L’Amazzonia sul Ticino

di Elia Rossi

I colori sgargianti delle canoe, dei giubbotti salvagente e dei gommoni ormeggiati circondano la centrale idroelettrica di Vigevano. Che siamo nel cuore del Parco del Ticino lo capiamo dai canti di uccelli, che riempiono l’aria insieme al fruscio lento dell’acqua. E dalle rive amazzoniche da cui le fronde penzolano nel fiume. Qui ha sede l’associazione Aqqua. Da qui iniziano molte delle escursioni che consentono di scivolare sul flusso dolce del Ticino, all’interno del Parco Naturale che unisce il Lago Maggiore al Po.

Per descrivere la particolare navigazione di questo tratto, è stata coniata una definizione che le calza a pennello: slow rafting. Si prende posto sui gommoni e si impugna la pagaia. Dopodiché ci si immerge in un paesaggio avventuroso, ma accogliente. Un’Amazzonia senza anaconde né giaguari, le cui acque sono abitate da alborelle e pesci siluro e i cieli solcati da voli di anatre, cormorani e folaghe.

Non mollare mai l’oliva, questo è il segreto. Qualunque prurito percorra il naso, qualunque tic attiri l’attenzione della mano sinistra, questa non deve mai lasciare la sporgenza a forma di “T” sul fondo della pagaia. Per il resto, ci si può godere il panorama che scorre lento, alternando momenti di azione morbida ad altri in cui i remi in barca portano comunque il raft ad avanzare, cullato dalle correnti leggere. Il Ticino è classificato come difficoltà 1 (su una scala che ha l’1 come livello minimo e il 6 come massimo) perciò si presta al gusto dell’avventura lenta: ai corsi di canoa canadese, di kayak e di rafting, o alle attività ricreative per scuole e centri estivi che, nella centrale idroelettrica di Vigevano, hanno il loro centro.

Qui non è possibile affittare imbarcazioni, in compenso le guide accompagnano in gite più o meno lunghe (si va da un’ora a un weekend) che dischiudono meravigliosi scorci e fanno vibrare le antenne dell’avventura, del giocare ad affrontare la natura con la tecnica degli esploratori del passato. O dei vecchi cercatori d’oro, visto che tra le masse di ghiaia trasportate ogni anno dal Ticino si nascondono ancora filoni aurei, mentre tra le rive si alternano sorgive, fontanili e vegetazione fitta, a darsene e locali.

Salendo sulla centrale, poi, si vede all’orizzonte il Ticino fare una curva ampia, circondata dalla foresta, e a questo punto davvero non si può non pensare al Rio delle Amazzoni o al Titicaca. Eppure basta abbassare lo sguardo: osservare il tetto in legno della centrale e ricordarsi della Piazza Ducale di Vigevano. L’accostamento di questi due scorci è impressionante: la natura incontaminata e i portici rinascimentali. Le fronde selvagge e i capitelli eleganti in legno scuro. L’architetto che ha costruito la centrale, ormai più di cento anni fa, ha voluto omaggiare il Palazzo Ducale di Vigevano e lo stile liberty di quegli anni. Il risultato è una centrale discreta. Un dialogo garbato tra natura e cultura. In effetti, accanto all’associazione sportiva Aqqua, la centrale dell’Enel ospita anche La città ideale, associazione culturale che racconta il mondo del Rinascimento e le macchine di Leonardo, mentre tutt’intorno l’acqua del Ticino continua ad essere raccolta e trasformata in energia elettrica, per poi ritornare al fiume senza essere stata modificata chimicamente, senza danni ecologici. È possibile prenotare una visita gratuita e osservare, dall’interno, quelle turbine che hanno il sapore del primo Novecento e che, in modo non troppo rumoroso, continuano a girare, a scorrere come l’acqua del Ticino. ? er

Link utili: AquaraftingLa città ideale

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