Rossi famosi nel mondo

Il Nebbiolo, noto fin dal Seicento, è il vitigno a fondamento di questi due grandi rossi e del Roero, denominato come la zona di produzione. Il Grignolino è invece tipico delle colline del Monferrato.

Ha un carattere delicato e un profumo persistente. Il Dolcetto e la Barbera, due grandi vini da tutto pasto, si alternano sui bricchi delle colline di Langhe, Monferrato e Roero.

Tra i vini da dessert sono degni di nota i DOCG Brachetto d’Acqui, di raffinata gradevolezza, il Moscato e l’Asti Spumante che sono denominatore comune sia delle Langhe sia del Monferrato.

Il Roero annovera invece un originale vino Brachetto detto “Birbet”. Anche il Pelaverga DOC si è affermato nel gusto dei consumatori per il suo piacevole bouquet.

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Vino spumante di Asti Foto di Cleyder Duque da Pexels

Tre bianchi prestigiosi stanno, infine, ottenendo un grande successo per la loro piacevolezza giovane e delicata, capace, in alcuni casi, di tenere bene gli anni: l’Arneis, vino DOCG, la Favorita e l’Alta Langa. In pratica siamo di fronte a una realtà vinicola unica in Italia per numero di vini a denominazione: più di 19 DOC e 14 DOCG, e oltre 400 cantine attive.

Fassona e le sue sorelle e tante bontà

Tra i prodotti tipici d’eccellenza di questo territorio, dove la generosa natura ha sposato la mano operosa dell’uomo, è da ricordare la razza bovina Piemontese. Una delle più pregiate in Italia, con particolare diffusione nella provincia di Cuneo, nella zona di Alba, nella provincia di Asti.

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Esemplari di bovini razza piemontese durante la salita in alpeggio ©ruminantia.it

Citazione doverosa per la salsiccia di Bra, preparata con carni magre di bovino e grasso suino. I verdi pascoli danno inoltre origine a formaggi prelibati che possono fregiarsi della DOP. Fra i più noti la Robiola di Roccaverano, il Bra, il Murazzano, la Robiola d’Alba, il Brus, diffuso in altre zone piemontesi, ma qui particolarmente saporito.

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Salsiccia di Bra ©Davide Dutto

I campi sono altrettanto generosi di leccornìe, con il peperone di Capriglio e il cardo gobbo di Nizza, per non parlare della Nocciola Piemonte Igp. Un frutto dalle qualità organolettiche uniche ed irripetibili. Tanto da essere decretata dal Centro Nazionale Assaggiatori di Brescia “la più buona del mondo” per i suoi parametri qualitativi e l’ottimo impiego in pasticceria e cucina.

Tuber! Tuber!

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La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba ©Giorgio Perottino

Ogni anno il mondo dei gourmand si riunisce ad Alba come schiera di sudditi adoranti al cospetto di un fulgido re. Nel momento migliore per la campagna di Langa, con i pregiati nebbioli a ribollire nei tini, le viti rosseggianti, e i funghi nei boschi, arriva l’ormai tradizionale Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.

Centrata sul preziosissimo tartufo ma ricca di eventi esemplari dell’arte culinaria italiana. Il tartufo bianco di Alba non ha concorrenti. Un concerto di profumi, che spaziano dal caratteristico agliaceo al miele, dalle suggestioni decise dello speziato al morbido sentore di fungo, con un effetto quasi ipnotico sul palato anche oggetto di studio.

Sulla tavola dei potenti

Comprimario della povera cucina contadina, negli ultimi due secoli gradualmente anche la nobiltà piemontese se ne infatuò. Ma il primo a comprenderne il reale valore fu Giacomo Morra, geniale nel coniare il marchio “Alba”, e partire con una strategia articolata alla conquista del mondo.

Il tartufo bianco arrivò ben presto sulle tavole dei potenti del pianeta, con un ritorno di immagine enorme, e Alba divenne di fatto la capitale assoluta del tartufo, organizzata per garantirne la qualità e l’eccellenza. Così nel 1996 nacque il Centro Nazionale Studi Tartufo, specializzato nella ricerca e nella divulgazione della cultura tartuficola.

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La fiera del tartufo di Alba richiama un vasto pubblico anche di stranieri ©Giorgio Perottino

Oltre cento giudici di analisi sensoriale certificano la qualità assoluta del prodotto. Per cui il Mercato del Tartufo Bianco d’Alba rimane l’unico che garantisce per ogni esemplare sanità e tipologia.

La fiera che tutti ci invidiano

Entrato quasi marginalmente nella cucina piemontese, grazie ai cuochi savoiardi cresciuti nelle cucine nobili parigine, il tartufo è ormai la punta di diamante della cucina italiana e internazionale. Capace di conferire un tocco nobile e inconfondibile ad ogni preparazione, ma superlativo con i piatti più semplici, come l’uovo al paletto.

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Tartufi in mostra alla fiera del tartufo di Alba ©Giorgio Perottino

La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba si svolge da inizio ottobre ottobre a inizio dicembre in diverse date e comprende molti eventi. Il mercato, i convegni, la mostra e degustazione dei grandi vini e delle cucine piemontesi per una enogastronomia eccelsa e di grande richiamo.

Tanti i ristoranti stellati e non dove degustare il prezioso tuber magnum. Fra gli altri Carlo Zarri, chef e patron del ristorante Hotel Villa San Carlo di Cortemilia (CN) da anni ambasciatore di eccellenze italiane all’estero e organizzatore del Truffles&Hazelnuts Festival Dinner Tour che si tiene dal 2008 in diverse città e Stati USA.   Quest’anno ha voluto portare con sé per la prima volta il Baldo Riserva di Riso Testa per farlo assaporare ai gourmet d’oltreoceano. Ottimo il suo risotto al tartufo, semplice e gustosissimo.

Testo di Gianfranco Podestà |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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