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Il Wadi Rum di Lawrence d'Arabia

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Il Wadi Rum di Lawrence d'Arabia

di Elena Brunello

La sabbia rossa e la pietra rovente della Giordania sono profondamente legate all’avventura di Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia; archeologo dell’Università di Oxford dell’inizio del XX secolo, stratega della rivolta araba contro l’Impero Ottomano e architetto dei confini dei neonati stati del Medio Oriente nel Novecento. Un personaggio storico avvolto dal mistero della leggenda e dalla cruda verità della Storia; scaltra spia dei servizi segreti inglesi e archeologo tra i più famosi del suo tempo. Arruolato dall’Intelligence britannica scatenò, a fianco dell’Emiro Faisal, le rivolte delle tribù arabe, già di per sé frammentate, contro il potere centralizzato dell’Impero Ottomano, vero padrone del Medio Oriente. Uno scontro titanico quello tra Ottomani e Inglesi, che portò in seguito alla nascita delle nazioni arabe odierne. Nel 1917 conquistò, con un attacco che rimase nella Storia, l’inespugnabile città giordana di Aqaba, oggi unico sbocco sul mare del Paese. L’evento rieccheggiò a tal punto che il regista David Lean lo immortalò nel 1962 nel film Lawrence d’Arabia, facendo di questa una delle scene più famose del cinema; un giovane e bellissimo ufficiale biondo vestito alla araba incita i guerrieri beduini, a cavallo di un dromedario, all’assedio di Aqaba. Un’impresa leggendaria considerando che Aqaba è circondata dal deserto rovente del Wadi Rum e si affaccia, dall’altra parte, sul Mar Rosso.

Il Wadi Rum in cammello

“Vasto, echeggiante e divino”lo aveva definito Lawrence d’Arabia. Il Wadi Rum, anche conosciuto come Valle della Luna, è uno dei deserti più belli del mondo. Un paesaggio ancestrale, preistorico, coperto da un velo di sabbia rossa e da forti torrioni di roccia squadrata, escrescenze della crosta terrestre, come fossero spine dorsali di animali preistorici. Si estende a sessanta chilometri da Aqaba. Un tempo ricoperto di ulivi e vigneti, sulle pareti di roccia rimangono le incisioni rupestri testimoni di un tempo lontano e di civiltà perdute. Oggi l’antico quartier generale dell’agente segreto inglese è ancora abitato dai badiah, i beduini del deserto. Quando il sole tramonta sul Wadi Rum, la roccia avvampa e si infuoca. Dalle tende esce il vapore del thè del deserto; la sabbia profuma dell’aroma di menta e di salvia. Il cielo arancione sfuma nel viola, poi nel blu intenso, pieno. Le stelle si accendono, accompagnate dalla musica del rababah, il violino del deserto; un suono avvolgente, nostalgico e feroce come il sole che picchia di giorno sulla pietra per poi annegare nella notte stellata.

E’ nel deserto che pulsa il cuore della regione. E’ nella sabbia che aleggia l’anima della Giordania. Il deserto ha generato una delle più incredibili meraviglie architettoniche del mondo: Petra.

Il vento sulla sabbia

Era il 1812 quando l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt scoprì, travestito da beduino e al seguito segreto delle carovane, la Città Rosa. Una città leggendaria scavata nella roccia e nota solo ai carovanieri che attraversavano il pericoloso deserto. Nascosta dentro le montagne, antica capitale dei Nabatei nel 312 a.C, Petra è forse, insieme ad Angkor Wat in Cambogia e Pompei in Italia, la rovina archeologica più famosa del mondo. Centinaia di anni prima della nascita di Cristo e per i secoli a venire controllò le vie commerciali più importanti che attraversavano il deserto. Il siq è la strada che fende in due il canyon e si snoda come un serpente attraverso rovine di templi, mausolei, di edifici e di anfiteatri. La pista di terra battuta che porta dritto dentro una strettissima gola di roccia rossa si apre d’improvviso davanti ad Al Khazneh, noto come Il Tesoro, un mausoleo gigantesco di influenza architettonica greca che si narra custodisca all’interno un tesoro prezioso. ? eb

Foto Visit Jordan|  Riproduzione riservata  © Latitudeslife.com

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