramonto, è un po’ come assistere a una sfilata per via Montenapoleone il sabato pomeriggio, tra rutilanti boutique e commesse belle come mannequin francesi. Quando scocca l’ora della cena, però, come in un rito collettivo, tutti si ritrovano al Chesa Veglia, il ristorante chalet dagli interni in legno, che coi suoi pizzoccheri ha abbattuto ogni differenza di censo. Principi, emiri, sultani, manager e anche postini si ritrovano ai suoi tavoli. Un altro gioiello di Saint Morritz è il Museo Segantini, il geniale pittore italiano nato ad Arco di Trento che in queste valli seppe trovare la propria cifra stilistica, raccontando sulla tela con le sue pennellate furiosamente delicate la magia silenziosa del mondo contadino montanaro. Il museo che ospita i suoi quadri più celebri sembra all’esterno una chiesa luterana. E assolutamente bisogna fare una capatina anche al Badrutt’s Palace Hotel, che sembra il castello delle favole con le sue torri, le suite fiabesche, la hall colma di divani drappeggiati. E poi c’è il viaggio di ritorno sul Bernina. Il capostazione si è già messo il fischietto tra le labbra. Un altro viaggio incantato sta per partire.

Testo di Luca Bergamin, foto di Silvia Alvarez Adalia

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