Non solo città d’arte e borghi storici: tra i siti Unesco della Toscana si nascondono riserve di biosfera, geoparchi e foreste primordiali che regalano itinerari inediti a contatto con la sua dimensione più autentica

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Il verde infinito del Parco della Maremma © Shutterstock

Diciassette in totale tra siti culturali, riserve di biosfera MAB, geoparchi globali, siti transnazionali, città creative e patrimoni immateriali: la Toscana è una delle regioni più ricche di riconoscimenti UNESCO, non soltanto della Penisola ma dell’Europa stessa: un patrimonio che riflette la straordinaria varietà del territorio, dove arte, paesaggio e natura convivono in equilibrio perfetto, contribuendo a definire un’identità territoriale unica e profondamente riconoscibile. 

Eppure, accanto alle mete più famose osannate in tutto il mondo, esistono luoghi ancora tutti da esplorare, plasmati nei secoli dall’uomo ma ancor più dalla natura, che si prestano ad essere percorsi con lentezza per riscoprirne la dimensione più intima.

È il caso delle Alpi Apuane, dell’Appennino Tosco-Emiliano, delle Selve Costiere e delle Foreste Casentinesi, che offrono itinerari lenti per ogni tipo di viaggiatore. E degli antichi saperi dell’uomo, mappati dall’Unesco come luoghi ideali nati da un sistema diffuso di tradizioni e pratiche tutte da scoprire.

Dall’Appennino Tosco-Emiliano all’arte campanaria toscana


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Alba sul Monte Prado, paradiso del trekking, è la vetta più alta della Toscana © Shutterstock

Stretto nell’abbraccio di Toscana, Emilia Romagna e Liguria, l’Appennino Tosco Emiliano – inserito tra le Riserve di Biosfera MAB nel 2015 – è un territorio di eccezionale ricchezza, capace di ospitare all’interno dei suoi 500 mila ettari, circa il 70% delle specie che compongono la flora e la fauna del Paese.

Una riserva naturale d’eccezione che nel versante Toscano – esteso tra le province di Lucca e Massa Carrara – offre itinerari di grande valore storico e naturalistico: è qui, per esempio, che è possibile dedicarsi alla scoperta del Monte Prado, vero paradiso del trekking, che con i suoi 2.054 metri di altitudine rappresenta la vetta più alta della Toscana, o visitare la Pania di Corfino e le sue originali Grottacce, rocce calcaree risalenti al Triassico o ancora imbattersi in borghi storici come Castiglione della Garfagnana, sede del Castello del Leone, di alcune delle mura fortificate meglio conservate della regione.

Nel verde di Giovanni Pascoli


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Il centro storico di Castiglione di Garfagnana; in cima all’abitato il Castello del Leone © Shutterstock

Una zona verde ricca di paesaggi straordinari, biodiversità e di antiche tradizioni, come dimostra Barga, elegante cittadina nella Valle del Serchio, città d’adozione di Giovanni Pascoli e custode, oltre che di numerosi monumenti d’interesse storico, di una tradizione antichissima che le è valsa un posto tra i protagonisti di un altro importante riconoscimento UNESCO: quello dedicato all’arte campanaria (dicembre 2024).

Da secoli sede dell’Unione Campanari della Valle del Serchio, Barga è parte integrante, insieme a Sansepolcro e Lucca, del circuito toscano dell’Arte Campanaria tradizionale, un itinerario nell’itinerario che parte dall’Appennino Tosco-Emiliano per arrivare alla Valtiberina e la Lucchesia sulle orme di un’eredità sonora che si tramanda da generazioni.

Un punto di partenza (o di approdo) per ripercorrere una storia iniziata nel 1500 e ancora oggi attualissima, grazie al lavoro della Federazione Nazionale Suonatori di Campane che continua a diffondere e preservare questa antica e preziosa pratica.

Le città del tartufo 


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Volterra e il suo territorio, terra di tartufi© Shutterstock

Tra i tanti itinerari da non perdere, anche quello dedicato ai luoghi della cerca e cavatura del tartufo, pratica che nel 2021 l’UNESCO ha iscritto nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, riconoscendo non solo il valore gastronomico del prodotto, ma l’intero patrimonio di conoscenze, equilibri ambientali e legami tra uomo e animale che porta con sé. 

