Carnia, un tesoro da scoprire

di Elia Rossi

Da Udine a Tolmezzo i paesaggi si rincorrono. A mano a mano che ci si allontana dal capoluogo, i palazzi storici lasciano spazio a prati collinari, abbaglianti e smeraldini, e infine a boschi di larici, di faggi e di aceri. Qualcuno ha descritto il Friuli con le stesse parole con cui Górecki parlava del Caucaso: una regione che non si lascia conoscere nelle città, ma che esprime la propria anima nei borghi minori. Allora, giunti a Tolmezzo, si può proseguire ancora un po’ lungo il bacino del Tagliamento. Una buona rete di strade regionali porta nei borghi di Ovaro, Comeglians, Prato Carnico, Sutrio… Insomma: nel cuore della Carnia. Una regione colorata, densa di profumi e che ancora aspetta di essere veramente scoperta.

A questo punto è possibile lasciare l’automobile. Molte delle case tradizionali presenti in queste valli fanno parte di una rete di “alberghi diffusi” e consentono di soggiornare in strutture rurali, restaurate, a prezzi contenuti. Le strade che le collegano, tra una valle e l’altra, sono state battute nei secoli dai loro contadini e poi dalle processioni, dai molti riti folcloristici che brulicano in queste zone. Oggi sono accessibili ai turisti. È girando in mountain bike, o a piedi, che si dischiude tutto il territorio carnico, con le sue ricchezze ambientali, storiche e culinarie. Il Giro d’Italia ha reso famoso lo Zoncolan e molte passeggiate, in effetti, tengono il riferimento della sua cima di 1750 metri, raggiungibile anche con la funivia, dalla quale lo sguardo riesce ad abbracciare tutta la Carnia.

È probabile trovarsi a pedalare, o a passeggiare, lungo quegli stessi sentieri con cui i cramars, per molti secoli, hanno lasciato le proprie case, per dirigersi verso l’Austria. Erano venditori ambulanti. D’inverno, le loro mogli sedevano di fronte al fogolàr e ricamavano quei pizzi e merletti che i loro mariti, nel frattempo, stavano già vendendo nelle città austriache. Quando con la primavera i cramars tornavano in Valle, non avevano solo i soldi per affrontare la stagione agricola, ma anche erbe e piante raccolte sulle Alpi austriache. I risultati, oggi, sono evidenti. La Carnia è diventata una delle zone più ricche di piante spontanee, aromatiche e di erbe alpine. Esistono una cinquantina di specie diverse di sole orchidee. Un migliaio di soli funghi. E poi rododendri, genziane selvatiche,  crocus, soldanelle, ranuncoli…

I boschi e i pascoli carnici sono un museo a cielo aperto. E i loro profumi e i loro colori, ovviamente, si esprimono poi nei cibi locali (http://www.carnia.it/tema-vacanza/gastronomia/gastronomia/267). Le mucche, che si nutrono di quei pascoli, preparano il latte con cui le piccole aziende agricole producono ricotte, formadi salât e formadi frant (oggi presidio slow food). I boschi di abeti offrono il legname aromatico con cui i formaggi locali vengono affumicati, insieme a prosciutti e a salami. Oggi, questi piccoli caseifici presenti nella Val Pesarina e intorno a Sutrio, non riescono a tenere testa alle richiese di “esportazione”. Il limite strutturale, rappresentato dal latte che deve essere prodotto solo in queste valli, limita la vendita ai negozi locali. Il tratto distintivo della cucina carnica è l’intensità olfattiva e aromatica. Come i sapori che si possono assaggiare nei piatti a base di orzo, a seconda delle stagioni condito, per esempio, con sedano-rapa e burro fuso. O quelli infusi dai fiori di silene. O come l’olivello spinoso: i cui frutti, macerati e fatti bollire, creano sciroppi e bevande fresche.

Tutta questa ricchezza floreale è custodita, con un senso quasi religioso, nella pieve di San Pietro, a Zuglio, nel Polse di Côugnes (http://www.carniamusei.org/museo.html?entityID=440). Inizialmente un centro culturale, finalizzato alla meditazione, poi il suo orto botanico è cresciuto, diventando il Giardino dei semplici, e avvalendosi di una biblioteca, di un centro astronomico e di una sala multimediale. Oggi l’Orto Botanico fa parte della rete “Carnia Musei” e, su richiesta, offre anche visite guidate e percorsi didattici.

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