Itinerari a piedi: nel Parco di Portofino in cerca di mulini


Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare – mentre si levano tremuli schicchi di cicale dai calvi picchi. La vista che si gode sulla baia di Paraggi una volta giunti in cima alla Valle dei Mulini richiama alla mente i versi con cui Eugenio Montale rese immortale la sua amata Liguria. A ridosso della tortuosa strada che conduce da Santa Margherita Ligure fino a Portofino si nasconde uno dei sentieri del Parco di Portofino. L’itinerario da percorrere a piedi parte dalle ultime case di Paraggi e, nell’arco di qualche chilometro, passa dai tiepidi profumi aromatici della macchia mediterranea all’umida brezza ombrosa della vegetazione appenninica. Un tempo villaggio di mugnai e pescatori, Paraggi fu per anni un porto calmo e sicuro. I marinai, stanchi e arsi dal sole, ormeggiavano le loro fedeli imbarcazioni, i leudi, e scaricavano le botti cariche di merci che, a dorso di mulo, si sarebbero inerpicate verso la retrostante Valle dei Mulini, dove le pazienti macine in pietra e legno avrebbero lentamente franto e spremuto olive, grano e castagne per ricavarne olio e farine.

Fino alla fine del XIX secolo questa piccola valle ligure brulicava del fervente lavoro di commercianti, monaci e mugnai. Sedici sorgenti di acqua perenne sgorgano cristalline dall’umida roccia e le loro acque alimentavano, attraverso un complesso sistema ingegneristico, l’unico esempio di sfruttamento organizzato delle risorse idriche nel Golfo del Tigullio. L’acqua veniva convogliata in trentacinque mulini che, dislocati fino a trecento metri di altitudine, rendevano la zona un vivo snodo commerciale. Un ingegnoso sistema di canalizzazione in pietra, i beudi, azionava le macine dei mulini. Sui terrazzamenti della valle crescevano rigogliosi i fichi, gli olivi, i castagni, filari di vite, orti, campi di grano e ceci. Dai profumati pini si ricavavano il legname per le imbarcazioni e il tannino per la tintura delle reti da pesca. Oggi di questo complesso sistema rimangono le suggestive e romantiche rovine degli antichi mulini in pietra, l’ultimo dei quali, il Mulino del Gassetta è stato restaurato e funge da punto informativo e di ristoro. Lasciatasi alla spalle la bella acqua turchese della baia di Paraggi, l’accecante luce riflessa sulla superficie leggermente increspata del mare, l’odore forte e intenso di salsedine, i profumati pini che si piegano dolcemente verso l’acqua del mare e l’assordante stridio delle cicale, si comincia a salire e si viene inghiottiti dalla fitta e umida vegetazione del microclima della Valle dei Mulini. Gli occhi stanchi dal sole si riposano all’ombra di un silenzioso e fitto intrico di noccioli, castagni e faggi.

L’acqua che scende le pendici del Monte Pollone scroscia calma e silenziosa verso valle. Sale alle narici un profumo intenso, umido e vivo di bosco: castagni, faggi, noccioli, felci antiche come dinosauri, i profumati gelsomini e i cespugli di menta. L’odore caldo e aromatico del mare è improvvisamente lontano. Il suono della cicale si affievolisce fino a scomparire del tutto e lasciare il posto a quello dell’acqua che stilla e scroscia, della biscia che nuota, della rana che gracida. Il sentiero si snoda silenzioso nei boschi di faggi e noccioli, tra le rovine degli antichi terrazzamenti e i resti dei vecchi mulini: torri e archi petrosi sono divorati dalla folta vegetazione verde brillante. Le radici nodulose dei rampicanti si spingono con forza tra i ciottoli delle rovine. Ecco che di nuovo il sentiero sbuca alla luce abbagliante del sole e, ancora una volta, l’aria calda del Mediterraneo sprigiona odori di pini e rosmarini, profumi dolci di resina, rumori di sterpaglie secche calpestate e sfrigolii di cicale. Dalla cima la vista si perde nell’azzurro del mare. La terra bruna e umida del sentiero nel bosco si fa allora polverosa, arida e rossa e, lentamente, si snoda in costa addentrandosi nel meraviglioso Parco del Monte di Portofino per portare alla spettacolare abbazia di San Fruttuoso.

Testo di Elena Brunello | Foto di Federico Torra

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