In Galizia, sulle tracce dell’uomo che scolpiva la scogliera


Per gli abitanti di Camelle, isolato borgo di pescatori sulla Costa da Morte, in Galizia, quell’uomo era noto come Man oppure O Alemán, il Tedesco. In realtà si chiamava Manfred Gnädinger ed era nato a Dresda negli anni ’40. La sua figura, seppur tragica, in quanto a determinazione e amore per la natura ricorda il protagonista de “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. Il fatto è che Manfred aveva lasciato la sua casa in Germania per farsene un’altra in riva al mare, su una scogliera galiziana. Non si possono piantare gli alberi sugli scogli: la roccia non ammette la vita e il sale del mare la brucerebbe comunque. Resta allora la fantasia. Manfred, in quasi quarant’anni di tenace lavoro, ha saputo ridisegnare un angolo di paesaggio con la forza della propria immaginazione, lasciandoci un museo all’aperto che oggi si chiama Museo do Alemán.

Erano gli anni ’60, il periodo degli hippie, quando O Alemán arrivò a Camelle. Scelse di vivere in un austero rifugio vicino alla spiaggia, impressionato dal rude fascino dell’Atlantico. Solitudine, onde, vento. Una postazione privilegiata e piena di energia naturale da cui vedere e reinterpretare il mondo. Un po’ alla volta Manfred cominciò a scolpire e cesellare la roccia della scogliera, aggiungendo i doni del mare – diceva lui – o più semplicemente quello che l’oceano gli lasciava sulla sabbia. Le sue opere hanno qualcosa di onirico, la bizzarria di Gaudí forse, mentre ad alcuni ricordano gli scarabocchi di un bambino. Soprattutto, si tratta di sculture perfettamente integrate col paesaggio e che sembrano presenti da sempre, come fossero frutto di un processo spontaneo di generazione. Dopo la diffidenza iniziale, gli abitanti di Camelle si affezionarono a questo pacifico artista che rifiutava la modernità e il progresso tecnologico (niente luce elettrica o acqua corrente), vestendo solo un perizoma e campando coi frutti di un piccolo orto. Lui accoglieva volentieri i turisti nel proprio giardino di pietra e li invitava a lasciare disegni in uno dei suoi diari. Quando morì, i concittadini trovarono dozzine di questi diari, con gli spunti per le opere che forse avrebbe realizzato.

Manfred, metafora di una rinnovata sinergia tra uomo e mare, è morto nel 2002. Nel novembre di quell’anno l’incidente che coinvolse la petroliera Prestige provocò un’immensa marea nera. La Costa da Morte venne devastata e il petrolio distrusse molte delle sue sculture, inquinando la spiaggia e arrivando sino alla casa dove viveva. L’artista si ritirò nella propria abitazione in preda allo sconforto, senza farsi più vedere da nessuno. Un mese dopo venne ritrovato il suo corpo. Allora si parlò di problemi circolatori pre-esistenti, ma la gente di Camelle attribuì la tragedia al dolore provato davanti a quel mondo distrutto per chissà quanti anni. Il Comune organizzò e pagò i funerali, a cui parteciparono centinaia di persone, strette attorno a uno dei simboli della catastrofe del Prestige. Oggi l’impegno di tanti volontari, unito al tempo trascorso, ha riportato la costa di Camelle alla sua bellezza. La spiaggia è stata ripulita così come la scogliera di Manfred, anche se resta qualche scoglio annerito che ci riporta ai giorni del disastro. Con una breve passeggiata dal centro del paese si può raggiungere quanto rimane del Museo do Alemán e del rifugio in cui l’artista ha trascorso buona parte della vita. La sensazione è che l’Atlantico sia stia riprendendo tutto. Le sculture sono ormai levigate, il colore è andato perduto, i rottami tornano tali e quali e lasciano per la seconda volta la costa della Galizia.

Testo e foto di Devis Bellucci RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

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