Sri Lanka – Esperienze e Conoscenze

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Un’immagine che evidenzia la presenza di un ponte naturale tra la punta meridionale dell’India e Sri Lanka © NASA

Era il 1992 e proseguiva il mio interessante girovagare nel sud dell’India. La permanenza nel Kerala e nel Tamil Nadu mi aveva consentito di scoprire, seppure in piccola parte rispetto all’incredibile “abbondanza” di meraviglie a disposizione (città, paesi, monumenti, riti, tradizioni di vita ecc.), le sottili differenze caratteriali e le indubbie comuni radici fra gli abitanti dei due stati, grazie soprattutto alla possibilità che mi era stata concessa di trasferirmi in auto da un luogo all’altro. Indispensabili quindi un autista calmo e tenace – guidare in India non è esercizio tranquillo – e una guida valida come quella che mi avevano assegnato: Manmàdhan Alappatt che, pur vivendo a Cochin nel Kerala, vantava parentele, amicizie e conoscenze nel confinante Tamil Nadu meridionale. Manmàdhan si era dimostrato efficiente e collaborativo già in occasione di una precedente trasferta a Ernakulam per apprendere i segreti della coloratissima recita del Kathakali, riaccompagnandomi all’alba al mio hotel di Cochin; prezioso inoltre in occasione di una successiva spedizione: visitare l’estremo sud del continente e, risalendo, il nord dell’isola che mi ostinavo a chiamare Ceylon. Quindi, prima il famoso Capo Comorin, al largo del quale si uniscono le correnti del mare Arabico, dell’Oceano Indiano e del Golfo del Bengala; il distretto di Kanyakumari è un luogo importante per le genti di fede indù ed è famoso per più motivi: natura, storia, mito e spiritualità; i pellegrini frequentano il tempio dedicato alla dea Kanyakumari, si bagnano e si purificano nelle acque del mare. Il mese di maggio consente poi altre splendide visioni: non solo l’alba e il tramonto sulle acque dell’oceano, ma anche l’apparizione di una splendida luna piena all’orizzonte, in quasi perfetto allineamento col sole che cala.

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Una scuola nei dintorni di Jaffna © Lucio Rossi

Giunti all’estremo punto geografico dell’India, ho rinnovato la richiesta di fare una “scappata” nello Sri Lanka del nord per visitare Jaffna; Capo Comorin non era poi così lontano dalla grande isola; nel dirlo, non facevo alcun accenno (di proposito) al fatto che in quella zona imperversasse una sanguinosa guerra civile, iniziata nel 1983 con le Tigri Tamil avverse al governo centrale di Colombo, nel tentativo di rendere indipendente la parte nord e quella orientale dell’sola, sotto il nome di Tamil Eelam (patria Tamil). La guerra, tra momenti di massima e ridotta tensione, sarebbe terminata solo nel 2009. Ricordo l’espressione un po’ perplessa di Manmàdhan e insieme il suo rapido calcolo: da Kanyakumari a Tuticorin, via Tirunelveli, 133 chilometri; da lì, lungo la costa, altri 200 o poco più per raggiungere Rameswaram, la lingua di terra che si allunga verso lo Sri Lanka; magari con una sosta a mezza via, aveva aggiunto la guida. Manmàdhan aveva quindi preso contatto per telefono col suo amico Agilan (il nome Tamil significa: uomo che comanda tutto, aveva aggiunto ridendo); lui ci dirà se sarà possibile o meno raggiungere l’isola e parlare con qualcuno.

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I resti di un carro armato delle truppe governative nei dintorni di Jaffna © Lucio Rossi

Giunti a Rameswaran, mi ero subito informato se ci fossero traghetti per raggiungere Jaffna; non ci sono più dal 1982, la risposta di Agilan, l’amico Tamil dalla pelle nerissima e dai modi decisi ma gentili; potremmo però andarci a piedi lungo il ponte di Rama…aveva aggiunto tra il serio e lo scanzonato! Sapevo bene che nello stretto di Palk, sotto il livello del mare – che qui è profondo solo poche decine di metri – c’è una striscia di pietre calcaree lunga una trentina di chilometri; una specie di “ponte” naturale che sarebbe stato sommerso dall’innalzamento del livello dei mari durante l’ultima era glaciale; in effetti quattromila anni fa era possibile andare dall’India allo Sri Lanka a piedi! Ma se ci portiamo a Danushkodi, estrema propaggine indiana (avevano detto all’unisono Manmàdhan e Agilan) con una motobarca possiamo raggiungere Mannar Island; meglio ancora, il molo di Talaimannar; la guerra qui si sente molto meno che altrove e la gente ti può raccontare come sta e quello che prova; I Tamil dell’isola hanno un legame profondo con quelli del continente, di fede induista, arrivati nello Sri Lanka sin dal secondo secolo avanti Cristo. Una cena a base di pesce, in compagnia di un nutrito gruppo di commensali, più curiosi e diffidenti che interessati alle mie domande; avrebbero avuto molto da raccontare sulle difficoltà causate dal conflitto civile. Alla fine la loro unica preoccupazione è risultata essere quella di mantenere la continuità dei contatti (e degli aiuti) con i Tamil dell’India. Agilan era giustamente molto più importante di me.

Testo del Columnist Federico Formignani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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