Il cuore di questa tradizione è San Miniato, che ogni autunno, tra le colline tra Pisa e Firenze, ospita la terza fiera di settore più importante al mondo, richiamando appassionati e buongustai da ogni parte del pianeta. Ma la geografia toscana del tartufo è ben più ampia, e si estende fino ad abbracciare altri nove borghi, ciascuno con la propria vocazione e il proprio paesaggio.

Arcidosso, ai piedi del Monte Amiata, Capolona, nel cuore dell’Aretino, Castell’Azzara, nella Maremma grossetana, Montaione e Montespertoli, tra Valdelsa e Chianti, Palaia, tra le colline della Valdera e San Giovanni d’Asso, nel cuore della Val d’Orcia, Montopoli in Valdarno e Volterra, per un itinerario che si snoda tra centri storici, boschi, colline e che prosegue a tavola, per un viaggio sensoriale alla scoperta di uno dei prodotti più rappresentativi della regione.

Sasso Fratino, il bosco secolare della Toscana


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Il foliage d’autunno nelle Foreste Casentinesi © Shutterstock

Esiste un bosco in Toscana dove i faggi hanno cinquecento anni, i tronchi caduti non vengono rimossi e l’ingresso umano è vietato per legge: è Sasso Fratino, la prima riserva naturale integrale d’Italia, istituita nel 1959 nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Nel luglio 2017 è entrata nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità come parte del sito seriale “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”.

Il modo migliore per immergersi nella sua magia è seguire un tratto del sentiero CAI 00, l’Alta Via dei Parchi, che attraversa il crinale tosco-romagnolo passando per la foresta di Campigna, a pochi passi dal perimetro della riserva integrale. Da Campigna si scende naturalmente verso i due grandi monasteri del Casentino: Il Monastero di Camaldoli, fondato nel 1012 da San Romualdo su un pianoro a 1.100 metri tra abeti e faggi e il Santuario della Verna dove San Francesco ricevette le stimmate nel 1224.

Il sentiero che collega Camaldoli alla Verna — circa 33 km attraverso prati, faggete e grotte, percorribile in una lunga giornata o spalmato su due con pernottamento in strutture convenzionate — resta uno degli itinerari meno conosciuti e più belli della Toscana.

Scendendo verso il fondovalle, il Casentino offre la base logistica con borghi come Pratovecchio Stia, Bibbiena e Poppi, il cui castello medievale, residenza per quattro secoli dei Conti Guidi, ospitò Dante in esilio nel 1310.

A cavallo sulle Selve Costiere


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Il Parco di San Rossore © Shutterstock

Dove la Toscana vira dalla collina al mare, il Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli custodisce uno dei riconoscimenti UNESCO meno conosciuti della regione. La Riserva della Biosfera MAB “Selve Costiere di Toscana“, istituita nel 2004 e ampliata nel 2016 fino a comprendere anche i Monti Pisani e il territorio agroforestale di Collesalvetti, protegge oggi oltre 43 mila ettari di dune, pinete, zone umide, boschi planiziali e macchia mediterranea, dove, a pochi chilometri dalle spiagge più frequentate, trovano ancora rifugio daini, cinghiali e numerose specie di uccelli.

Uno dei modi più affascinanti per esplorarla è in sella: all’interno della Tenuta di San Rossore, un tempo riserva di caccia dei Medici e poi dei Savoia, dove i cavalli vivono ancora allo stato semi-brado accanto agli allevamenti di mucca pisana, chianina e maremmana.

Qui trovano tutela anche rare razze equine, tra cui il Tiro Pesante Rapido e il Cavallino di Monterufoli. I centri ippici convenzionati con il Parco organizzano passeggiate guidate di diversa durata, attraversando boschi di farnia, zone umide e sistemi dunali fino alla spiaggia del Gombo, una delle aree più protette del litorale toscano. 

Infoutili

Sull sito di Visit Tuscany potrete trovare molti consigli, itinerari e idee di viaggio. Sono inoltre disponibili i suggerimenti pratici necessari per organizzare un viaggio in Toscana: informazioni su come arrivare e muoversi in Toscana, dove soggiornare e una vasta gamma di esperienze da fare in Toscana.

Testo di Alessia Cipolla |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com Latitudes Promotion

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